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Si inaspriscono le condanne previste dal codice penale in Brunei

Mercoledì 3 aprile, il sultano del Brunei ha promulgato un ampliamento del Codice Penale secondo sharia, entrato in vigore nel 2014, che ha inasprito le già previste sanzioni della legge. I cambiamenti introdotti impongono, tra l’altro, la pena di morte per lapidazione e flagellazioni contro atti omosessuali e adulterio, così come l’amputazione per reati come il furto. La legge prevede, inoltre, la fustigazione pubblica come condanna nei confronti dell’aborto; viene altresì considerato reato l’esporre i bambini musulmani a credenze e pratiche diverse dall’islam.

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Elezioni in Thailandia: prova di democrazia?

Alle ore 11 italiane del 24 marzo, la Thailandia ha chiuso le urne registrando un’affluenza dell’80%. Trattasi delle prime elezioni dal colpo di stato del 2014 – quando il generale Prayuth Chan-o-cha divenne primo ministro – oltreché delle prime in accordo con la Costituzione del 2017, stilata dal Governo dell’ancora presente giunta militare.

In palio i 500 seggi del Parlamento, già dissolto dopo il golpe, scelti attraverso un nuovo sistema elettorale di tipo misto, in base al quale 350 parlamentari saranno eletti con il sistema maggioritario e 150 con quello proporzionale. Affianco alla Camera Bassa ci sarà anche il Senato, composto da 250 membri interamente designati dalle forze militari. Il primo ministro verrà infine eletto tramite il voto di entrambe le camere riunite e non, come avveniva in precedenza, solamente dalla Camera dei Rappresentanti.

Per quanto riguarda gli schieramenti politici, invece, sono due i principali fronti contrapposti: da un lato, ci sono ancora i militaristi filomonarchici che da cinque anni governano il paese, i cosiddetti ‘gialli’, ultraconservatori del Palang Pracharath Party; dall’altro, i ‘rossi’. Questi ultimi appartengono al Pheu Thai Party e sono seguaci dell’ex premier Thaksin Shinawatra, leader che fino al 2011 ha guidato l’ultimo governo civile eletto, poi esautorato ed esiliato dai militari con l’avallo del re. Mentre i primi hanno candidato nuovamente Prayuth Chan-o-cha, i secondi hanno optato per Sudarat Keyuraphan, già ministra in diversi gabinetti con Shinawatra e co-fondatrice del suo primo partito.

I partiti che hanno preso parte alla tornata elettorale in totale sono 77, tra cui è risaltato, in particolare, l’inusuale coinvolgimento attivo di un membro della famiglia reale. Nella nomina del premier, infatti, il Thai Raska Chart Party – allineato con il Partito per i thai – ha candidato la principessa Ubol Ratana, sorella maggiore del re Maha Vajiralongkorn; tale mossa è stata condannata sia dal sovrano stesso – che l’ha definita “incostituzionale” e “inappropriata”, nonché “una sfida alle tradizioni reali” – sia dalla Corte Costituzionale, che ha dunque deciso di sciogliere il partito e di impedire ai suoi dirigenti di partecipare alla politica per dieci anni. In un successivo comunicato reale, come riportato da TRT, è stato poi chiarito che “Il coinvolgimento di un membro di alto rango della famiglia reale in politica è considerato un atto che sfida le tradizioni, i costumi e la cultura della nazione, ed è pertanto considerato estremamente inappropriato”.

Tra i temi affrontati in campagna elettorale spicca quello economico, in relazione alla marcata disuguaglianza all’interno del paese. Già nello scorso dicembre, infatti, Asianews evidenziava che, secondo la società finanziaria Credit Suisse, l’1% della popolazione possiede i due terzi della ricchezza dell’intera Thailandia. Tutti i partiti hanno, dunque, cercato il consenso popolare promettendo aumenti del salario minimo.

