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Dopo il tracollo in Borsa e la crisi di fatturato, Apple guarda oltre l’iPhone Il 2019 si preannuncia in salita per il gigante di Cupertino

Il significativo calo del fatturato, relativo all’ultimo trimestre del 2018, rappresenta solo una delle molteplici fonti di preoccupazione per i vertici della ‘regina’ della Silicon Valley.

Il crollo verticale del titolo Apple alla borsa di Wall Street registrato il 3 gennaio scorso, infatti, testimonia ancor più nettamente il periodo di crisi senza precedenti che l’azienda statunitense sta attraversando. Basti pensare che, per ritrovare azioni Apple dal valore di 142,19 dollari l’una, come la settimana scorsa, bisogna riportare il calendario a marzo del 2016, quando il valore del titolo sfiorò i 143 dollari ad azione. Continua a leggere

India vs Cina: l’ora del sorpasso? Nel 2019 l’India potrebbe affermarsi come prima potenza economica asiatica

Per tutti noi, quando un anno volge al termine, è sempre tempo di bilanci e resoconti finali, da cui scaturiscono inevitabilmente previsioni su quello che il futuro potrà riservare. Nel caso dell’Asia, il cambiamento che l’anno venturo potrebbe portare con sé è uno spostamento geoeconomico, e quindi geopolitico, molto rilevante: l’India si prepara a diventare la prima potenza economica in via di sviluppo del continente.

Infatti, nel 2018, per la prima volta, l’India ha attratto più investimenti diretti nelle sue imprese rispetto alla Cina: 39,5 miliardi di dollari contro i 32,8 della Cina, secondo quanto riferito dalla società britannica di analisi finanziarie Dealogic.

Questo dato può essere visto da una duplice prospettiva. Da un lato, denota l’ottimo rendimento dell’economia indiana, che, non a caso, già nel 2016 era stata definita dal FMI come un “punto luminoso” nella debole economia globale, dopo la crescita del 7,5% fatta registrare al termine di quell’anno. Continua a leggere

Rosso Natale a Wall Street I mercati crollano alla Vigilia di Natale, additata la FED da Donald Trump

Il 24 dicembre è stata una Vigilia di Natale tra le più nere che Wall Street abbia avuto il dispiacere di affrontare. Tutti gli indici e, in particolare, quelli maggiormente legati ai colossi dell’innovazione tecnologica si sono trovati davanti a perdite milionarie, inducendo gli analisti di mezzo mondo a presagire il temuto ‘shutdown’. E shutdown, a ben vedere, è stato davvero.

In questo contesto, com’era prevedibile accadesse, non sono mancate le accuse reciproche: sul banco degli imputati, da una parte, la Federal Reserve, accusata dal presidente Trump di ‘pazzia’ per aver rivisto al rialzo i tassi d’interesse in un momento di recessione globale e di grande sofferenza dei mercati mondiali; dall’altra, lo stesso presidente statunitense, additato da più parti per aver scatenato, con le proprie dichiarazioni, il panico tra gli investitori.

Non è bastato l’impegno del Segretario di Stato per ricondurre alla normalità la situazione. Nonostante i fitti contatti intrapresi fin dalla mattinata del 24 con le maggiori banche statunitensi, è stato possibile soltanto tamponare le ingenti perdite borsistiche. Continua a leggere

Gas naturale liquefatto: la Russia lancia la sfida agli USA “Yamal LNG”, il nuovo impianto della russa Novatek, è entrato a pieno regime

È indubbio che, sin dalla fine del secolo scorso, la Federazione Russa detenga saldamente il primato nella produzione e nell’esportazione di gas naturale, che costituisce ancora oggi uno dei combustibili fossili più impiegati, non soltanto nel settore secondario. La posizione dominante del Paese eurasiatico nel mercato del gas naturale, tuttavia, non è merito soltanto delle ingenti riserve del suo sottosuolo. Continua a leggere

Le conseguenze economiche del cambiamento climatico Le calamità naturali minacciano lo sviluppo economico africano

Di Vittoria Beatrice Giovine

Negli ultimi decenni, si è discusso a lungo circa gli effetti del riscaldamento globale e delle precauzioni da adottare per ridurre sia l’inquinamento sia le emissioni di gas serra dovute all’utilizzo di combustibili fossili, giungendo con l’Accordo di Parigi sul clima a definire un preciso piano d’azione per prevenire il peggioramento delle condizioni climatiche. Continua a leggere

POP UP: Pro e contro della strategia di commercio al dettaglio Aprono e chiudono a tempo di record: non si arresta la moda dei negozi temporanei

Spuntano all’improvviso e, dopo qualche giorno, settimana, o al massimo alcuni mesi, scompaiono. Così come hanno aperto, con pochissimo preavviso, i negozi pop up abbassano le serrande. Magari, per rialzarle in un’altra città, in un altro Paese o chiudendo definitivamente i battenti. Pubblicizzata e caratterizzata da un’importante risonanza mediatica, questa nuova strategia commerciale esaurisce la propria energia attrattiva in poco tempo. Nel corso della vita di ciascun punto vendita temporaneo, però, nessuna opportunità di profitto viene sprecata. Sono, infatti, innumerevoli i vantaggi che marchi più o meno conosciuti hanno ritenuto meritevoli di attenzione e valutazione.

