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Identità nazionale o ‘border correction’?

A distanza di un anno e mezzo dalla chiusura del Tribunale penale internazionale per l’ex-Jugoslavia, il 17 maggio scorso il Parlamento del Kosovo ha approvato una risoluzione di condanna del ‘genocidio’ commesso dalla Serbia in Kosovo durante la guerra del 1998-1999, chiedendo, inoltre, l’istituzione di un nuovo tribunale che giudichi i crimini di guerra.

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Investimenti cinesi in Kazakistan L'influenza cinese porta con sé rischi per l'economia

Il 17 gennaio scorso, durante una visita a Pechino, il primo Ministro kazako, Bakhytzhan Sagintayev, ha concluso un accordo commerciale con il premier cinese Li Keqiang: la società cinese Xiamen Tungsten investirà 750 milioni di dollari in Kazakistan per costruire infrastrutture per l’estrazione del tungsteno, metallo noto per le sue elevate capacità termoresistenti. La Xiamen Tungsten baserà i propri investimenti sull’acquisto della holding kazaka Severniy Katpar.

Le operazioni di estrazione del raro metallo, che inizieranno presumibilmente nel 2023, vedranno coinvolto il sito Upper Karakty, secondo deposito di tungsteno al mondo. L’intesa commerciale sarà il punto di partenza per un notevole impulso all’industria mineraria del Kazakistan: sarà infatti possibile produrre fino a 12.500 tonnellate di tungsteno all’anno.

Un negoziato commerciale di questo tipo tra la Cina e altri Stati dell’Asia centrale non costituisce un caso isolato, ma, al contrario, è solo un tassello di un grande progetto commerciale. La “Belt and road initiative”, nota anche come “Nuova via della Seta”, è stata lanciata dal presidente cinese Xi Jinping nel 2013: il suo obiettivo è quello di rigenerare un macro corridoio economico tra Est e Ovest, incentivando il trasporto e la logistica. Gli investimenti cinesi sono diretti verso 65 Paesi, tra cui anche il Kazakistan, snodo centrale per i flussi commerciali. Ad essere coinvolta è tutta la regione dell’Asia Centrale: oltre al Kazakistan, Turkmenistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan.

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