Segretario                                 logo                                 Folco

Home     Redazione     Msoi Torino     Archivio



America Latina: 7 giorni in 300 parole

ARGENTINA

4 dicembre. Il Banco Central de Argentina ha annunciato una modifica della politica monetaria, dovuta a un rallentamento dell’inflazione: è stata, infatti, eliminata la base del tasso di interesse del 60%. Si tratterebbe di uno dei primi segnali di ripresa dell’economia argentina, dovuto in parte al contributo del FMI, che, nel settembre scorso, ha garantito al Paese sudamericano un prestito record di 57 miliardi di dollari. Continua a leggere

L’accordo MERCOSUR – UE a rischio dopo l’elezione di Bolsonaro La creazione di un mercato libero scambio tra America Latina e Unione Europea può bloccarsi

Di Sabrina Certomà

Jair Bolsonaro rischia di rompere il già difficile equilibrio su cui si basa il pendente accordo economico tra Unione Europea e Mercosur (intesa economica che include Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay). Il neoeletto Presidente revisionerà quanto concordato e potrebbe decidere di ritirarsi dall’alleanza.

Sono ormai quasi vent’anni che l’UE e l’America Latina negoziano su tre pilastri – dialogo politico, cooperazione e libero scambio – giungendo solo negli ultimi due a un approdo concreto; prima del G20 argentino se ne auspicava già la firma storica.

Tuttavia, gli accordi pattuiti sono ritenuti svantaggiosi dal Brasile, principalmente per quanto riguarda prodotti agricoli come latte e riso che, per la maggior parte importati, rendono difficile la sussistenza dei piccoli produttori locali.

Ora, dunque, Bolsonaro potrebbe optare per l’istituzione di accordi bilaterali di libero commercio al fine di favorire la crescita economica e la produttività del suo Paese. Continua a leggere

Lòpez Obrador è il nuovo Presidente del Messico AMLO si insedia in via ufficiale e traccia le linee guida del governo

Di Natalie Sclippa

Il primo dicembre alle 11:00 Andrés Manuel López Obrador (AMLO) si è insediato come nuovo capo di governo e presidente degli Stati Uniti del Messico. Durante il suo discorso alla nazione, ha ribadito le linee guida che porteranno il Paese verso una trasformazione profonda e radicale.

In quanto leader della coalizione che ha vinto con il 53% dei voti alle elezioni di luglio, deve affrontare da subito delle questioni delicate. Continua a leggere

America Latina: 7 giorni in 300 parole

BRASILE

26 novembre. La deforestazione in Amazzonia è cresciuta del 13,7%, secondo quanto riportato dai dati ufficiali del governo brasiliano, con una superficie totale distrutta pari a 7900 km quadrati; l’indice peggiore degli ultimi 10 anni. Secondo il ministro brasiliano dell’Ambiente, Edson Duarte, si tratterebbe di una conseguenza diretta dell’ingente presenza di criminalità organizzata nel Paese.

 

HONDURAS

27 novembre. Il fratello del presidente dell’Honduras Juan Orlando Hernandez è stato accusato, da una Corte statunitense, di traffico di droga. Nello specifico, sarebbe sospettato di aver fornito protezione armata durante gli spostamenti delle sostanze stupefacenti in Honduras, Messico e Colombia. Arrestato il 23 novembre a Miami, è sospettato di aver commesso 4 reati. Per tre di questi, è previsto l’ergastolo.

Continua a leggere

Scontri al confine tra Messico e USA Alcuni migranti hanno provato a scavalcare le recinzioni, i soldati statunitensi hanno risposto con lacrimogeni

Domenica 25 novembre un gruppo di 500 migranti, giunti in Messico in queste ultime settimane dopo aver viaggiato in carovana per più di 4000 km, ha marciato per le strade di Tijuana, città al confine con gli USA; dalla città la protesta si è spostata fino ad arrivare al confine con la California. A quel punto, alcuni tra i manifestanti sono riusciti a superare il cordone di sicurezza e hanno cominciato a correre verso le recinzioni per scavalcarle. I soldati statunitensi di guardia al confine hanno iniziato a sparare gas lacrimogeni sulla folla per far sì che si disperdesse e tornasse indietro.

L’uso dei lacrimogeni ha colpito anche diverse donne e bambini e ciò ha scatenato diverse polemiche. Secondo Rodney Scott, ufficiale dei Border Patrol agents ovvero la polizia di frontiera, i migranti avrebbero aggredito i soldati lanciando loro pietre, provocando la dura risposta: “abbiamo provato a colpire solo gli istigatori, in particolare quelli che avevano assalito gli agenti, ma una volta che quel tipo di gas viene lanciato si disperde nell’aria”.

