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Il sogno cinese

La Belt and Road Iniziative (BRI) è stata uno dei temi più dibattuti delle ultime settimane, con schieramenti di favorevoli e scettici contrapposti, sia a livello nazionale sia internazionale. Prima di analizzare nello specifico il Memorandum of Understanding (MoU) tra Italia e Repubblica Popolare Cinese (RPC), occorre partire da un rapido excursus sulla sua essenza.

Il progetto, nato sotto il nome di One Belt One Road e proposto per la prima volta a Pechino nel 2013, mira a fondere gli ambiti economico, geostrategico e culturale. Il potente segretario del Partito Comunista Cinese e presidente cinese Xi Jinping lo ha definito ’il sogno cinese’, formula che, nella sostanza, potremmo tradurre con ’globalizzazione cinese’.

Difatti, nella sua accezione ’internazionale’ – BRI – si traduce in un mastodontico progetto infrastrutturale multivettoriale (porti-aeroporti-ferrovie) che, nei progetti del suo principale ideatore, Xi Jinping in persona, dovrebbe fungere da volano sia per rilanciare l’economia nazionale e gli scambi commerciali con i paesi eurasiatici, sia per dare nuova linfa alla politica estera cinese, tanto rilevante agli occhi del Governo da inserirlo nella stessa Costituzione cinese.

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L’era gialloverde I due provvedimenti, che coinvolgeranno più di 5 milioni di cittadini, divengono legge

Comincia l’era del Reddito di Cittadinanza e di Quota 100. Dopo numerosi confronti, tensioni e ritorsioni, i due provvedimenti cardine delle forze di governo, rispettivamente Movimento 5 Stelle e Lega, dal 17 gennaio sono infine leggi dello Stato.

Esaminiamo innanzitutto il provvedimento più complesso, il Reddito di Cittadinanza, ossia un reddito integrativo per coloro che versano in condizioni di disoccupazione e povertà. La platea a cui si rivolge è di circa 5 milioni di italiani per cui sussistono tre requisiti: ISEE inferiore a €9.360, un patrimonio immobiliare inferiore a €30.000 (esclusa la prima casa) e un patrimonio finanziario inferiore a €6.000.

Lo stanziamento di risorse previsto è di circa €6 miliardi e verrà strutturato in modo diverso a seconda dei casi. Come anche riportato dal Blog delle Stelle, organo di informazione ufficiale del M5S, si andrà da un minimo di €780 di reddito, (€500 più €250 di integrazione al canone di locazione o mutuo) a un massimo di €1.280 per famiglie in affitto e con figli disabili per una durata massima di tre anni. Inoltre, entro aprile, dovranno essere pronti i centri per l’impiego, che saranno i centri operativi attraverso cui il Reddito si trasformerà da misura di assistenza passiva a strumento di politica attiva nei confronti dei disoccupati. Continua a leggere

Rosso Natale a Wall Street I mercati crollano alla Vigilia di Natale, additata la FED da Donald Trump

Il 24 dicembre è stata una Vigilia di Natale tra le più nere che Wall Street abbia avuto il dispiacere di affrontare. Tutti gli indici e, in particolare, quelli maggiormente legati ai colossi dell’innovazione tecnologica si sono trovati davanti a perdite milionarie, inducendo gli analisti di mezzo mondo a presagire il temuto ‘shutdown’. E shutdown, a ben vedere, è stato davvero.

In questo contesto, com’era prevedibile accadesse, non sono mancate le accuse reciproche: sul banco degli imputati, da una parte, la Federal Reserve, accusata dal presidente Trump di ‘pazzia’ per aver rivisto al rialzo i tassi d’interesse in un momento di recessione globale e di grande sofferenza dei mercati mondiali; dall’altra, lo stesso presidente statunitense, additato da più parti per aver scatenato, con le proprie dichiarazioni, il panico tra gli investitori.