In secondo luogo, i principali partiti si sono concentrati sulle relazioni con la Repubblica Popolare Cinese e, in particolare, sulle ricadute della Belt and Road Initiative. A tal proposito, Pechino ha da tempo progettato la costruzione di un canale nell’istmo di Kra, che taglierebbe il sud della Thailandia, creando una scorciatoia vantaggiosa tra Medio Oriente, Golfo Persico ed Europa. Tale progetto permetterebbe alla Cina di riacquistare la sua centralità geopolitica, evitando il passaggio fino a ora obbligato per il lunghissimo stretto di Malacca, che separa la Malesia da Sumatra: di fatto, l’80% delle importazioni cinesi di greggio passa ancora da lì, così come le sue esportazioni verso l’Europa.

Nello specifico, attraverso l’esile via marittima transitano in media 15,2 milioni di barili di petrolio ogni giorno il 40% dei quali cinesi – per un totale di 122.640 navi l’anno. Oltre alla caos logistico, anche i fondali troppo bassi costituiscono un problema per le imponenti petroliere, costrette a passare in quei 4 chilometri di larghezza, con profondità superiore a 21 metri, che si prestano a un elevato rischio di incidenti, pirateria e terrorismo. A vantaggio della Thailandia, invece, la costruzione del canale di Kra rafforzerebbe la sicurezza nazionale, promuovendo lo sviluppo del meridione e permettendo al paese – grazie ai finanziamenti cinesi – di inserirsi finalmente nei traffici della comunità internazionale.

Nondimeno, secondo l’indagine sul voto della Open Forum for Democracy Foundation (P-Net), i cittadini thailandesi non sarebbero stati davvero liberi di esprimere la propria opinione. La Commissione Elettorale sarebbe infatti responsabile per una serie di inadempienze, non avendo organizzando una piattaforma per il voto d’oltremare, formato a dovere i suoi membri – privi di esperienza – o predisposto degli osservatori durante la votazione per controllarne il regolare svolgimento. Secondo il P-Net, la Commissione sarebbe stataincompetente nell’organizzazione di elezioni efficienti.

Un rapporto del The Asian Network for Free Elections (ANFREL), dal titolo International Election Observation Mission, sottolinea inoltre come il processo elettorale abbia mostrato “evidenti falle democratiche”. “I cittadini sono stati liberi di votare, ma le loro scelte talmente limitate dalla manipolazione del regolamento che anche tale libertà è risultata ridotta”, come comunicato alla CNN da Thitinan Pongsudhirak, direttore dell’Institute of Security and International Studies all’Università di Chulalongkorn.

I risultati, tuttavia, non sono ancora chiari e, anzi, l’annuncio ufficiale continua a essere ritardato, alimentando così un clima di confusione già prevalente nel paese. Lo scorso lunedì sera, per esempio, Thaksin Shinawatra, dalle pagine del New York Times, ha persino accusato il governo militare di aver manipolato i sondaggi, e la Commissione Elettorale di “interferire con il lavoro di quelle che si suppone siano agenzie e istituzioni indipendenti”.

A conti fatti, al Palang Pracharath Party mancherebbero solo altri 126 voti al Parlamento per raggiungere la maggioranza assoluta nell’elezione congiunta del primo ministro (376 voti su 750), dato che l’assegnazione attuale dei seggi non sembra aver segnato un risvolto positivo a favore della democrazia. Non avendo a disposizione i 250 voti del Senato, l’eventuale coalizione del Pheu Thai dovrà ottenere il 75% dei consensi tra i deputati (376 seggi) per escludere completamente Prayuth dalla carica di premier e nominarne uno proprio. A tal fine, sarà necessario il sostegno dei numerosi altri piccoli partiti in lizza. Tuttavia, una vittoria schiacciante dell’opposizione potrebbe condizionare l’iter parlamentare e forzare il cambio di alcune norme costituzionali pro-militari, in accordo con quanto richiesto dalle opposizioni.

