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L’oppressione accademica: il caso degli Stati Uniti

Accademici, professori e studenti sono categorie minacciate. Secondo il rapporto annuale di Scholars at Risk, un network internazionale di istituzioni e individui che dirige la propria azione alla protezione e alla promozione della libertà accademica, dal 1 settembre 2018 al 31 agosto 2019 sono stati registrati 324 casi di oppressione da parte di attori statali e non statali a livello globale.

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La nuova politica di Facebook in vista delle presidenziali USA

Il 21 ottobre scorso, l’ufficio stampa di Facebook ha divulgato un comunicato che accredita al social network la responsabilità di impedire interferenze, per mezzo della piattaforma, nelle elezioni politiche, al fine di garantire processi democratici più trasparenti. La compagnia ha asserito, inoltre, di aver promosso negli ultimi anni l’identificazione di nuove minacce e vulnerabilità, e la propria contrarietà alla diffusione di disinformazione e di account fittizi.

La pubblicazione del comunicato non è affatto casuale: esattamente tra un anno, circa 327 milioni di cittadini statunitensi si recheranno alle urne per decidere se rieleggere il presidente in carica o se designare un nuovo leader tra l’ampio ventaglio di candidati. A ciò si aggiunga il coinvolgimento di Facebook nello scandalo di Cambridge Analytica, in riferimento alle elezioni presidenziali del 2016, quando la società di consulenza politica britannica si occupava della campagna elettorale di Donald Trump e collaborava, al tempo medesimo, con il ricercatore dell’Università di Cambridge Alexsandr Kogan. Quest’ultimo, per ragioni scientifiche, aveva sviluppato una app-quiz allacciata a Facebook capace di estrarre i dati personali degli utenti che vi avrebbero acceduto, e di tutti i loro contatti. In seguito, Kogan ha combinato i dati personali degli utenti, quali la data di nascita, la posizione, i like annessi, con le risposte date al quiz e ne ha profilato la personalità avvalendosi della psicometria, ossia l’insieme dei metodi di indagine psicologica che tendono al raggiungimento di valutazioni quantitative del comportamento degli esseri umani. Il risultato finale di tale operazione consiste nella costruzione di messaggi politici ad hoc indirizzati ai potenziali elettori.

Altri candidati alle elezioni presidenziali, come Barack Obama o Hillary Clinton, sono ricorsi a sistemi simili perché, di per sé, la targettizzazione individuale non costituisce un comportamento illecito: si pensi agli esperti di marketing che lanciano automobili o capi di abbigliamento attraverso annunci pubblicitari mirati. Ma dell’affare Cambridge Analytica, ciò che ha spinto il Congresso degli Stati Uniti ad aprirne un fascicolo giudiziario sono stati il “furto” e la rielaborazione dei dati personali di oltre 50 milioni di utenti in mancanza del loro previo consenso.

Contemporaneamente, il connubio con il fenomeno delle fake news ha dato origine ad una combinazione impareggiabile in grado di avere un impatto sulle capacità critiche degli individui.Uno studio dell’Università di Oxford ha dimostrato che in rete la disinformazione dilaga ed è supportata ampiamente dagli algoritmi di Facebook e di altri social network, dal momento che l’automatizzazione degli account rende possibile l’apposizione di like e la pubblicazione e la condivisione di contenuti al fine di dare rilevanza a un determinato argomento nel contesto del dibattito pubblico, riuscendo a dare l’illusione della popolarità.

