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India, tra estremismo e radicalizzazione

Il processo di ‘otherization’ (l’atto di definire come ‘diverso’ un individuo o un gruppo di persone allo scopo di ostracizzarlo e/o denigrarlo, ndr) ha reso più marcate le divisioni tra musulmani e induisti, e ciò crea un’atmosfera favorevole ai gruppi estremisti”. Così, Ashraf Kadakkal, professore di studi islamici e dell’Asia Occidentale presso l’Università di Kerala,  cerca di spiegare le ragioni che hanno portato un numero sempre più alto di giovani musulmani ad aderire alla causa di Daesh o di altre formazioni radicali, che operano sia in India, sia all’estero.

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La Nuova Zelanda e la questione delle armi

Di Natalie Sclippa

“[…] Non siamo immuni ai virus dell’odio, della paura, dell’altro. Non lo siamo mai stati. Ma possiamo essere la nazione che scopre la cura”. Con queste parole, Jacinda Ardern, primo ministro della Nuova Zelanda, a seguito degli attacchi del 15 marzo 2019 alle moschee di Al Noor e Lindwood, ha annunciato la messa al bando con effetto immediato della vendita di armi d’assalto nel paese, invitando anche altri stati a seguirne l’esempio.

Il massacro di Christchurch ha scosso la popolazione neozelandese, riaccendendo i riflettori su una questione delicata: il possesso di armi e il loro potenziamento illegale. Acquistare pistole e fucili in rivendite autorizzate e poi aumentarne la capacità con caricatori comprati online sono pratiche ormai diffuse in tutto il mondo, che però mettono in serio pericolo la sicurezza collettiva. L’autore delle stragi nei due luoghi di culto, un suprematista bianco di 28 anni, Brenton Tarrant, deteneva un’arma regolarmente registrata, che poi avrebbe usato per aprire il fuoco sui fedeli musulmani, riuniti per la preghiera del venerdì, uccidendo 50 persone.

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