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Il futuro dell’Europa è nella cashless economy?

Qui non si accetta moneta” sta scritto su una delle sempre più numerose insegne che si trovano sulle vetrine delle attività commerciali in diversi paesi europei ed extra-europei. A cominciare da Svezia, Danimarca, Norvegia e Regno Unito, fino ad arrivare alle principali economie emergenti quali Cina e India, il futuro del denaro contante sembra inevitabilmente segnato.

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La difficile situazione del mercato finanziario turco

È grave la situazione della Turchia. A partire dal terzo e quarto trimestre dello scorso anno, l’economia del paese si trova a attraversare un periodo di recessione accompagnato da un alto livello d’inflazione. Solo nel mese di febbraio i prezzi per i consumatori sono arrivati a essere superiori di circa il 20% rispetto all’anno precedente e, per far fronte al problema, la Banca centrale turca ha provveduto ad alzare i tassi d’interesse, nonostante la contrarietà del presidente Recep Tayyip Erdoğan.

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L’intesa Bruxelles-Tokyo contro il protezionismo La nascita dell’area di libero scambio nippo-europea inaugura il nuovo corso dei trattati commerciali

“L’Europa e il Giappone inviano al mondo un messaggio riguardo al futuro del commercio equo e aperto”, ha asserito il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker a seguito della firma dell’Economic Partnership Agreement tra i Paesi dell’UE e il Giappone. L’EPA, entrato in vigore lo scorso 1° febbraio, è il risultato di complesse negoziazioni che si sono protratte dal 2013 a oggi e vanta un vero e proprio primato, essendo il più grande accordo commerciale mai negoziato dal Vecchio Continente.

In risposta all’atteggiamento protezionistico adottato da Cina e Stati Uniti, l’intesa ricercata dal primo ministro nipponico Abe insieme a Tusk e Juncker si propone di creare la più vasta area di libero scambio al mondo: coinvolgendo 635 milioni di persone e rappresentando circa un terzo del PIL mondiale, l’EPA mira a garantire ai consumatori una maggior varietà di scelta e a prezzi più contenuti, nonché a creare nuove opportunità per le imprese.

Le aziende europee, che finora hanno esportato in territorio giapponese €58 miliardi in beni e €28 miliardi in servizi ogni anno, saranno così in grado di risparmiare sui dazi €1 miliardo l’anno, grazie all’abbattimento delle barriere commerciali e all’istituzione di un insieme di regole per il commercio globale in linea con gli elevati standard e i valori condivisi dalle parti contraenti. L’abolizione dei dazi doganali permetterà al Giappone di rimuovere le tariffe che gravano su circa il 97% dei beni importati dall’UE, mentre le restanti saranno soggette a una parziale liberalizzazione o ad altre riduzioni. Continua a leggere