Così, da marzo 2018, Facebook ha subìto quotidianamente la pressione mediatica fomentata dall’ampio bacino di utenti che sostengono che la compagnia non sia in grado di garantire una protezione adeguata ai loro profili social. Tra le misure annunciate a ottobre figura l’iniziativa volta a rimuovere i coordinated inauthentic behaviors che il capo della politica di cyber-sicurezza di FacebookNathaniel Gleicher ha chiarito aver luogo quando una pluralità di utenti, o di pagine, collaborano con l’obiettivo di fuorviare la comunità virtuale sulla loro vera identità e sulle ragioni della loro esistenza. I coordinated inauthentic behavior verranno rimossi per via del loro comportamento illusorio, non a causa del contenuto che stanno diffondendo, perché quest’ultimo potrebbe essere fondato e potrebbe conformarsi alle regole di condotta della piattaforma. Consequenzialmente, Facebook si sta muovendo in direzione della promozione della trasparenza circa la gestione delle pagine, attivando un dispositivo che ne mostri agli utenti la tracciabilità o il coinvolgimento con altre entità virtuali affinché sia possibile identificarne la provenienza istantaneamente.

Eppure, ciò che probabilmente influenzerà la vita della community in maggior misura sarà la decisione di indirizzare i fruitori del social verso una stima più attenta delle fonti delle notizie. Nello specifico, ad esempio, tutte le stazioni mediatiche che sono sotto il controllo editoriale governativo cominceranno ad essere riconoscibili grazie al contrassegno di un’etichetta sul post della pubblicazione in questione, così come su tutti i testi che saranno classificati come fake news da fact-checker esperti. Un tale impegno è finalizzato implicitamente a intralciare l’interferenza dei governi stranieri, condannata dal diritto internazionale come un grave abuso della sovranità statale. Proprio il 21 ottobre, Facebook ha reso noto di aver bloccato quattro operazioni di matrice russa e iraniana con target in Nord Africa, Nord America, e Sud America.

Queste ed altre misure saranno implementate nel corso dei prossimi mesi per garantire la protezione dei dati personali di milioni di profili Facebook e per scongiurare un nuovo Russiagate, ma, dall’altra parte, tali provvedimenti potranno spingere alcuni a domandarsi dove finisca la tutela e inizi la censura.

Gli Stati Uniti si dotano di una United States Space Force

La decisione di Donald Trump di istituire la United States Space Force, formalizzatasi il 19 febbraio con la firma della Space Policy Directive-4, ha suscitato un certo fervore all’intero del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

La Direttiva definisce la Space Force come una nuova branca delle Forze Armate; la sesta insieme ad Army, Navy, Air Force, Coast Guard, e National Guard, che, nella sua fase di incubazione, sarà incorporata al Dipartimento della Air Force, in prospettiva di un futuro disgiungimento in un dipartimento indipendente.

Il Dipartimento della Space Force, che secondo il rapporto del Pentagono dovrebbe essere operativo entro la fine dell’anno fiscale 2024, potrebbe trasformare radicalmente l’attuale assetto militare statunitense, dal momento che vi si prevede la sintetizzazione di tutte le funzioni spaziali convenzionalmente condivise dalle altre agenzie militari. Per l’edificazione del nuovo Dipartimento, il Pentagono ha chiesto al Congresso uno stanziamento di $149 milioni, predisponendo la creazione di quattro componenti: una Space Development Agency, una Space Operation Force, uno Space Command, e la nomina di un segretario della Difesa per lo Spazio.

Le ragioni che hanno spinto il governo statunitense a mobilitare risorse così ingenti orientate alla riforma del sistema della difesa risultano più chiare se si considera che il settore spaziale si sta rivelando sempre più funzionale alla potenziale conduzione dei conflitti tra grandi potenze. Infatti, le informazioni raccolte dai satelliti in orbita permettono la geo-localizzazione delle minacce missilistiche e la comunicazione istantanea con le agenzie terrestri. Nonostante la tecnologia militare spaziale statunitense sia considerata tra le più avanzate al mondo, recenti simulazioni belliche hanno dimostrato che eventuali rivali, come la Russia e la Cina, potrebbero strumentalizzare le lacune dell’attuale sistema di difesa satellitare per lanciare attacchi informatici o per manomettere e inceppare gli impianti.

