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La difficile situazione del mercato finanziario turco

È grave la situazione della Turchia. A partire dal terzo e quarto trimestre dello scorso anno, l’economia del paese si trova a attraversare un periodo di recessione accompagnato da un alto livello d’inflazione. Solo nel mese di febbraio i prezzi per i consumatori sono arrivati a essere superiori di circa il 20% rispetto all’anno precedente e, per far fronte al problema, la Banca centrale turca ha provveduto ad alzare i tassi d’interesse, nonostante la contrarietà del presidente Recep Tayyip Erdoğan.

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Il sogno cinese

La Belt and Road Iniziative (BRI) è stata uno dei temi più dibattuti delle ultime settimane, con schieramenti di favorevoli e scettici contrapposti, sia a livello nazionale sia internazionale. Prima di analizzare nello specifico il Memorandum of Understanding (MoU) tra Italia e Repubblica Popolare Cinese (RPC), occorre partire da un rapido excursus sulla sua essenza.

Il progetto, nato sotto il nome di One Belt One Road e proposto per la prima volta a Pechino nel 2013, mira a fondere gli ambiti economico, geostrategico e culturale. Il potente segretario del Partito Comunista Cinese e presidente cinese Xi Jinping lo ha definito ’il sogno cinese’, formula che, nella sostanza, potremmo tradurre con ’globalizzazione cinese’.

Difatti, nella sua accezione ’internazionale’ – BRI – si traduce in un mastodontico progetto infrastrutturale multivettoriale (porti-aeroporti-ferrovie) che, nei progetti del suo principale ideatore, Xi Jinping in persona, dovrebbe fungere da volano sia per rilanciare l’economia nazionale e gli scambi commerciali con i paesi eurasiatici, sia per dare nuova linfa alla politica estera cinese, tanto rilevante agli occhi del Governo da inserirlo nella stessa Costituzione cinese.

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La Norvegia disinveste dagli idrocarburi e guarda al futuro

Nell’ambito europeo, i paesi scandinavi rappresentano validi modelli di crescita economica sostenibile. Tuttavia, a differenza delle vicine repubbliche di Danimarca e di Svezia, la Norvegia ha potuto beneficiare, nel corso degli anni, delle ingenti riserve petrolifere al largo delle proprie coste, per dare vita a uno tra i maggiori fondi sovrani al mondo.

Infatti, analogamente a numerose economie avanzate o esportatrici di materie prime, come la Cina e gli Emirati Arabi Uniti, il fondo sovrano costituisce per lo stato norvegese uno speciale strumento di investimento per mettere a frutto i proventi dell’attività economica locale in ulteriori strumenti finanziari, come azioni, obbligazioni e beni patrimoniali, in tutto il mondo, al fine di sovvenzionare lautamente la spesa pubblica a beneficio dei poco più di cinque milioni di abitanti che popolano la nazione.

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PAC: verso una smart agriculture Slitta la definizione della nuova politica agricola comune, ma il problema rimane urgente

Mentre in Italia tutte le prime pagine dei quotidiani nazionali vengono da settimane occupate dalla protesta dei pastori sardi, il tema dell’agricoltura tiene banco anche sui tavoli del Parlamento Europeo. Sono di pochi giorni fa, infatti, le parole di Paolo De Castro, vicepresidente della Commissione agricoltura del Parlamento Europeo, secondo cui: “il Parlamento UE non ipotecherà la riforma della politica agricola comune post-2020, lasciando le mani libere alla futura Commissione e Parlamento europei”, definendo la posta in gioco troppo elevata e i tempi troppo stretti per trovare soluzioni condivise sul nuovo modello presentato.

I fatti in questione risalgono allo scorso 1° giugno, quando il commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale Phil Hogan ha presentato le nuove proposte legislative in merito allo sviluppo futuro della politica agricola comunitaria (PAC) adottata dall’UE. Decisione, questa, non da poco, dato che la PAC impegna già oggi il 39% del bilancio europeo.

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L’intesa Bruxelles-Tokyo contro il protezionismo La nascita dell’area di libero scambio nippo-europea inaugura il nuovo corso dei trattati commerciali

“L’Europa e il Giappone inviano al mondo un messaggio riguardo al futuro del commercio equo e aperto”, ha asserito il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker a seguito della firma dell’Economic Partnership Agreement tra i Paesi dell’UE e il Giappone. L’EPA, entrato in vigore lo scorso 1° febbraio, è il risultato di complesse negoziazioni che si sono protratte dal 2013 a oggi e vanta un vero e proprio primato, essendo il più grande accordo commerciale mai negoziato dal Vecchio Continente.

In risposta all’atteggiamento protezionistico adottato da Cina e Stati Uniti, l’intesa ricercata dal primo ministro nipponico Abe insieme a Tusk e Juncker si propone di creare la più vasta area di libero scambio al mondo: coinvolgendo 635 milioni di persone e rappresentando circa un terzo del PIL mondiale, l’EPA mira a garantire ai consumatori una maggior varietà di scelta e a prezzi più contenuti, nonché a creare nuove opportunità per le imprese.

