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Power transition in Kazakhstan: what will it bring?

On 9 June Kazakhstan has elected the new president. Kassym-Jomart Tokayev, who was acting president after Nursultan Nazarbayev’s retirement, won the elections, having become the new leader of Kazakhstan. Tokayev gained almost 71% of the vote, having left the rivals far behind. Tokayev isn’t a new person in Kazakhstan establishment: he served as Foreign affairs minister for more than 10 years and hold the position of prime minister for 3 years. Last 6 years he was the Chairman of Senate of Kazakhstan, having left this position after long-serving president Nazarbayev’s retirement and Tokayev’s succession to the presidential post.

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La Corea del Nord e le pubbliche esecuzioni

Senza giustizia, la pace rimane un’illusione”. Con queste parole, l’alto commissario per i diritti umani alle Nazioni Unite, Michelle Bachelet, ha concluso il suo discorso in un videomessaggio il 15 aprile 2019. Con queste stesse parole il Transitional Justice Working Group (TJWG), un’organizzazione non governativa di sede a Seoul, ha aperto la relazione pubblicata a giugno e intitolata “Mapping the fate of the dead killings and burials in North Korea”.

Il TJWG è stato fondato nel 2014 da sostenitori e ricercatori dei diritti umani provenienti da cinque stati diversi e, da allora, mira ad affrontare le gravi violazioni inflitte in questa fragile area della sfera giuridica soggettiva e a ottenere giustizia per le vittime utilizzando mezzi avanzati. Quest’ultima relazione segue il fil rouge che, già due anni fa con la divulgazione della mappatura dei crimini contro l’umanità in Nord Corea, l’ONG aveva inserito nella cruna dell’attenzione dei media internazionali.

Il documento è stato realizzato intervistando, nel corso di quattro anni, 610 dissidenti nordcoreani,  di età variabile, di cui l’80% di sesso femminile. Le testimonianze sono state fondamentali per  identificare i luoghi in cui vengono svolte le esecuzioni pubbliche e gli omicidi commissionati dallo stato, ma essi sono stati effettivamente rintracciabili solo grazie all’uso delle immagini satellitari geo-localizzanti i siti riferiti dagli intervistati , insieme all’applicazione della tecnologia geographic information system, un sofisticato sistema informatico che acquisisce i dati e li analizza.

I luoghi individuati sono stati divisi in tre categorie, in base all’impiego che ne viene fatto: luoghi delle esecuzioni, luoghi in cui vengono disposti i corpi, luoghi che ospitano documenti e altre informazioni relative agli omicidi.

In totale, sono stati rinvenuti 323 siti in cui sono stati perpetrati omicidi ordinati dallo stato e 318 siti di esecuzioni pubbliche, tutti riferiti da testimoni diretti. Statisticamente sono privilegiate vaste aree all’aria aperta, come letti o rive dei fiumi, colline, montagne o persino piazze di mercati, campi sportivi o scolastici. Dalle centinaia alle migliaia di persone sono costrette a partecipare alle uccisioni: l’83% degli intervistati è stato forzato ad assistere e il 53% addirittura più di una volta.

Nonostante la presenza della popolazione locale sia imposta, le agenzie statali utilizzano moderni rilevatori per assicurarsi che i cittadini non registrino né su telefoni cellulari né su videocamere, a dimostrazione della sensibilità che lo stato nutre nei confronti dell’opinione pubblica globale e della volontà di preservare a livello internazionale un’immagine il più possibile positiva sulla questione dei diritti.

Le accuse più spesso citate per la pena di morte includono, in ordine decrescente: l’omicidio o il tentato omicidio, furto di rame, traffico di esseri umani, furto di mucche o altra tipologia di bestiame e altre attività contro lo stato, come guardare la televisione sudcoreana o oltrepassare illegalmente i confini sino-coreani. Tuttavia, data l’assenza di un giusto processo nel sistema giudiziario nordcoreano, è difficile verificare la compatibilità della accuse pronunciate con gli atti effettivamente commessi. Infatti, le testimonianze riportano che, immediatamente prima dell’esecuzione pubblica, avvengono dei brevi processi dove viene pronunciata una sentenza senza giudici presenti e senza consulente legale per l’accusato, che molto spesso viene trascinato dalle autorità già in condizioni fisiche deteriorate. Sono gli ufficiali del Ministero della sicurezza popolare e, talvolta, quelli del Ministero della sicurezza statale, a pronunciare le accuse e la sentenza.

Inoltre, molte interviste hanno enfatizzato come il songbun di una persona accusata, cioè la sua posizione all’interno della società assegnato direttamente dalla Corea del Nord, possa influenzare il tipo di pena inflitta. Conseguentemente, accuse minori più facilmente possono portare alla pena di morte se il soggetto appartiene a una classe sociale inferiore. Non mancano, però, casi di ufficiali di alto livello condannati: nel 2013 Jang Song-thaek, lo zio del capo di stato Kim Jong-un, fu accusato per tradimento e ucciso.