La caratteristica che, forse, prima di tutte viene considerata è strettamente legata alla gestione economica e finanziaria dell’azienda. I punti vendita pop up consentono, infatti, di abbattere i numerosi costi fissi dovuti ai canoni d’affitto. Nell’ottica, invece, di mercato, i prezzi offerti sono inferiori rispetto a quelli riconducibili ai negozi ‘tradizionali’, attraendo buona parte della domanda. Continua a leggere

Odissea Brexit Oltremanica, il dibattito sulla Brexit si prepara a ulteriori sviluppi

Ancora cambio di rotta sulla Brexit. Almeno stando a quanto accaduto alla Camera dei Comuni nei giorni scorsi, quando è stato approvato un emendamento che rappresenta una nuova spallata al governo conservatore. Il testo, promosso dal dissidente tory Dominic Grieve con il sostegno dell’opposizione laburista, prevede che, in caso di bocciatura dell’intesa presentata dalla premier Theresa May, l’accordo con l’UE passi nelle mani del Parlamento, attribuendogli potere di veto su qualunque opzione successiva.

Queste opzioni, in realtà, si aprirebbero in caso di bocciatura l’11 dicembre prossimo, data in cui il Parlamento di Westminster dovrà pronunciarsi sulla bontà dell’accordo siglato dalla premier britannica con l’Unione Europea, accordo che finora pare scontentare tutti, da destra a sinistra. Ma, più di tutti, un alleato chiave, il Partito Unionista Irlandese, il DUP, indispensabile al governo per avere una maggioranza. Continua a leggere

Suicidio europeo L’UE boccia la manovra e sanziona l’Italia

Tanto tuonò che piovve. Il 21 novembre la Commissione Europea ha bocciato la ‘manovra del popolo’. Decisione ampiamente prevista da tutti i commentatori politici, ma non per questo meno straordinaria.

Innanzitutto, bisogna capire perché tutti i commentatori avevano ampiamente previsto la bocciatura e poi occorre chiarire gli effetti economici ed extraeconomici di questa bocciatura. La Commissione ha giustificato l’applicazione della misura, per la prima volta nella storia dell’UE, in ragione di “una deviazione particolarmente grave dagli impegni presi dal governo precedente”, a cui invece era stata concessa flessibilità sui numeri di deficit e debito. Continua a leggere

La BCE considera la fine del quantitative easing La cessazione del QE prevista per dicembre potrebbe avere significative ripercussioni sull’acquisto dei titoli di Stato europei

Di Vittoria Beatrice Giovine

La decisione di porre un termine alla politica monetaria espansiva, adottata nel marzo 2015, sembrerebbe esser stata nuovamente messa in discussione da parte della Banca Centrale Europea.

Se, dalla sua data d’avvio sino al settembre scorso, il Quantitative Easing (QE) ha portato la BCE a impegnare tra i 30 e i 60 miliardi di euro mensili nell’acquisto di titoli di Stato e asset finanziari, è anche vero che, secondo i piani originari, la fine del QE dovrebbe sopraggiungere per dicembre 2018. Attraverso un sistema di ‘smantellamento progressivo’, la somma spesa dalla BCE dovrebbe essere ridotta a 15 miliardi mensili a partire da ottobre, per poi essere del tutto azzerata entro gennaio 2019. Continua a leggere

TAV: una storia lunga quasi quaranta anni Tornano accesi i toni sulla realizzazione della linea ad Alta Velocità Torino-Lione

Era il 1990 quando, per la prima volta, la Società Nazionale dei Trasporti Ferroviari Francesi (SNCF) pubblicò una nota in cui, congiuntamente alle parole del presidente François Mitterrand, auspicava la realizzazione di una nuova linea di collegamento fra Italia e Francia. Nel corso di questi di 28 anni, si è potuto assistere a quattro accordi internazionali tra i due Paesi, marce di protesta, manifestazioni, scontri, processi e condanne, ma – di fatto – la sua costruzione non è ancora iniziata.

Nell’idea originale, la tratta internazionale dell’Alta Velocità Torino-Lione è rappresentata dai 57 chilometri di tunnel di base del Moncenisio, a doppia canna, e dalle due stazioni internazionali di Susa e di Saint-Jean-de-Maurienne, per una lunghezza complessiva dell’opera, destinata al trasporto di merci e persone, di 65 chilometri. La linea, quindi, è per l’89% in galleria: dei 57 chilometri, 45 sono in territorio francese, 12,5 sul versante italiano. Continua a leggere