Le aziende europee, che finora hanno esportato in territorio giapponese €58 miliardi in beni e €28 miliardi in servizi ogni anno, saranno così in grado di risparmiare sui dazi €1 miliardo l’anno, grazie all’abbattimento delle barriere commerciali e all’istituzione di un insieme di regole per il commercio globale in linea con gli elevati standard e i valori condivisi dalle parti contraenti. L’abolizione dei dazi doganali permetterà al Giappone di rimuovere le tariffe che gravano su circa il 97% dei beni importati dall’UE, mentre le restanti saranno soggette a una parziale liberalizzazione o ad altre riduzioni. Continua a leggere

La Commissione Europea respinge la fusione Alstom-Siemens Il verdetto di Bruxelles ha lasciato l’amaro in bocca anche ai governi di Parigi e Berlino

Le indiscrezioni e le successive trattative di una fusione tra il gruppo transalpino Alstom, che produce i noti TGV francesi, e Siemens, che ha rivoluzionato la mobilità su ferro tedesca, si sono protratte dal settembre del 2017 sino al 6 Febbraio scorso, quando la Commissione europea, per mezzo di un comunicato stampa, ha formalmente posto il veto sull’operazione, fugando così ogni dubbio sulla sua fattibilitá.
La novità della fusione, infatti, qualora avesse avuto successo, avrebbe permesso di riunire i due maggiori fornitori di soluzioni di materiale rotabile e di segnalamento ferroviario all’interno dello spazio economico europeo non solo in termini di attività combinate, ma anche in termini di impronta geografica delle loro attività. In questo modo, sarebbe sorto un vero e proprio colosso europeo del trasporto ferroviario, capace di offrire soluzioni innovative per i binari del Vecchio Continente e non solo.
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Due anni di Trump: come stanno gli USA? Fra crescita e guerre commerciali, un’analisi economica del primo biennio del tycoon

20 gennaio 2017: alla Casa Bianca è l’Inauguration Day, che celebra e ufficializza la nomina di Donald J. Trump a 45° Presidente degli Stati Uniti d’America. Un’elezione, quella del tycoon newyorkese, avvenuta su uno sfondo economico-sociale di scarsa crescita, di salari reali fermi da anni e crescenti diseguaglianze economiche, su cui lo stesso Trump ha fatto leva durante la campagna elettorale per attirare le preferenze degli scontenti della middle-class statunitense.

I due anni appena trascorsi, facilmente collocabili sotto un’ideologia isolazionista ed economicamente protezionista, ricchi di decisioni estreme e tweet non convenzionali, non possono essere definiti ‘pacifici’ nemmeno internamente alla stessa amministrazione: secondo le stime della Brookings Institution, tra i principali consiglieri di Trump, il turnover è stato del 65%, con 13 membri del Gabinetto sostituiti (in confronto, erano stati sette con Obama).

La politica economica applicata è stata quella classica Repubblicana, centrata su tagli fiscali che privilegino le imprese (dal 35% al 21% l’imposta sugli utili) e redditi più alti. Infatti, tra le prime iniziative di Trump c’è stata la riforma fiscale nota come Tax Cuts and Jobs Act del 2017: i tagli hanno sostenuto gli investimenti delle imprese e determinato una crescita su livelli mai visti dal 2014, sopra il 4% del PIL nel secondo trimestre 2018. Ciò ha contribuito a migliorare le condizioni del mercato occupazionale: per la prima volta da 20 anni sono più i nuovi posti di lavoro che i disoccupati, ora sotto il 4% della forza lavoro, dato reso ancor più solido dal recupero dei salari, +3,2%. Infine, la Borsa di New York ha indici superiori del 30% rispetto al 2017. Continua a leggere

L’era gialloverde I due provvedimenti, che coinvolgeranno più di 5 milioni di cittadini, divengono legge

Comincia l’era del Reddito di Cittadinanza e di Quota 100. Dopo numerosi confronti, tensioni e ritorsioni, i due provvedimenti cardine delle forze di governo, rispettivamente Movimento 5 Stelle e Lega, dal 17 gennaio sono infine leggi dello Stato.

Esaminiamo innanzitutto il provvedimento più complesso, il Reddito di Cittadinanza, ossia un reddito integrativo per coloro che versano in condizioni di disoccupazione e povertà. La platea a cui si rivolge è di circa 5 milioni di italiani per cui sussistono tre requisiti: ISEE inferiore a €9.360, un patrimonio immobiliare inferiore a €30.000 (esclusa la prima casa) e un patrimonio finanziario inferiore a €6.000.

Lo stanziamento di risorse previsto è di circa €6 miliardi e verrà strutturato in modo diverso a seconda dei casi. Come anche riportato dal Blog delle Stelle, organo di informazione ufficiale del M5S, si andrà da un minimo di €780 di reddito, (€500 più €250 di integrazione al canone di locazione o mutuo) a un massimo di €1.280 per famiglie in affitto e con figli disabili per una durata massima di tre anni. Inoltre, entro aprile, dovranno essere pronti i centri per l’impiego, che saranno i centri operativi attraverso cui il Reddito si trasformerà da misura di assistenza passiva a strumento di politica attiva nei confronti dei disoccupati. Continua a leggere

Il Giappone apre le porte ai migranti I lavoratori provenienti dal Sud-Est asiatico salveranno l’economia nipponica

Di Vittoria Beatrice Giovine

La nuova politica sull’immigrazione varata dal governo giapponese nel dicembre 2018, ma che entrerà in vigore ad aprile, si è posta agli occhi del mondo come un tentativo di salvataggio di un’economia sofferente per via della crescente carenza di manodopera interna, dovuta all’invecchiamento della popolazione. Continua a leggere