Segretario                                 logo                                 Folco

Home     Redazione     Msoi Torino     Archivio



Entra in vigore il JEFTA, l’accordo di libero scambio tra UE e Giappone Regole, vantaggi e criticità dell’accordo entrato in vigore il 1° febbraio

Dopo lunghi mesi di trattative e in seguito alla firma nel luglio dello scorso anno, il 1o febbraio è ufficialmente entrato in vigore il trattato di libero scambio più vasto mai concluso. L’accordo interessa infatti in totale più di 600 milioni di cittadini e copre circa un terzo del PIL mondiale.

Gli effetti del trattato saranno sicuramente rilevanti anche per l’Italia, con la quale il Giappone intrattiene un forte rapporto economico: ogni anno, in media, i prodotti italiani vengono esportati in Giappone per un valore di oltre 6 miliardi di euro, mentre l’import si attesta su circa 4 miliardi annui. Tra questi, i prodotti agroalimentari svolgono un ruolo di primo piano. Nel 2018, per esempio, le imprese italiane hanno esportato in Giappone oltre 10.000 tonnellate di formaggio.

Il JEFTA faciliterà questi scambi innanzitutto tramite l’eliminazione progressiva della maggior parte dei dazi e delle barriere non tariffarie oggi presenti nel commercio tra Giappone e UE. Per esempio, verranno progressivamente ridotti di circa il 90% i dazi sul formaggio, precedentemente tassati fino al 40%. Nell’ambito del settore agroalimentare, l’accordo interessa inoltre il vino, le carni suine e bovine e la pasta. Il Giappone riconosce, infine, 250 indicazioni geografiche europee, tra le quali 44 italiane (18 alimentari e 26 vini). Continua a leggere

CEDU e INTERIM measures: il caso Seawatch Cosa ha stabilito la Corte di Strasburgo?


Lo scorso 25 gennaio la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha ricevuto una richiesta urgente di misure cautelari – a norma dell’articolo 39 del Regolamento della Corte -, da parte del capitano della nave SeaWatch 3, dal capo missione della rescue mission e da un migrante a bordo. A tale richiesta, inoltre, ne è seguita un’altra – il 28 gennaio – depositata questa volta da parte di quindici minori non accompagnati.

Il caso della nave SeaWatch, divenuto famoso per l’impossibilità di quest’ultima di poter far sbarcare i 47 migranti a bordo a causa del divieto imposto dalle autorità italiane, ha recentemente scosso l’opinione pubblica nazionale (e non solo). Il ricorso alla Corte EDU è stato così visto come effettiva possibilità di sbloccare una situazione ormai diventata insostenibile. La Corte, nello stabilire che il Governo italiano dovesse “take all necessary measures, as soon as possible, to provide all the applicants with adequate medical care, food, water and basic supplies as necessary”, ha ricordato inoltre che, “as far as the 15 unaccompanied minors are concerned, the Government are requested to provide adequate legal assistance (e.g. legal guardianship). The Government are also requested to keep the Court regularly informed of the developments of the applicants’ situation”. Per quanto non abbia acconsentito anche allo sbarco completo, come richiesto dai ricorrenti, la pronuncia della Corte risulta essere estremamente rilevante sia per il caso in oggetto sia da un punto di vista giurisprudenziale.

L’utilizzo da parte della Corte EDU di misure provvisorie non è una novità. Continua a leggere

Il tempo incalza e il No Deal fa sempre più paura La Brexit attende un piano ‘c’

24 giugno 2016: il Primo ministro conservatore, David Cameron, sostenitore della permanenza nell’Ue, annuncia le dimissioni.

13 luglio 2016: Theresa May, euroscettica ma che aveva votato contro la Brexit, diventa Prima Ministra.

17 gennaio 2017: nel discorso“di Lancaster”, Theresa May espone i suoi piani per una “hard Brexit”. Per la premier, “il Regno Unito non può continuare a far parte del mercato unico”, incompatibile con la priorità di Londra: la gestione dell’immigrazione europea.

29 marzo 2017: Theresa May attiva l’articolo 50 del Trattato di Lisbona, che così prevede “Ogni Stato membro può decidere, conformemente alle proprie norme costituzionali, di recedere dall’Unione. [..] l’Unione negozia e conclude con tale Stato un accordo volto a definire le modalità del recesso”. L’iter di uscita dall’Ue scatta dunque ufficialmente.

Il divorzio è previsto per il 29 marzo del 2019; l’8 dicembre 2017 il presidente della Commissione Ue Juncker insieme con la premier britannica Theresa May annunciano di avere raggiunto un accordo iniziale sui tre dossier principali: il conto di uscita, i diritti dei cittadini e le sorti della frontiera tra l’Irlanda e la provincia britannica dell’Irlanda del Nord. L’accordo regolamenta in particolare la questione del conto di uscita che Londra dovrà pagare all’Ue, stimato fra 40 e 50 miliardi di euro, e prevede la controversa disposizione del “backstop”. La May invita i deputati britannici a sostenere l’accordo di divorzio in un voto fissato per l’11 dicembre, ma il 10 dicembre annuncia il rinvio del voto, vista la bocciatura quasi certa proprio per il “backstop”. Bocciatura che, il 15 gennaio 2019, ha preso piede nell’aula Parlamentare con 432 voti contrari, tra cui molti parlamentari dello stesso partito di Theresa May, i voti favorevoli sono stati solo 202: per il governo significa una grave e storica sconfitta. Continua a leggere

Relazioni commerciali interstatali: la pratica dello spionaggio economico C’è spazio per il diritto internazionale?

