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Le potenziali conseguenze della Brexit in America Latina

L’uscita britannica dall’UE è seguita con grande interesse non solo in Europa, ma anche oltreoceano: la Brexit obbliga infatti a rivedere gli accordi commerciali firmati tra il Regno Unito e i singoli stati latino-americani.

Sino alla metà del ‘900, Londra è stata un importante alleato economico dell’America centrale e meridionale. Oggi la situazione è ben diversa: gli USA e l’UE si sono affermati come i due maggiori investitori nella regione, mentre il commercio con il Regno Unito, pur sempre presente, è nettamente ridimensionato rispetto a 70 anni fa. Continua a leggere

Maduro al secondo mandato, ma continua la fuga dei cittadini L'esodo del popolo venezuelano ha causato grosse difficoltà di gestione dei flussi migratori

Nicolas Maduro ha ufficialmente iniziato, con l’arrivo del nuovo anno, il suo secondo mandato da presidente del Venezuela, carica che ricoprirà fino al 2025.

Tra le principali problematiche che dovrà affrontare spicca il tema della migrazione: è infatti in continuo aumento il numero di venezuelani che fuggono dal Paese alla ricerca di una vita dignitosa.

Secondo i dati di novembre 2018 più di un milione di venezuelani è ora emigrato in Colombia e mezzo milione ha raggiunto il Perù. A queste due mete principali si aggiungono altri Paesi dell’area latinoamericana, tra cui Ecuador, Argentina e Cile. La regione sta affrontando dal 2014 un aumento sempre maggiore di rifugiati e ciò rischia di portare al collasso il sistema di accoglienza.

La prima misura attuata dal governo colombiano dell’ex presidente Santos è stata la creazione di una carta migratoria che permettesse di stabilire il numero esatto degli arrivi dal Venezuela. Questa carta garantisce ai rifugiati l’accesso al sistema sanitario, all’istruzione e al mercato del lavoro.

Come afferma Dany Bahar, giornalista di Brookings Institution Press, la necessità della regione latinoamericana è quella di instaurare un dialogo e un coordinamento tra i vari Paesi coinvolti nell’accoglienza dei migranti.

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In Uruguay si discute l’approvazione di una nuova legge militare Dopo l’arresto del comandante dell’esercito Manini si prospettano ulteriori cambiamenti

Negli ultimi mesi l’Uruguay sta vivendo un periodo di stravolgimento per quel che riguarda il panorama militare del Paese. Lo scorso settembre il presidente in carica, Tabaré Vázquez, ha ordinato l’arresto del comandante dell’esercito Guido Manini Ríos, il quale dovrà scontare 30 giorni di detenzione a causa di ripetute manifestazioni di opposizione ad un progetto di legge voluto dal governo. Il Presidente ha voluto ricordare come la costituzione dell’Uruguay vieta ai militari di “interferire nell’approvazione dei progetti di legge”.

Lo scontro tra Vázquez e Manini riguarda la riforma del sistema delle pensioni militari e, soprattutto, la nuova legge organica per i componenti dell’esercito. Le modifiche più rilevanti a quest’ultima riguardano la dottrina della sicurezza nazionale e la nozione di “obbedienza dovuta”, secondo la quale “nessun militare deve compiere ordini evidentemente contrari alla costituzione e alla legge vigente, o che implichino la violazione o l’illegittima limitazione dei diritti umani fondamentali”. Continua a leggere

America Latina: 7 giorni in 300 parole

ARGENTINA

4 dicembre. Il Banco Central de Argentina ha annunciato una modifica della politica monetaria, dovuta a un rallentamento dell’inflazione: è stata, infatti, eliminata la base del tasso di interesse del 60%. Si tratterebbe di uno dei primi segnali di ripresa dell’economia argentina, dovuto in parte al contributo del FMI, che, nel settembre scorso, ha garantito al Paese sudamericano un prestito record di 57 miliardi di dollari. Continua a leggere

America Latina: 7 giorni in 300 parole

CUBA

14 novembre. Il Ministerio de Salud Pública di Cuba ha deciso di interrompere il proprio contributo al programma Más Médicos in Brasile a causa delle dichiarazioni del neopresidente Bolsonaro, intenzionato ad apportare delle modifiche al progetto. Tale decisione implica il rimpatrio di 11 mila medici cubani, che dal 2013 lavorano negli ospedali brasiliani.

MESSICO

13 novembre. Prosegue a New York il processo nei confronti del narcotrafficante Joaquin Guzmán Loera, noto come El Chapo. Secondo quanto affermato dalla difesa, l’arresto di El Chapo sarebbe stato utilizzato dal governo messicano per ottenere consensi a livello internazionale. Tuttavia, secondo gli avvocati del narcotrafficante, il vero leader del cartello di Sinaloa sarebbe sempre stato Ismael Zambada García, sfuggito all’arresto.

13 novembre. Prosegue l’avanzata della carovana dei migranti partita dall’Honduras il 13 ottobre e diretta negli USA. Arrivati in Messico, si sono generati più gruppi, diretti verso località differenti: un cospicuo numero di migranti si è recato verso l’area metropolitana di Guadalajara, un altro gruppo ha raggiunto, invece, la capitale Città del Messico. L’ultimo obiettivo dei migranti rimane quello di varcare il confine tra il Messico e gli Stati Uniti d’America.

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Haiti travolta dallo scandalo Petrocaribe Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza chiedendo le dimissioni del presidente Moise

Dalla scorsa metà di ottobre è in corso una feroce protesta da parte del popolo di Haiti, scoppiata in seguito alla notizia della scomparsa di oltre 3 miliardi di dollari dal fondo di Petrocaribe.

La Unión de Petróleo del Caribe è un’alleanza nata nel 2005 per iniziativa del governo venezuelano di Hugo Chávez, che permette ad alcuni Paesi situati nel mar dei Caraibi (tra cui Haiti) di acquistare il petrolio venezuelano a prezzi vantaggiosi. Ben 3 miliardi di dollari a disposizione del governo haitiano per acquistare il grezzo venezuelano si sono dissolti nel corso di circa 10 anni, dal 2008 ad oggi: oltre all’attuale presidente Jovenel Moise sono quindi sotto accusa anche i governi degli ex-presidenti René Préval (in carica dal 2006 al 2011) e Michel Martelly (in carica dal 2011 al 2016). Continua a leggere

America Latina: 7 giorni in 300 parole

ARGENTINA

16 ottobre. Frattura all’interno della coalizione al governo del Paese: Elisa Carrió, una delle figure più vicine al presidente Macri, ha chiesto al Congreso un giudizio politico nei confronti del ministro della Giustizia Germán Garavano, reo di aver dichiarato che “non è positivo che un ex presidente venga detenuto”, in riferimento ai casi riguardanti Carlos Menem e Cristina Kirchner.

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L’Argentina riceverà dal FMI il maggior prestito della storia Lo scopo di tale prestito è quello di uscire dalla crisi ed abbassare deficit ed inflazione

Il Fondo Monetario Internazionale ha concordato con il governo argentino un prestito di 57,1 miliardi di dollari per intervenire rapidamente nel sanare la crisi economica che sta colpendo il Paese latinoamericano.

La direttrice del FMI, Christine Lagarde, ha dichiarato di “appoggiare il piano di riforma proposto dall’Argentina”; per la fine del 2018 più del 60% del prestito totale sarà già a disposizione del governo di Macri, che potrà utilizzarlo per sanare parte del debito, per rinforzare le opere pubbliche e, come ha sottolineato la stessa Lagarde, per assicurare una solida protezione sociale a favore dei più deboli. Continua a leggere