Segretario                                 logo                                 Folco

Home     Redazione     Msoi Torino     Archivio



Medio Oriente: 7 giorni in 300 parole

BAHREIN

1 dicembre. Si è tenuto il secondo turno delle elezioni municipali e parlamentari per eleggere 31 membri del Consiglio dei Rappresentanti e 23 dei consigli municipali. Durante il primo turno, infatti, svoltosi il 24 novembre, erano stati eletti solo 9 parlamentari su 40 e 7 membri dei municipi su 30.

2 dicembre. Secondo i risultati, sarebbero state elette 6 donne, dato storico per il Paese. Continua a leggere

Hezbollah espande i suoi confini Il partito iranico sempre più forte in Libano

È di questi giorni la notizia che letensioni fra Iran e Israele si sono intensificate a causa di alcuni tunnel che Hezbollah avrebbe costruito nel sud del Libano per attaccare lo stato ebraico. Nonostante non ci siano le prove, negli ultimi tempi la posizione iraniana si è aggravata: le sanzioni e le questioni diplomatiche con gli Stati Uniti hanno portato Hezbollah ad affrontare un inevitabile freno alle loro attività e, di conseguenza, la necessità di spostare i propri obiettivi e le proprie strategie al di là dei confini iraniani.

Continua a leggere

I figli dimenticati di Daesh I minori orfani del sedicente Stato Islamico costituiscono una vera e propria "bomba a orologeria"

Mentre si parla del futuro dell’Iraq e della Siria e si analizzano le conseguenze a breve e lungo termine del conflitto che per anni ha visto (e che, in realtà, continua a vedere) l’autoproclamatosi Stato Islamico come protagonista, gli orfani dei militanti di Daesh pagano in silenzio le conseguenze delle azioni dei loro padri.

Si stima che siano circa 2.500 i bambini che ancora vivono in orfanotrofi e campi di rifugiati in Iraq e Siria. Tra i “figli di Daesh” vi è chi è stato rapito dai militanti dello Stato Islamico per combattere e compiere attacchi suicidi, chi è entrato nella rete terrorista perché i genitori erano dei combattenti, e chi è nato proprio durante gli anni della guerra. Molto spesso, i bambini sono il frutto della violenza dei miliziani, e per le madri che li accompagnano il ritorno a casa è impossibile. Queste donne, infatti, non vengono riaccettate dai loro mariti, o viene loro imposto di abbandonare il figlio avuto durante la prigionia.

Continua a leggere

Medio Oriente: 7 giorni in 300 parole

IRAN

25 novembre. Un sisma di magnitudo 6,3 della scala Richter ha colpito la provincia iraniana di Kermanshah. Si ritiene che l’epicentro fosse nei pressi di Sarpol-e Zahab. Il governatore della provincia, Hushang Bazvand, ha reso noto l’evento: il numero dei è deceduti, pari a 170, e il numero dei feriti, a 70. La provincia non è nuova a questo tipo di eventi, poiché solo un anno fa, un altro terremoto di magnitudo 7,3 ha ucciso 620 persone. Le onde del sisma sono state avvertite in ben 8 province iraniane e ha provocato feriti, nonché l’interruzione dell’erogazione di energia elettrica.

Continua a leggere

Il caso Hedges e la solitudine degli accademici Le relazioni diplomatiche tra Regno Unito ed Emirati Arabi potrebbero non essere più le stesse

Alle finestre di qualche municipio, su qualche terrazza, sventolano ancora le bandiere gialle di Amnesty che chiamano a gran voce la verità per Giulio Regeni. Una ferita ancora aperta per noi italiani, che ad oggi non sappiamo davvero cosa sia successo a Giulio, solo tra le strade del Cairo.

Gli accademici del mondo, determinati a servire la conoscenza, si muovono senza paura in contesti che molto spesso li portano a rischiare la vita. Una storia più a lieto fine della nostra è però quella di Matthew Hedges, dottorando alla Durham University, che ha potuto finalmente riabbracciare la moglie nei giorni scorsi. Continua a leggere

L’esercizio democratico (o)stentato Secondo la monarchia bahrenita le elezioni sono state un successo: è veramente così?

Il 24 novembre scorso si sono tenute in Bahrein, Paese governato da una monarchia costituzionale, le elezioni parlamentari per l’assegnazione di 40 degli 80 seggi totali (il 50% sono assegnati dal re): 293 i candidati (mai così tanti dal 2002), e più di 350 mila gli aventi diritto al voto (50 mila in più rispetto all’ultima tornata elettorale). Ma non si può misurare da queste cifre e da quelle di un’affluenza record, sbandierate dal Bahrein all’opinione pubblica internazionale, la democrazia di un Paese nel quale la popolazione sciita è per la maggior parte esclusa dalla vita politica e l’opposizione al governo è stata prima indebolita e poi estromessa. Continua a leggere

Salih in visita a Teheran Discussi gli accordi commerciali nonostante le sanzioni

Sabato 17 novembre il presidente iracheno Barham Salih si è recato per la prima volta in visita ufficiale in Iran, dove ha incontrato il suo omologo, il presidente Hassan Rouhani.