La maggior parte delle esecuzioni avviene per fucilazione, includendo tre tiratori scelti che sparano tre colpi ciascuno al condannato. Alcuni intervistati hanno affermato che, in svariate occasioni, gli incaricati di eseguire l’omicidio sembravano essere in stato di ebbrezza per “la difficoltà emotiva che uccidere richiede”.

Sono stati registrati anche casi minori di impiccagione in tempi meno recenti.

Al 16% dei partecipanti alla ricerca è stato ucciso un familiare dal regime nordcoreano, mentre il 27% ha avuto almeno un membro della famiglia tra le vittime di ‘sparizione forzata’. Non sono infatti rari i casi di persone scomparse scambiati per omicidi, come accadde nel 2013 con la famosa cantante nordcoreana Hyon Song-wol riportata morta dai media sudcoreani e riapparsa nel 2018 come parte della delegazione della Corea del Nord alle Olimpiadi invernali di Seoul.

Riguardo la seconda tipologia di luoghi sopra indicati, i siti in cui vengono deposti i corpi sono complessivamente 25. Una delle problematiche più rilevanti riguarda l’impossibilità delle famiglie di seguire le tradizionali pratiche di sepoltura, poiché alle stesse non è concesso di riavere la salma né di conoscere il luogo di interramento. A tal proposito, l’autrice principale della relazione, Sarah A. Son, ha dichiarato: L’inabilità di accedere alle informazioni sulla posizione di un familiare ucciso dallo stato e l’impossibilità di concedergli una degna sepoltura viola sia le norme culturali che il diritto di sapere”.
A cinque anni dalla relazione della Commissione d’inchiesta sui diritti umani in  Corea del Nord redatta dalle Nazioni Unite, la responsabilità per gravi violazioni dei diritti umani rimane elusiva e, durante i vertici di alto livello tra le due Coree e gli Stati Uniti, i riferimenti su tali questioni sono stati inconcreti. Proprio per la notoria difficoltà di dialogo sulle suddette tematiche sensibili e di verifica degli effettivi accadimenti, questi studi restano vitali per continuare a monitorare e a registrare la diffusione degli abusi e dei crimini contro l’umanità.

La riforma di Hong Kong sull’estradizione polarizza i poteri mondiali

In cinese, il verbo ‘estradare’ è reso con l’espressione yǐndù, composta da due morfemi, rispettivamente con il significato di ‘guidare’ e ‘attraverso’. Alla base, conserva perciò poco del carattere autoritativo derivante dall’etimologia latina, ex-tradere, consegnare al di fuori. Si può, quindi, con lo stesso termine condannare qualcuno all’espatrio e accompagnarlo fuori da un labirinto. L’ambivalenza di un termine, oltre a porsi come linguisticamente eclettico, simboleggia lo spartiacque tra le visioni opposte sulla legge in tema di estradizione, in discussione da aprile nel Consiglio Legislativo, abbreviato solitamente in LegCo, della Regione ad amministrazione speciale di Hong Kong.

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Rete 5G: “grande balzo in avanti” per la Cambogia?

Lo scorso 28 aprile, a Pechino, la Cambogia ha siglato un memorandum d’intesa con l’azienda cinese Huawei per il futuro sviluppo del 5G nel paese. In particolare, il colosso cinese e il ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni cambogiano hanno discusso un accordo che coinvolge l’operatore telefonico Telecom Cambogia e che prevede l’aumento della velocità della rete mobile e il miglioramento della connettività digitale.

Il 2019 sarà il primo anno dello sviluppo 5G della Cambogia”, ha affermato Huawei in una nota in cui si impegna a collaborare con l’operatore telefonico per “creare un buon ecosistema per lo sviluppo delle nuove reti, e aiutare la Cambogia a diventare un pioniere del 5G nella regione ASEAN”.

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Patti chiari, amicizia lunga tra Giappone e Unione Europea

Il 25 aprile scorso si è tenuto il vertice UE-Giappone, durante il quale sono state approfondite e discusse diverse questioni, quali il commercio, la cooperazione strategica e i preparativi in vista del G20, che si terrà a fine giugno a Osaka. Il Giappone è stato rappresentato dal primo ministro Shinzō Abe e l’Europa dal presidente del Consiglio europeo Donald Tusk e dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.

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Il futuro dell’India

Narendra Modi sta concludendo il suo primo mandato di governo. In questi anni, il “guerriero nazionalista indù”, come lo si apostrofa dalle pagine del New York Times, votato a combattere i ‘nemici’ del paese, ha profondamente influenzato la politica nazionale, sotto il segno dell’accentramento del potere federale e della comunicazione politica, concentrati sulla figura del primo ministro.

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Lancang-Mekong: water governance and Chinese hegemony in the ‘Amazon’ of the East

Between April and June, in the Lancang-Mekong River Delta, 1.6 million hectares of rice fields are sowed by the Vietnamese people. This year, in spite of some preoccupations concerning droughts and saltwater intrusion in certain areas, the agricultural schedule is going to be respected, with help from the Ministry of Agriculture and Rural Development.

This sort of problems will likely augment in proportions, together with a number of related issues, due to the construction of major hydroelectric dams along the river’s main channel and its tributaries. Such facilities have already caused significant socio-ecological changes, that are bound to continue in the decades to come.

