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Europa: 7 giorni in 300 parole

FRANCIA

3 maggio. I due candidati rimasti in lizza per le elezioni presidenziali francesi, Emmanuel Macron e Marine Le Pen, hanno partecipato al tradizionale dibattito televisivo dell’entre deux tours. A differenza del 2002, in cui Chirac rifiutò di interfacciarsi con Le Pen padre, il leader di En Marche! ha accettato il confronto con l’avversaria.

Il dibattito si è caratterizzato per un’inconsueta aggressività, considerate le radicali differenze di posizione dei due candidati.

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Entre deux tours: due settimane per convincere Dopo una ripresa troppo lenta, Macron si scaglia contro Le Pen per convincere gli indecisi

Dopo i risultati elettorali del 23 aprile, i due candidati rimasti in lizza per la presidenza della Repubblica francese hanno ripreso con vigore la campagna. Si tratta di un momento decisivo, poiché entrambi devono cercare il consenso degli elettori dei candidati sconfitti François Fillon (Les Républicains) et Jean-Luc Mélenchon (La France Insoumise). Un’operazione non da poco, tenuto conto delle buone performance di questi ultimi. Il numero di francesi da convincere è quindi consistente. A complicare il quadro l’orientamento degli elettori di Mélenchon, altrettanto distanti dalle posizioni della estrema destra di Le Pen che all’apertura economica di Macron.

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Presidenziali francesi: i possibili ostacoli alla marcia di Macron

Il primo turno delle presidenziali francesi ha sancito un risultato storico: entrambi i candidati dei partiti che erano alla base della Quinta Repubblica (quello repubblicano-gollista e quello socialista) sono stati esclusi dal ballottaggio. Essi hanno lasciato lo spazio a due semi-outsider: Emmanuel Macron (23.7% dei voti) e Marine Le Pen (21,7%). Il primo è il leader di En Marche!, movimento nato poco più di un anno fa. La seconda rappresenta, invece, un partito considerato per anni anti-sistema, ma a cui ora ammicca una fetta sempre più consistente dell’elettorato.

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La minaccia olandese: Wilders in testa ai sondaggi L’euroscettico Partito per la Libertà sempre più vicino alla vittoria elettorale

 

Di MicheIl 15 marzo gli olandesi saranno chiamati a eleggere il nuovo Parlamento, inaugurando in tal modo un anno intenso e critico per l’Europa dal punto di vista elettorale.

Le prospettive per l’UE in riferimento a questo primo appuntamento non sono certo rosee: il Partito per la Libertà (VVD), guidato dall’euroscettico Geert Wilders, è in testa ai sondaggi con circa il 23% dei consensi. La formazione di un esecutivo da lui guidato rimane un’ipotesi improbabile, poiché nessuno dei partiti concorrenti si dimostra intenzionato a formare un governo di coalizione con il VVD. Tuttavia, questo movimento ha ritrovato pieno vigore negli ultimi anni. Ciò testimonia lo scontento di una parte consistente dell’elettorato olandese nei confronti dell’establishment politico attuale.

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FRANCIA: BERNARD CAZENEUVE E’ IL NUOVO PRIMO MINISTRO L’ex Ministro degli Esteri, fedelissimo di Hollande, sostituisce Manuel Valls a Matignon

Il 6 dicembre Manuel Valls ha rassegnato le sue dimissioni da Primo Ministro. A motivare tale decisione è stata la sua volontà di concorrere alle primarie del partito socialista (che avranno luogo il 22 e il 29 gennaio 2017) dopo la rinuncia del presideministru_prezidents_valdis_dombrov-skis_tiekas_ar_francijas_eiropas_lietu_ministru_bernaru_kazenevu_bernard_cazeneuve_7985361521 nte François Hollande a ricandidarsi per le elezioni presidenziali del 2017.

La scelta di Hollande per la formazione del nuovo governo è ricaduta su Bernard Cazeneuve. Da sempre fedele di Hollande, Cazeneuve ha incominciato la sua carriera politica proprio nel primo governo del suo “quinquennato” (presieduto da Jean Marc Ayrault) in qualità di Ministro delegato agli Affari Europei, quindi di Ministro delegato al bilancio.

Promosso a Ministro degli Interni a partire dal primo governo di Manuel Valls (aprile 2014), Cazeneuve ha avuto un ruolo di primo piano nella lotta contro il terrorismo promossa in reazione agli attentati del 2015, in particolare per quanto riguarda la gestione dello stato di emergenza. Continua a leggere

USO IMPROPRIO DI FONDI: ATTRITI TRA LE PEN E PARLAMENTO UE L’eurodeputata francese deve restituire al Parlamento europeo 339.000 euro


Lunedì 31 ottobre
il Parlamento Europeo ha reso nota la sua richiesta a Marine Le Pen, eurodeputata e leader del partito euroscettico francese Front National, di restituire 339.000 euro concessi per l’assunzione di due collaboratori, Thierry Legier e Cathérine Griset.

Secondo i controlli effhenin-beaumont_-_marine_le_pen_au_parlement_des_invisibles_le_dimanche_15_avril_2012_nettuati dall’OLAF, l’Ufficio europeo per la lotta antifrode, i due assistenti non avrebbero prestato servizio presso il Parlamento Europeo bensì in Francia, a Nanterre, presso la sede del partito. Si tratterebbe dunque di un uso illecito delle risorse concesse dall’istituzione. Continua a leggere

UNGHERIA: REFERENDUM QUOTE MIGRANTI NON RAGGIUNGE IL QUORUM Duro colpo per il primo ministro Orbán, si cerca il consenso plebiscitario

 

Domenica 2 ottobre il governo ungherese ha indetto una consultazione referendaria, circa la liceità del meccanismo di ripartizione dei richiedenti asilo tra gli Stati europei, stabilito nel Settembre 2015 dal Consiglio dell’Unione europea.

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Tale meccanismo, com’è noto, è nato in seguito alla consistente ondata migratoria di inizio 2015 e all’impatto che essa ha avuto su Paesi europei quali Grecia e Italia

Il sistema UE prevede il ricollocamento di 120.000 richiedenti asilo dagli Stati citati verso gli altri Paesi membri dell’Unione, attraverso un meccanismo di ripartizione per quote. All’Ungheria ne spettano 1.294, cifra esigua ma sufficiente a sollevare il malcontento del governo, che aveva richiesto invano alla Corte di Giustizia dell’Unione europea di annullare la decisione del Consiglio.

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