Non è bastato l’impegno del Segretario di Stato per ricondurre alla normalità la situazione. Nonostante i fitti contatti intrapresi fin dalla mattinata del 24 con le maggiori banche statunitensi, è stato possibile soltanto tamponare le ingenti perdite borsistiche. Continua a leggere

Odissea Brexit Oltremanica, il dibattito sulla Brexit si prepara a ulteriori sviluppi

Ancora cambio di rotta sulla Brexit. Almeno stando a quanto accaduto alla Camera dei Comuni nei giorni scorsi, quando è stato approvato un emendamento che rappresenta una nuova spallata al governo conservatore. Il testo, promosso dal dissidente tory Dominic Grieve con il sostegno dell’opposizione laburista, prevede che, in caso di bocciatura dell’intesa presentata dalla premier Theresa May, l’accordo con l’UE passi nelle mani del Parlamento, attribuendogli potere di veto su qualunque opzione successiva.

Queste opzioni, in realtà, si aprirebbero in caso di bocciatura l’11 dicembre prossimo, data in cui il Parlamento di Westminster dovrà pronunciarsi sulla bontà dell’accordo siglato dalla premier britannica con l’Unione Europea, accordo che finora pare scontentare tutti, da destra a sinistra. Ma, più di tutti, un alleato chiave, il Partito Unionista Irlandese, il DUP, indispensabile al governo per avere una maggioranza. Continua a leggere

Suicidio europeo L’UE boccia la manovra e sanziona l’Italia

Tanto tuonò che piovve. Il 21 novembre la Commissione Europea ha bocciato la ‘manovra del popolo’. Decisione ampiamente prevista da tutti i commentatori politici, ma non per questo meno straordinaria.

Innanzitutto, bisogna capire perché tutti i commentatori avevano ampiamente previsto la bocciatura e poi occorre chiarire gli effetti economici ed extraeconomici di questa bocciatura. La Commissione ha giustificato l’applicazione della misura, per la prima volta nella storia dell’UE, in ragione di “una deviazione particolarmente grave dagli impegni presi dal governo precedente”, a cui invece era stata concessa flessibilità sui numeri di deficit e debito. Continua a leggere

The sanction game Gli Stati Uniti impongono le sanzioni, i loro alleati prendono le distanze

E alla fine arrivano le sanzioni.  Il Segretario di Stato statunitense Mike Pompeo ha salutato l’entrata in vigore delle nuove sanzioni all’Iran come “le più dure di sempre”. Pompeo ha, inoltre, spiegato che con il nuovo round di sanzioni il governo iraniano “non avrà più alcun introito da spendere in terrorismo, proliferazione missilistica, guerre per procura regionali, o programmi nucleari”.

Queste affermazioni rispecchiano appieno il sistema di alleanze mediorientali di Washington che, dopo aver ampiamente fallito il proprio piano di ‘ristrutturazione politica’ in Siria, ha sperimentato una serie di insuccessi nell’area, a vantaggio dell’alleanza russo-iraniana. Queste sanzioni dunque hanno come obiettivo sia quello, ormai passato, di spronare l’elettorato Repubblicano conservatore e anti-iraniano per le elezioni di midterm, sia di concedere ulteriore vantaggio agli ultimi due solidi alleati nella regione, ovvero Israele e l’Arabia Saudita.

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La manovra del popolo II La finale di Bruxelles

Più passano i giorni che separano il giudizio della Ue e delle istituzioni finanziarie globali dall’approvazione della Manovra del Popolo, più il solco tra il Governo Gialloverde e la Commissione Europea si fa profondo.

Dopo i dissidi tra i vicepremier Salvini e Di Maio con i commissari Moscovici e Junker, è stata la volta di Oettinger, il quale ha anticipato che “probabilmente la Commissione respingerà il Def italiano”.

La questione è abbastanza lineare per la Commissione Bilancio: se l’Italia sfora l’obiettivo della riduzione del debito pubblico, allora anche gli altri paesi dell’Eurozona si sentirebbero autorizzati a fare lo stesso.