The Lancang-Mekong region extends from Tibet, in China, to southern Vietnam and encompasses parts of Myanmar and Thailand, as well as most of the territories of Laos and Cambodia. The basin is also the world’s largest inland freshwater fishery, yielding 13 times more fish each year than all of North America’s rivers and lakes combined. About 60 million people along its course rely for the majority of their protein intake on fish, which they also trade for a living. Furthermore, the area is extremely rich in terms of biodiversity and, for this reason, is often compared to the South American Amazon.

Monsoons determine the river’s hydrology, as between June and November 80% of the river’s total discharge takes place, in a phenomenon dubbed ‘flood pulse’.

According to the development experts Carl Middleton and Jeremy Allouche, by 2008 the dam storage capacity of the total flow of the river was 2%, but with hundreds of project for major and lesser dams underway, the percentage might increase tenfold by 2030.

The delicate balance of  the dry and rainy seasons has for a long time been managed by minor interventions of land and hydro-engineering, like ditches and irrigation channels. The implementation of large hydropower facilities, though, aside from the grave impact on wild fisheries that need water-corridors for migration and spawning, will highly affect sediments deposition and transfer, and therefore the fertility of vast areas, as well as their ecosystem and human livelihoods.

While, in the past, the business has been propelled by international economic institution such as the World Bank and the IMF, together with Asian development banks, the main drivers of the dam-building effort today are investment-seeking national governments, trying to develop energetic potential, and Chinese financial institutions, aiming for profits and regional hegemony. Throughout the years, however, a number of different actors emerged from civil society along the Mekong in order to protest against new dams and to raise awareness about their negative impact. Among others, the manifestations against the Xayaburi Dam and the Pak Mun Dam have been prominent examples of mobilization and captured worldwide attention.

Some governments in the area provided an early endorsement for the concerns of academics, activists, and local communities with the formation, in 1995, of the intergovernmental body of the Mekong River Commission (MRC). Yet, Myanmar and, most importantly, China did not partake, and up to this day the two countries are classified as mere ‘Dialogue Partners’. This resulted in detrimental consequences with respect to the accountability and the bearing of the MRC.

So far, Chinese companies appeared to be more concerned with profiting off their investments, than coming to terms with civil society advocates. Those investments, however, born under the sign of ‘clean’ energy development, as opposed to fossil fuels, are today much more controversial, since, on the one hand, scholars and local communities keep dealing with their externalities and, on the other, China rapidly increases its economic and geopolitical influence worldwide, striving to attain a role of leadership.

It is in this context that Beijing launched, in 2015, a parallel initiative to the MRC, under the name Lancang-Mekong Cooperation Mechanism (LMC). Surrounded by a resurgence of initiatives by other geopolitical actors, China made a move to retain control over hydropower development in mainland South-East Asia. The LMC is part of the Belt and Road Initiative, an immense infrastructural dream of geostrategic and economic expansion, backed by the Asian Infrastructure Investment Bank and brought into the world through the diplomatic enterprise of Xi Jinping’s administration.

Countries once at odds with China’s assertiveness, such as Laos and Cambodia, are slowly turning sides, as they see a flood of investments from the neighbouring superpower.

In the first summit of the LMC, held on April 28, 2016 in the Chinese city of Sanya, under the title “Share the River, Share the Future”, the co-chair Chinese Premier Li Keqiang talked of nearly 100 ‘early harvest’ projects and offered ¥10 billion in concessional loans, $10 billion in credit line,  $300 million for regional cooperation, and $200 million for operations to reduce poverty.
This renewed Chinese interest has certainly earned Xi a privileged position with respect to his geopolitical adversaries in the region, the U.S. and Japan, while somehow captivating the ASEAN with promises to conclude negotiations on the Regional Comprehensive Economic Partnership. And yet, as of today, it is still unclear whether it will also turn out to be a step forward on the sides of consultations, sustainability, and multilateralism.

La Nuova Zelanda e la questione delle armi

Di Natalie Sclippa

“[…] Non siamo immuni ai virus dell’odio, della paura, dell’altro. Non lo siamo mai stati. Ma possiamo essere la nazione che scopre la cura”. Con queste parole, Jacinda Ardern, primo ministro della Nuova Zelanda, a seguito degli attacchi del 15 marzo 2019 alle moschee di Al Noor e Lindwood, ha annunciato la messa al bando con effetto immediato della vendita di armi d’assalto nel paese, invitando anche altri stati a seguirne l’esempio.

Il massacro di Christchurch ha scosso la popolazione neozelandese, riaccendendo i riflettori su una questione delicata: il possesso di armi e il loro potenziamento illegale. Acquistare pistole e fucili in rivendite autorizzate e poi aumentarne la capacità con caricatori comprati online sono pratiche ormai diffuse in tutto il mondo, che però mettono in serio pericolo la sicurezza collettiva. L’autore delle stragi nei due luoghi di culto, un suprematista bianco di 28 anni, Brenton Tarrant, deteneva un’arma regolarmente registrata, che poi avrebbe usato per aprire il fuoco sui fedeli musulmani, riuniti per la preghiera del venerdì, uccidendo 50 persone.

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