Come già anticipato, l’annuncio degli outcomers è stato ripetutamente ritardato e infine fissato al 29 marzo. A oggi, la Commissione ha annunciato che, preliminarmente, il Pheu Thai Party ha ottenuto il 38,57% dei voti, aggiudicandosi 135 seggi, mentre il Palang Pracharath Party può vantare il 28% dei voti, con 98 seggi. (Bangkokpost) Nei prossimi 60 giorni i risultati finali dovranno essere confermati e, di fatto, il primo ministro potrebbe non essere eletto fino alla metà di maggio.

Italy’s role in China’s Belt and Road Initiative

The Belt and Road Initiative (BRI), also known as the ‘New Silk Roads’, is an ambitious project officially announced by the Chinese Government in 2013, with the intent of improving regional cooperation and connectivity on a trans-continental scale. The initiative aims at strengthening infrastructure, trade, and investment links between China and more than 60 other countries throughout Eurasia.

A focal point in the Chinese project is the Italian support to it, as the Bel Paese became the first G7 nation to sign up for China’s Belt and Road plan: “It would have been a bit eccentric not to take part in this important infrastructure project that recalls the Silk Road, whose Italy is the natural landing place”, claimed Italy’s Prime Minister Giuseppe Conte.

Xi Jinping’s visit to Italy started from Rome on the 21st of March, where, due to his arrival, a silent army made up of thousands of men trained to face any major threat had been deployed, and ended last Sunday in Palermo, as Xi Jinping promised a strong development of the touristic sector to the city.

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La Malaysia torna sulla via della seta Mahathir conferma la partecipazione malesiana al 2° BRI Summit

Di Daniele Carli

Il 15 febbraio 2019 il presidente malaysiano Mahathir bin Mohamad ha sottoscritto la partecipazione al 2° vertice della Belt and Road Initiative (BRI) che si terrà ad aprile. Il progetto, promosso dalla Cina di Xi Jinping fin dal 2013, mira a migliorare l’interconnessione e la cooperazione tra i Paesi eurasiatici, prevedendo nello specifico il coinvolgimento della ‘Zona economica della Via della Seta’ e della ‘Via della Seta marittima del XXI secolo’.

La conferma rappresenta una svolta del governo di Kuala Lumpur rispetto al piano di investimenti e progetti stabilito da Pechino. Di fatto, durante la campagna per le elezioni politiche del 2018, Mahathir si era dimostrato critico nei confronti dell’adesione dell’ex primo ministro Najib Razak a una serie di onerose iniziative che, riteneva, avrebbero svenduto” il Paese all’egemone cinese. Per tal motivo, lo scorso gennaio il gabinetto malaysiano aveva deciso di annullare il progetto ferroviario della East Coast Rail Link (ECRL), la linea che avrebbe dovuto collegare la costa est e quella ovest del Paese.

Ciononostante, le ultime dichiarazioni del Presidente sono entrate in contraddizione con la linea precedentemente adottata e hanno invece posto l’enfasi sulla  consapevolezza del ruolo di principale partner commerciale ricoperto dalla Cina, garantendo una linea politica volta al rafforzamento dei rapporti tra i due Paesi. A tal proposito, Mahathir ha sottolineato che il veto posto su alcuni dei progetti proposti nell’ambito della BRI è stato dettato dalla necessità del Paese di ridurre il debito accumulato dal governo Najib con smodato trasporto. In particolare, oltre al sopracitato progetto ECRL, il governo ha annullato la costruzione di due gasdotti del valore di circa $2 miliardi, giudicata poco vantaggiosa per il Paese in termini di remunerazione degli investimenti. Continua a leggere

Il nuovo sistema dell’e-commerce indiano Entrano in vigore le nuove disposizioni in materia di commercio digitale

Di Rebecca Carbone

I foreign direct investments (FDIs) sono la base dello sviluppo economico indiano, in particolar modo nel fiorente settore del commercio digitale. Per questo motivo, restrizioni annunciate il 26 dicembre scorso ed entrate in vigore il 1º febbraio sono state causa di complicazioni per le piattaforme online e per i loro corrispondenti investitori stranieri, soprattutto dato l’esiguo periodo di adattamento concesso dal legislatore.