Il termine “spionaggio economico” viene spesso impiegato per designare l’azione di uno Stato che sfrutta la propria posizione di preminenza per “sottrarre” informazioni confidenziali riguardanti imprese straniere, passandole a quelle nazionali con il fine di incrementare la loro competitività. Tale azione, come sostiene Russell Buchan, ha lo scopo di rafforzare l’economia nazionale dello Stato in questione a danno delle aziende “spiate”. Lo spionaggio economico rappresenta un costo calcolato in svariati milioni di dollari per anno e si considera un rischio crescente con l’avvento e la diffusione della cyber-criminalità.

Recentemente – dicembre 2018 – la Cina è stata oggetto dell’accusa di condurre sistematicamente un’azione di spionaggio economico nei confronti delle aziende straniere che operano sul suo territorio. La domanda che sorge automatica è: come possono gli Stati reagire a queste minacce per la loro sicurezza nazionale? Trascurando volutamente l’apporto dato dal diritto penale nazionale, il ruolo del diritto internazionale in materia è stato oggetto, finora, di scarsa attenzione. Ciononostante, qualora considerassimo lo spionaggio economico come una forma indebita di concorrenza, risulterebbe applicabile – secondo alcuni – la Convenzione di Parigi sulla protezione della proprietà industriale, del 1967 (che crea la c.d. Paris Union). In particolare, la norma di cui all’articolo 10bis (2) sancisce: “Any act of competition contrary to honest practices in industrial or commercial matters constitutes an act of unfair competition”. Continua a leggere

Another breach in the wall La minaccia dei Data Breach

Cybersecurity e Data Protection sono espressioni che riecheggiano sempre più frequentemente. Altrettanto ricorrenti sono gli eventi di Data Breach, ovvero di violazione e “fuoriuscita” di dati. Dati spesso personali e sensibili, dal momento che, in una società che utilizza i dati in maniera costante e continua, i rischi sono molteplici e tutt’altro che remoti. Continua a leggere

STX-Fincantieri: la Commissione europea esamina l’accordo Accettata la richiesta di Francia e Germania di esaminare la proposta di acquisizione italiana

L’accordo sulla fusione tra l’italiana Fincantieri e la francese STX sembrava essere stato raggiunto a fine 2017. Dopo mesi di difficili negoziazioni – protrattesi più a lungo di quanto pronosticato a causa del cambio di governo in Francia e del cambiamento di linea da parte di Macron -, i governi dei due paesi si erano infatti accordati per dividersi le quote al 50%. Continua a leggere

Corte EDU: l’avvio di una fase non contenziosa La Corte di Strasburgo inizia la sperimentazione di una nuova forma di risoluzione delle controversie: si raggiungeranno i risultati sperati?

Anno nuovo vita nuova? Forse non in questi termini, ma senza dubbio l’anno che sta per cominciare sarà certamente importante per il sistema Convenzionale. Infatti, il 2019 inizierà subito con una grande novità alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Continua a leggere

Sugar Tax La tassa sulle bibite zuccherate in Italia e nel mondo

Al fine di arginare l’obesità e ridurre il rischio di contrarre malattie cardiovascolari, le aziende operanti nel settore alimentare propongono ormai da diversi anni la riduzione dei quantitativi di grassi, zuccheri e sale su base volontaria. Tuttavia, la strategia più efficace sembra quella di emanare provvedimenti più incisivi, diretti contro quei generi alimentari che sono la principale causa dei disturbi sopra citati. Continua a leggere

Il permesso di soggiorno umanitario: quale futuro per l’istituto giuridico? Mentre il Parlamento europeo sollecita una legislazione comune in materia di rilascio di soggiorno umanitario, il futuro dell’istituto appare incerto nell’ordinamento italiano

Con il voto dello scorso martedì, il Parlamento europeo ha ufficialmente richiesto alla Commissione europea di adottare un’iniziativa legislativa volta alla definizione di un “European Humanitarian Visa”, un premesso di soggiorno umanitario che abbia valore europeo. L’UE non dispone, infatti, di un framework armonizzato di norme per le procedure di ingresso nel territorio europeo. Continua a leggere

Il conflitto senza fine All’ONU si vota una risoluzione anti-Hamas

Il territorio di Gaza, che conta oltre 2 milioni di persone, è soggetto ad un blocco imposto dallo Stato d’Israele da circa 11 anni. Da molti definito un vero e proprio assedio, l’occupazione avrebbe limitato il movimento della popolazione palestinese dentro e fuori l’area.

Israele aveva ritirato le proprie truppe e i propri coloni dal perimetro nel 2005, ma ha mantenuto uno stretto controllo delle frontiere, terrestri e marittime, riducendo, di molto, lo sviluppo economico della regione. Il timore di Israele è, infatti, che una maggior libertà nella Striscia possa determinare un maggior traffico di militanti e di armi. Continua a leggere