Durante l’incontro, i due leader avrebbero discusso principalmente di questioni economiche, soprattutto concernenti il commercio di energia elettrica e il petrolio, sino ad annunciare la creazione in futuro di un’area di libero scambio sul confine tra i due Paesi.

Inoltre, si sarebbe parlato di incrementare la cooperazione e favorire gli scambi commerciali, potenziando i collegamenti ferroviari. Continua a leggere

#insideoutabaya: la protesta delle donne saudite Nuove proteste contro l’obbligo di indossare il velo in pubblico

In una Arabia Saudita in cui sembra che, sul piano dei diritti, qualcosa si stia muovendo, ancora una volta le grandi protagoniste del cambiamento sono le donne, costrette da una cultura e una società che impedisce loro di esprimersi in piena libertà e sicurezza.

È un corso storico che attraversa i secoli quello dei diritti delle donne: ovunque si guardi, nella storia di qualsivoglia Paese del mondo, c’è stato un momento in cui donne coraggiose hanno deciso di volere qualcosa di più, qualcosa di certo, qualcosa che le rendesse esseri umani prima che donne.

A piccoli, anzi, microscopici passi (come è normale che sia per ogni cambiamento sociale che si rispetti), anche l’Arabia Saudita sembra volersi modernizzare, da più punti di vista. Continua a leggere

Medio Oriente: 7 giorni in 300 parole

ARABIA SAUDITA

21 novembre. Il ministro degli Esteri Adel al-Jubeir ha dichiarato che il principe Mohammed bin Salman rappresenterebbe la “linea rossa” che il popolo dell’Arabia Saudita non è disposto a superare. Le sue dichiarazioni si riferiscono al caso Khashoggi, dopo che il Congresso degli Stati Uniti ha richiesto l’apertura di un’indagine sulla responsabilità del Principe nell’assassinio del giornalista. Secondo Adel al-Jubeir, Mohammed bin Salman non avrebbe alcuna responsabilità nel caso e ha assicurato che i colpevoli verranno puniti.

IRAN

20 novembre. Teheran ha chiesto a Bruxelles di accelerare il processo che porterebbe a un rafforzamento dei legami economici con l’Iran, nonostante le sanzioni imposte dagli Stati Uniti. Infatti, secondo Bahram Ghasemi, portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, “i Paesi dell’Unione Europea stanno procedendo troppo lentamente, anche se è chiaro che siano decisi a mantenere l’accordo sul nucleare”.

Continua a leggere

Conferenza di Palermo: un passo avanti per la Libia? Nessuna dichiarazione finale scritta, ma nonostante le difficoltà ci sono impegni per il futuro

Si è tenuta tra il 12 e il 13 novembre a Palermo la Conferenza internazionale per la Libia. Se da un lato hanno fatto rumore le assenze di grandi protagonisti, come Trump, Putin, Markel e Macron, dall’altro è significativo l’incontro avvenuto, non senza difficoltà, tra il generale Khalifa Haftar e il presidente del governo di unità nazionale Fayez al Sarraj. Passa inevitabilmente dai due leader e dall’ONU il tortuoso percorso per una riconciliazione nazionale libica, dopo che è ormai fallito l’utopico progetto della Conferenza di Parigi (maggio 2018), che pianificava le elezioni nel Paese a dicembre.

A rivelarsi vincente è stata la strategia italiana di allargare il tavolo delle trattative anche a potenze interessate da vicino come Algeria, Tunisia, Turchia ed Egitto. È soprattutto grazie alla mediazione del capo di Stato egiziano al Sisi (particolarmente influente sulla Libia) che si è scongiurata la completa disertazione di Haftar. Il generale ha sì partecipato solo parzialmente e si è allontanato anzitempo, ma la stretta di mano con al Sarraj è significativa, tanto quanto il riconoscimento internazionale da lui guadagnato. Tra i soddisfatti, oltre a un’Italia che torna quindi a ritagliarsi un ruolo centrale nella questione libica a discapito di Parigi, ci sono gli inviati ONU Ghassan Salamé e Stephanie Williams: la ripresa economica avverrà infatti anche grazie alla re-istituzione di una banca centrale unica secondo il loro piano. Per l’ONU l’obiettivo finale successivo alla ripresa economica (e a un disarmo delle milizie) rimangono le elezioni, rimandate alla primavera del 2019; fino ad allora in Libia dovrebbe permanere una tregua. Continua a leggere