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Libia: un teatro di rivalità europee

L’annunciata Conferenza Nazionale, che dovrebbe avere luogo entro la metà di aprile a Ghadames, potrebbe aprire una nuova fase nel conflitto libico. Una contrapposizione che vede confrontarsi, da una parte, le forze del generale Khalifa Haftar e, dall’altra, l’esercito del governo di Fayez al-Sarraj, l’unica entità sovrana libica riconosciuta a livello internazionale. La speranza è che l’incontro delle due fazioni possa condurre a libere elezioni entro l’estate di quest’anno.

Tuttavia, le manovre di avvicinamento a nord-ovest delle truppe del generale Haftar non mancano di suscitare sospetti. Questi potrebbe, infatti, essere sinceramente interessato a un confronto diplomatico e, dunque, muovere verso la Tripolitania seguendo tale prospettiva; d’altro canto, la sua potrebbe altresì rivelarsi una manovra strategica, con l’obiettivo della conquista territoriale.

Altre volte, in passato, la Libia ha perso occasioni di confronto elettorale, in ultimo nell’ottobre del 2018. Nel caso attuale, in particolare, le responsabilità non sono esclusivamente attribuibili a un fallito dialogo tra le rivalità locali. Lo scenario del conflitto in Libia rivela infatti una frizione tra gli interventi delle forze internazionali tanto dell’area atlantica, quanto di quella medio-orientale: Stati Uniti e Regno Unito, così come Turchia ed Emirati Arabi, tentano da anni di far prevalere il loro progetto sulla risoluzione del conflitto. Inoltre, si può leggere una forte tensione tra gli interessi dei due principali attori direttamente coinvolti: Francia e Italia.

L’inviato ONU, Ghassan Salamé, ha già sottolineato l’importanza di una ‘soluzione politica’ al conflitto. Significativa è la scelta, in tal senso, di limitare le presenze alla Conferenza Nazionale ai soli esponenti libici, con l’unica eccezione dei rappresentanti ONU.

Nonostante gli sforzi della missione UNSMIL per aprire spazi di confronto plurale e inclusivo, Roma e Parigi persistono nel contendersi l’influenza sugli esiti del conflitto libico. Tanto con l’impegno militare, quanto nel delicato uso del soft power, come dimostra l’organizzazione di conferenze per la risoluzione pacifica (a Parigi nel maggio 2018 e a Palermo nel novembre dello stesso anno).

La divergenza tra i due paesi europei è inasprita, anzitutto, dallo schieramento delle parti in conflitto. A nord-est, con Benghazi come quartier generale, l’Esercito Nazionale Libico (LNA) del generale Haftar, che controlla la maggior parte del territorio orientale, trova l’appoggio logistico e materiale della Francia. A nord-ovest, il Governo di Accordo Nazionale (GNA) di al-Sarraj, con capitale Tripoli, vanta invece il sostegno diretto dello ‘sponsor’ italiano.

Le condizioni per l’intervento italiano sono però complicate a causa della narrativa nazionalista che fa appello al passato coloniale della Libia. La città di Benghazi, sede del Governo del generale Haftar, è anche la ‘capitale’ storica della lotta per la liberazione nazionale dal dominio italiano. Una lotta che ha visto la Francia coinvolta in primo piano come alleato. Da questo dipende, in parte, il sentimento favorevole del popolo libico nei confronti dell’intervento francese.

Il sostegno di Parigi, al momento, è rivolto alla sicurezza nazionale e alla lotta alle sacche di terrorismo che resistono nel sud del Paese: la stabilità dell’intera nazione è dunque la priorità ufficiale francese, mentre principali interessi strategici dell’Italia sono invece legati, più nello specifico, ai flussi migratori dalla costa mediterranea.

A complicare lo scenario contribuisce un conflitto di carattere economico attorno alle risorse di combustibili fossili. Tanto l’italiana ENI, quanto la francese Total-ERG si contendono infatti le garanzie di accesso ai giacimenti petroliferi, in particolar modo nel sito di El-Sharara, nella regione del sud-ovest, che, ai primi di febbraio scorso, ha visto l’ingresso delle truppe del LNA.

Osservando il vantaggio crescente conquistato dal generale Haftar, anche a livello di consenso popolare, risultano motivate tanto l’urgenza della Francia affinché si vada presto a elezioni quanto la cautela dell’Italia a riguardo. Proseguono, pertanto, le manovre di riconciliazione diplomatica intergovernativa. Un’espressione di tale tentativo è, ad esempio, la pubblicazione di una dichiarazione congiunta – sottoscritta a inizio marzo anche dalla Francia e dall’Italia -, nella quale si riconosce sia la piena leadership delle Nazioni Unite nel processo di risoluzione del conflitto, sia l’importanza di ristabilire la sovranità libica in materia di energia petrolifera.