L’argomentazione è la stessa usata a suo tempo quando si rinviarono gli aiuti alla Grecia, all’inizio della sua lunga crisi,  per evitare che altri Paesi Ue si permettessero comportamenti da “moral hazard”, sulla base di un sicuro salvataggio. Quali poi siano state le conseguenze di questo approccio le conosciamo fin troppo bene.

E dunque il rischio, anche questa volta, è quello di un meccanismo che, una volta innescato, provochi una serie di reazioni a catena che esulino dagli effetti di stabilizzazione auspicati, ottenendone il contrario.

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La manovra del popolo L’approvazione del DEF tra rilancio dei consumi e perplessità europee

A una settimana dal clamoroso annuncio della maggioranza di rompere con gli impegni presi dal governo precedente di mantenere un deficit al 1,6% del PIL per il 2018, portandolo a 2,4%, numerose sono le questioni da analizzare, sia per il contenuto della ‘Manovra del Popolo’, sia per gli scenari extra-economici, e squisitamente politici, che tali provvedimenti nazionali disegnano per tutta la UE.

Anzitutto, cosa prevede il Documento di Economia e Finanza (DEF)? Molto ambiziose e dirompenti sono le principali misure previste nella manovra. Analizziamole con ordine. Il ‘reddito di cittadinanza’ si qualifica come sussidio per chi versa in stato di estrema indigenza, da finanziarsi con 10 miliardi di euro all’anno. Il governo si aspetta così una crescita dei consumi e, unitamente alla riforma dei centri per l’impiego, si attende un aumento del turn-over lavorativo, se non una diminuzione stessa della disoccupazione.

La ‘quota 100’ è una misura che permette di diminuire nei fatti l’età pensionabile prevista dalla Legge Fornero (100 = età + anni di contributi). L’obiettivo è aumentare i posti di lavoro disponibili sul mercato, favorendo così l’occupazione. È previsto anche un aumento delle pensioni minime da 450 a 780 euro mensili. Anche questa è una manovra che aumenterebbe i consumi. Continua a leggere

Il pane amaro di Parigi Italia e Francia ai ferri corti per la Libia, ma il tempo gioca in favore di Parigi

Ancora una volta si riaccende l’eterna rivalità tra Roma e Parigi per l’oro nero di Tripoli.  In realtà, non si è mai spenta dall’inizio dell’operazione di regime changeOdissey Dawn’ della NATO, fortissimamente voluta dalla Francia nel 2011. A distanza di sette anni da quello sciagurato intervento militare, la Libia resta un Paese in rovina, diviso e con scarse prospettive di rinascita, sulle cui spoglie si gioca una partita energetica fondamentale per il nostro futuro.

Come ormai noto, sulla ‘Quarta Sponda’, si intrecciano partite locali, cioè tra governi contrapposti Ovest-Est, regionali, tra Italia e Francia, e globali, tra Stati Uniti e Russia. Gli schieramenti sono sufficientemente chiari: Tripolitania, alleata di Italia, Qatar e Stati Uniti (con legittimo mandato ONU conferito al premier Fayez al-Sarraj) contro Cirenaica, alleata di Francia, Egitto, Arabia Sudita e Russia.

Il Paese è letteralmente spaccato a metà e da più di sei anni. Nessuno ha prevalso sull’altro, in assenza di forze sufficienti ed equipaggiamento militare (ndr, in Libia vige un embargo internazionale sulle armi). L’unica ragione per cui Paese è ancora formalmente unito è la National Oil Company (NOC). La compagnia petrolifera di bandiera contribuisce per il 60% del PIL, per l’80% delle esportazioni ed eroga, tramite la Banca Centrale Libica, stipendi a tutti i funzionari pubblici (comprese le forze di sicurezza) della nazione, sia di Tripoli sia di Tobruk (‘capitale’ della Cirenaica).

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