Sono due i modelli base dell’e-commerce indiano: il marketplace based model, che utilizza quale facilitatore tra il compratore e il venditore una piattaforma digitale d’informazione, cioè un sito terzo intermediario dove si realizza la compravendita, e l’inventory based model, che mette in contatto direttamente l’entità commerciale online e il consumatore. Continua a leggere

Nuova sfida per Facebook e WhatsApp 2019: anno di elezioni nel Sud Est Asiatico

Il 2019 sarà un anno importantissimo dal punto di vista politico in termini elettorali.

Andranno infatti alle urne quasi la metà dei Paesi orientali. Il dato interessante riguarda il nuovo approccio che le piattaforme social o di messaggistica istantanea dovranno adottare per prevenire la diffusione di notizie false, dato l’uso sempre più ampio di tali programmi in quest’area. 917 milioni di persone usano Facebook ogni mese nella regione dell’Asia-Pacifico, di cui 394 milioni nel Sud Est Asiatico. Continua a leggere

L’Australia rischia di non rispettare gli impegni ambientali L’ultimo rapporto dell’OECD sollecita Canberra a maggiori sforzi per ridurre le emissioni di carbonio

In Australia gennaio è stato il mese più caldo nella storia del Paese. Secondo il Bureau of Meteorology (BoM), le temperature avrebbero registrato per dieci giorni consecutivi 45° a Birdsville, mentre avrebbero sfiorato i 50° ad Augusta. La comunità scientifica è preoccupata per l’ondata di calore senza precedenti e per il suo impatto sull’ecosistema australiano, esposto ad incendi frequenti e forte siccità. Le cause sono attribuibili al cambiamento climatico, che come sottolineato nell’ultimo rapporto pubblicato lo scorso dicembre dal Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO), avrebbe portato ad un aumento delle temperature di 1° e ad un innalzamento del livello delle acque di 20 cm dal 1910. Anche il livello di acidità dei mari sarebbe salito, contribuendo alla degradazione della barriera corallina. Continua a leggere

Pakistan: nuovo presidente della Corte Suprema Il giudice che ha segnato un'epoca di attivismo giudiziale passa il testimone

Si apre una nuova era per la giustizia pakistana sotto l’egida di Asif Khan Saeed Khosa, 26° Presidente della Corte Suprema. Khosa occuperà il seggio per un periodo di 11 mesi. ha prestato giuramento venerdì 19 gennaio, di fronte alle massime cariche dello Stato, inclusi il presidente Arif Alvi e il primo ministro Imran Khan.

Dopo aver cominciato la sua carriera nel 1979 come avvocato dell’Alta Corte di Lahore, nel 1985 Khosa ha ottenuto il patrocinio di fronte alla Corte Suprema, finché, nel 2010, è stato nominato giudice della stessa.

Molti si aspettano dal nuovo Presidente un cambio di rotta rispetto al predecessore Mian Saqib Nisar. Sotto il controllo di Nisar, la Corte Suprema si è infatti distinta per un’importante serie di interventi mirati a stanare ed estirpare ogni forma di corruzione insinuatasi all’interno delle istituzioni più importanti del Paese. Il risultato più rilevante di questa politica risale al luglio del 2017, quando il primo ministro Nawaz Sharif fu rimosso dal suo incarico in seguito allo scandalo Panama Papers.

Lo scorso ottobre, un altro caso di attivismo giudiziale ha fatto notizia: la Corte Suprema ha deciso di assolvere Asia Bibi, la giovane donna cristiana condannata a morte per l’accusa di blasfemia contro il profeta Maometto.

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