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Speciale Tematico: Gli effetti della Brexit nel mondo

Di Desideria Benini e Gabriele Fonda

La decisione del popolo britannico di uscire dall’Unione Europea ha gettato il Regno Unito nel caos e nell’incertezza. Mentre scriviamo queste righe, non si sa ancora se l’ultimo atto del processo avviato il 29 marzo 2017 dovrà svolgersi nell’arco della settimana o se l’UE accoglierà un’ulteriore richiesta di rinvio avanzata da May, spostando la data a ridosso delle prossime elezioni europee. Certamente, però, a prescindere dall’esito finale delle trattative – no-deal, soft o hard Brexit è indubbio che questo evento stia producendo un’eco di risonanza planetaria.

Lontana dall’essere una questione unicamente europea, il subbuglio della Brexit raggiunge, in primis, gli Stati Uniti, partner commerciali d’eccezione per l’isola di sua maestà, con un export di beni e servizi che, secondo la Camera di Commercio Americana presso l’UE, ammontava, nel 2015, a $123,5 miliardi, con investimenti finanziari del valore di ben $593 miliardi.

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La gioventù africana e il #fridaysforfuture

Venerdì 15 marzo scorso, i giovani di tutto il mondo, dall’Italia alla Cina, dalla Norvegia fino all’Argentina, hanno scioperato per il pianeta Terra. La gioventù globale, che sembra non fidarsi più delle classi politiche e delle loro promesse per la salvaguardia dell’ambiente, si è mobilitata per affermare la volontà di cambiare il futuro.

Per diversi giorni, sui media di tutto il mondo, si sono susseguite interviste a studenti che denunciavano una situazione ambientale divenuta insostenibile: “Non voglio vivere in un mondo con un riscaldamento globale che supera i 3° C ha dichiarato un ragazzo intervistato dal quotidiano francese Le Monde.

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La Brexit alla prova del mercato energetico

Il settore energetico sarà uno tra i più influenzati dalla Brexit: il Regno Unito ha un fortissimo bisogno di investimenti, in particolare per rinnovare il suo parco di centrali elettriche e sviluppare interconnessioni con il continente. Non possono però che sollevarsi dubbi su chi potrebbe accettare di immobilizzare tali somme per decenni, nel contesto di incertezza politica, normativa ed economica creato dalla Brexit. L’uscita dall’UE, per giunta, priverà il Regno Unito del finanziamento della Banca europea per gli investimenti (7 miliardi di euro immessi annualmente nell’economia britannica, metà dei quali nel settore dell’energia). In caso di mancata adesione allo Spazio economico europeo, infine, andrebbe perso anche il sostegno economico che questo concede a progetti di interesse comune.

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3 voti in 3 giorni: Brexit verso il rinvio

L’agenda parlamentare è stata fissata: il 26 febbraio scorso, la premier britannica Theresa May ha annunciato alla Camera dei Comuni che, qualora martedì 12 marzo il Parlamento non approvasse il suo accordo con Bruxelles, già bocciato in precedenza, il giorno successivo verrà chiamato a votare sull’ipotesi di un ‘no-deal’. Se anche tale mozione cadesse in aula, il 14 marzo si terrà un terzo voto sulla possibilità di chiedere all’Unione Europea una “proroga breve e limitata”, rinviando quindi l’uscita prevista per il 29 marzo.

Questa ipotesi ha suscitato ampio ottimismo nei mercati valutari, come dimostrato dalla rimonta della sterlina: la moneta britannica è volata ai massimi sull’euro da 10 mesi a questa parte, mostrando come gli operatori economici guardino con favore a un ipotetico rinvio, che si rivela sempre più probabile al fine di scongiurare il caos di una Brexit senza accordo.

Infatti, come hanno affermato il presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron, e la cancelliera tedesca Angela Merkel, Francia e Germania sarebbero disponibili a concedere più tempo alla Gran Bretagna. In seguito ad un incontro tra i due leader all’Eliseo, entrambi hanno affermato: “L’accordo di ritiro della Gran Bretagna dall’Unione Europea non può essere rinegoziato”; tuttavia, “se i britannici vogliono più tempo, si potrebbe esaminare una richiesta di proroga”. Il punto su cui ha principalmente richiamato l’attenzione la Cancelliera è stata la necessità pressante di ottenere “un’uscita ordinata dall’UE”.

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Il fragile equilibrio spagnolo Dopo la bocciatura del bilancio, la Spagna si prepara a elezioni anticipate

Il 13 febbraio scorso, il Parlamento spagnolo, chiamato a votare il bilancio proposto dal governo di Pedro Sanchez, ha bocciato la manovra finanziaria, gettando nel caos la già fragile struttura politica del Paese. Il PSOE, partito di provenienza dell’attuale Capo di Governo, ad oggi detiene 84 dei 350 seggi del Parlamento e nonostante il lavoro estenuante del Primo Ministro per l’approvazione della manovra, il risultato è stato una sonora sconfitta. Continua a leggere

L’anacronismo della regola dell’unanimità Verso un processo decisionale più moderno

Il 15 gennaio 2019 la Commissione europea ha presentato una Comunicazione dal titolo Towards a more efficient and democratic decision making in EU tax policy, con la quale ha inteso avviare un dibattito sulla transizione, progressiva e mirata, dal voto all’unanimità verso il voto a maggioranza qualificata e sul ricorso alla procedura legislativa ordinaria in taluni settori della politica fiscale dell’UE. Continua a leggere

The Aachen Treaty and its implications for the future of Europe The treaty signed on January 22nd envisage close Franco-German cooperation, but it also reveals a new approach towards the EU

The relationship between France and Germany is one of the elements that affected European history the most, both in negative and positive terms. Indeed, when these countries were archenemies, Europe lived its darkest moments with the two World Wars, including these tensions among their primary causes, while their peaceful cooperation marked an era of prosperity culminated with the creation of the EU, which is often depicted as guided by the Franco-German engine.

The Aachen Treaty signed in January perfectly fit in the latter dimension, but what does it contain? And which are the possible implications for the future of the Old Continent? Continua a leggere

La Sea Watch 3 sbarca a Catania “Siamo contenti, è finito il calvario”, esulta con un tweet l’ONG

Di Diletta Sveva Tamagnone

Si è concluso, tra abbracci e strette di mano, lo sbarco nel porto di Catania dei 47 migranti soccorsi nel Mar Mediterraneo dalla Sea Watch 3 dopo che la nave era rimasta bloccata per dodici giorni alla fonda di Siracusa. Tra i passeggeri sono presenti 15 minorenni non accompagnati che verranno condotti in un’unica struttura a Catania che aderisce al Fondo Asilo migrazione e integrazione (Fami) del Ministero dell’Interno, e saranno dotati ciascuno di un tutore legale. La Corte europea dei diritti dell’uomo, infatti, ha riconosciuto la centralità della figura del tutore per i minori stranieri non accompagnati presenti sulla nave. “È attraverso il tutore – afferma l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, Filomena Albano – che possono essere esercitati tutti i diritti dei ragazzi arrivati soli nel nostro Paese. Continua a leggere