In linea con la National Defense Strategy, che enfatizza l’importanza del dominio spaziale, la Space Development Agency è stata ideata proprio per rispondere all’esigenza di porre rimedio  a tali lacune che rischierebbero di far perdere alle Forze Armate degli Stati Uniti il vantaggio comparato di cui ancora riescono ad avvalersi rispetto ai loro competitori. La sua istituzione, patrocinata dall’ex segretario della Difesa Patrick Shanahan, risale al 12 marzo scorso, ma a meno che il Congresso non approvi lo stanziamento dei fondi avanzato dal Pentagono, l’organizzazione non sarà in grado né di dare avvio a programmi concreti né di assumere personale. Il futuro operato della Space Development Agency si concentrerà sullo sviluppo di nuove capacità indispensabili quali una sorveglianza globale permanente, la realizzazione di sistemi di deterrenza efficienti e la costruzione di infrastrutture terrestri di supporto spaziale reattive e resilienti che nel lungo termine possano essere riconvertite in sistemi tecnologici più all’avanguardia.

Il nuovo direttore dell’Agenzia Derek Tournear, subentrato a seguito delle dimissioni del suo predecessore per motivi non del tutto chiari, ha pubblicato, lo scorso 1 luglio, la prima sollecitazione, Request for Information, rivolta agli appaltatori interessati a presentare proposte innovative per la messa a punto di un piano di evoluzione della nuova architettura spaziale. La strategia dell’organizzazione prevede anche uno stretto coordinamento tra la Space Force e le altre agenzie governative che continueranno ad essere coinvolte nelle operazioni spaziali, per evitare che le competenze e le operazioni si sovrappongano tra un’agenzia e l’altra.

Tuttavia, nonostante l’entusiasmo dei dirigenti che ne hanno difeso tenacemente la nascita, la Space Force è stata anche bersaglio di critiche; sin dal principio, il segretario della Air Force, Heather Wilson, ha infatti ribadito la sua contrarietà, motivandola con la previsione di una perdita sostanziale di numerosi posti di lavoro e di un accavallamento delle operazioni tra le diverse agenzie. Nei suoi ultimi giorni in veste di più alto ufficiale della Air Force, prima della scadenza del suo mandato, Wilson ha rincarato la dose di critiche sostenendo di avere grossi dubbi circa le operazioni e l’organizzazione strutturale della Space Force. Dubbi esternati in occasione di un’intervista, chiedendo provocatoriamente ai giornalisti in che modo la nuova organizzazione potrebbe fare la differenza rispetto alle altre agenzie.

Mike Griffin, da parte sua, ha replicato in termini più diplomatici che i sostenitori della Space Force non hanno mai desiderato promuovere “guerre territoriali” contro gli altri servizi militari e che, invece, la cooperazione tra agenzie è indispensabile affinché le carenze tecnologiche e organizzative del settore spaziale vengano pienamente soddisfatte.

L’ascesa della senatrice Kamale Harris alla Casa Bianca Dopo il successo nel settore giudiziario Kamala Harris punta alla presidenza degli Stati Uniti

La Senatrice democratica Kamala Harris ha dato avvio ufficialmente alla campagna presidenziale in vista delle elezioni di novembre 2020.

Ad accogliere il suo debutto nella piazza del municipio di Oakland (CA) è stata stimata una folla di oltre 20.000 persone e, secondo la CNN, si è trattato del discorso mono-candidato di apertura di campagna più seguito della storia della televisione. Un indice di ascolti così elevato potrebbe essere il risultato del suo rigore tenuto durante la permanenza nelle forze dell’ordine.

Infatti, dopo aver conseguito una laurea in Giurisprudenza all’Hastings College, la giovane Harris diede avvio alla propria carriera da Vice Procuratore Distrettuale e riuscì a farsi notare grazie alla sua intransigenza su casi di violenza organizzata, traffico di droga, e abusi sessuali.

Nel 2004 venne nominata Procuratore Distrettuale di San Francisco e, in breve tempo, il tasso delle condanne processuali per reati gravi, o anche solo per infrazioni minori, raddoppiò. Nel 2010, con la nomina a Procuratore Generale della California – la carica giudiziaria più alta dello Stato – difese cause di rilevanza nazionale e si battè per i diritti civili di milioni di statunitensi.

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