Continua a leggere

Fervore a Buenos Aires L’Argentina si prepara al G20 di venerdì 30 novembre e sabato 1 dicembre

Buenos Aires ospiterà questo venerdì e sabato il tredicesimo G20.

In questa occasione, le autorità argentine dovranno risolvere diversi problemi, tra cui la messa in sicurezza della Capitale; secondo le previsioni, infatti, dei cortei di protesta inizieranno la sera del giovedì e non finiranno prima di domenica.

È stato perciò ordinato che i negozi rimangano serrati durante tutta la durata del G20 e che i distretti commerciali centrali vengano chiusi al pubblico: l’Amministrazione non ha trovato altro e misure per far fronte ai manifestanti. Il Ministro della Sicurezza nazionale, Patricia Bullrich, in un’intervista televisiva, ha consigliato ai cittadini di Buenos Aires, di approfittare del weekend lungo per farsi una vacanza fuori dalla città con la famiglia; aggiungendo poi che Buenos Aires è pronta ad assicurare la pace con 22.000 unità tra ufficiali di polizia e altre forze di pubblica sicurezza.

Continua a leggere

L’ex presidente Garcia chiede asilo diplomatico in Uruguay Le inchieste sulla Odebrecht continuano a travolgere la classe politica peruviana

L’operazione Lava Jato, iniziata nel 2014 in Brasile dalla polizia federale, ha portato alla luce uno dei più grossi casi di corruzione all’interno di tutta l’America Latina; in particolare, le indagini sulla società edile brasiliana Odebrecht hanno rivelato una vastissima rete di contatti e tangenti, travolgendo alcune delle più importanti cariche dei vari Stati del Sud America.

Tra i Paesi più colpiti dallo scandalo della Odebrecht c’è sicuramente il Perù; la società ha infatti ammesso di aver interagito in modo illecito con i vari governi peruviani che si sono succeduti tra il 2005 ed il 2014, arrivando a pagare circa 29 milioni di tangenti in cambio di contratti e appalti; gli ex presidenti Pedro Pablo Kuczynski, Alejandro Toledo e Ollanta Humala sono stati tutti e tre indagati e gli ultimi due condannati a pene detentive. Continua a leggere

America Latina: 7 giorni in 300 parole

ARGENTINA

19 novembre. L’Argentina vuole competere con Cile e Uruguay nel processo di conversione all’energia rinnovabile. Il governo Macri prosegue, dunque, l’azione del proprio predecessore e, attraverso il programma RenovAr, ha dimostrato di volere aumentare la produzione di energia pulita dal 3 al 20% entro il 2025. Un progetto ambizioso, che sfrutta la geografia locale, dove nel Sud del Paese si avrebbe il vento costante della Patagonia e nel Nord, il sole.

20 novembre. Dilma Rousseff, Cristina Kirchner si sono incontrate a Buenos Aires, prima del G20 sudamericano, alla sua prima edizione e fissato per il prossimo 30 novembre e 1 dicembre. Ai microfoni de EL MUNDO, il senior producer dell’evento, Claudio Albornoz, ha commentato: “si vogliono cogliere le diverse visioni a proposito di lotta per l’eguaglianza, la giustizia sociale e la democrazia, in un mondo complicato come quello che stiamo vivendo.”

HAITI

20 novembre. Scontri a Port au Prince e nelle principali città haitiane per manifestare contro la corruzione. Lo scandalo dei fondi Petrocaribe ha travolto, infatti, non solo 14 esponenti del precedente governo, ma ha coinvolto anche quello attuale. Richieste, dunque, con forza le dimissioni del presidente Jovenel Moise, accusato di non aver identificato i responsabili. Durante le manifestazioni sono morte almeno 10 persone.

Continua a leggere

El Chapo in giudizio negli Stati Uniti L’estradizione potrebbe aver avuto un risvolto politico

Questo martedì ha avuto inizio a New York il processo a Joaquín Guzmán Loera, più noto con il soprannome di El Chapo, parola che nel gergo messicano indica un “piccoletto”. Ma a discapito del nomignolo rasserenante, è noto in tutto il mondo per i processi che lo hanno visto sul banco degli imputati con l’accusa di gestire il narcotraffico tra Messico e Stati Uniti, nonché per le sue ripetute evasioni dalle carceri messicane. Ora, negli Stati Uniti, dovrà difendersi da 17 diversi capi d’accusa (collegati alle 155 tonnellate di cocaina che avrebbe trasportato oltre il confine), davanti alla Corte federale di Brooklyn.

L’estradizione di El Chapo dal Messico agli USA avvenuta l’anno scorso nascondeva un contenuto politico: è stata infatti concessa il 20 gennaio 2017, il giorno in cui Trump assunse la presidenza, giusto qualche ora prima che Barack Obama lasciasse l’incarico. Continua a leggere