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La bocciatura di Bruxelles La Commissione europea chiede all’Italia di presentare un nuovo progetto di bilancio

Martedì, la Commissione europea ha respinto il progetto di bilancio dell’Italia per il 2019, un fatto senza precedenti nella storia comunitaria, e ha chiesto al governo italiano di presentarne una nuova versione entro tre settimane, in linea con il Patto di Stabilità.

Il governo italiano non è stato, però, l’unico dell’Eurozona a ricevere una richiesta di informazioni e precisazioni da parte della Commissione. Anche Francia, Slovenia, Spagna, Portogallo e Belgio hanno ricevuto lettere di richiesta di ragguagli sui piani di bilancio da Bruxelles, ma, secondo funzionari comunitari, nessuno di questi casi è grave quanto quello italiano.

Infatti, la lettera all’Italia è stata consegnata a mano al ministro dell’Economia Giovanni Tria dal commissario agli affari monetari Pierre Moscovici solo quattro giorni dopo la presentazione del bilancio. Un’accelerazione che dimostra la gravità del caso e le differenze con la situazione degli altri cinque Paesi citati. Nella lettera al governo italiano, Bruxelles parla infatti di “non rispetto particolarmente serio degli obblighi di bilancio”, “senza precedenti” nella storia dell’unione monetaria. Continua a leggere

Savona vuole un’Europa più forte, ma prepara il piano B Il ministro auspica maggiori poteri per la BCE, ma è pronto a uscire dall’Euro

Martedì il ministro degli Affari Europei Paolo Savona si è presentato alle Commissioni UE di Camera e Senato per illustrare le linee programmatiche del suo dicastero, sostenendo la necessità di “una stretta connessione tra architettura istituzionale dell’UE e politiche di crescita” e, per salvaguardare l’Euro, proponendo di conferire maggiori poteri nella gestione del tasso di cambio alla Banca Centrale Europea.

Il Ministro ha sottolineato che “se alla BCE non vengono affidati pieni poteri sul cambio, ogni azione esterna all’Eurozona si riflette sull’Euro senza che l’Unione Europea abbia gli strumenti per condurre un’azione diretta di contrasto”. Per Savona, la soluzione sarebbe “muovere verso l’unione politica”, completando quindi il processo di integrazione europea iniziato negli anni Cinquanta. Continua a leggere

Mercati petroliferi in agitazione Il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo iraniano genera instabilità nei mercati

Con il ritiro degli Stati Uniti dall’accordo nucleare iraniano – definito ‘orribile’, ‘unilaterale’ e ‘disastroso’ dal presidente Trump – ufficializzato martedì scorso, entro i prossimi tre mesi verrà imposto “il più alto livello di sanzioni economiche” contro l’Iran, contro qualsiasi nazione che aiuti Teheran a perseguire il proprio programma nucleare e contro le società e le banche statunitensi e straniere che continuano a fare affari con il Paese.

Questa mossa, tutt’altro che imprevista, ha avuto notevoli ricadute sui mercati energetici, in particolare, provocando negli ultimi giorni considerevoli oscillazioni nel mercato del greggio. In previsione dell’uscita degli Stati Uniti dell’accordo, lunedì i prezzi del greggio sono saliti al livello più alto da novembre 2014, per poi abbassarsi martedì, recuperando alcune perdite. A seguito dell’annuncio ufficiale del Presidente, mercoledì, i future di luglio sul Brent sono nuovamente saliti del 2,5% fino a raggiungere i 76,7 dollari al barile sul mercato asiatico. Continua a leggere

Washington – Bruxelles – Pechino L’Unione Europea tra l’unilateralismo di Trump e le opportunità cinesi

 

Le tensioni tra Washington e Pechino in materia di politiche commerciali stanno mettendo l’Unione Europea di fronte a un dilemma: il blocco commerciale più grande al mondo dovrebbe schierarsi? Se sì, a favore di quale parte?

Sebbene, in teoria, gli Stati Uniti risultino l’alleato naturale per l’Europa, l’approccio avventato di Donald Trump in ambito commerciale rischia di spingere l’UE tra le braccia della Cina. Il principale interesse strategico dell’UE in questa lotta, infatti, è garantire che il sistema commerciale multilaterale sopravviva e, attualmente, sembra che questa preoccupazione sia condivisa maggiormente da Pechino, che non da Washington. Continua a leggere

Gli hedge fund nel mirino della SEC La Commissione indaga sulla gestione dei cripto-fondi speculativi

La Commissione statunitense per i titoli e gli scambi (SEC) ha intrapreso una revisione ad ampio spettro delle pratiche commerciali di oltre 200 fondi di investimento che amministrano criptovalute e offerte iniziali di monete (ICO).

Il presidente della SEC Jay Clayton ha ripetutamente ammonito che le ICO sono suscettibili alle frodi, ma, nonostante gli avvertimenti, le vendite di criptovalute hanno già raccolto circa 3,5 miliardi di dollari quest’anno, secondo le stime del sito CoinSchedule. Sebbene ciò rappresenti solo un’infinitesima parte del giro d’affari complessivo degli hedge fund (circa 3.200 miliardi di dollari), le preoccupazioni sono giustificate. Molte aziende, infatti, gestiscono meno di 150 milioni, per cui non sono tenute a registrarsi presso l’agenzia; sono proprio queste le società che suscitano le maggiori ansie riguardo a possibili frodi a danno degli investitori. Continua a leggere

Speciale elezioni: dopo il 5 manrzo L'Italia nell'incertezza

 

   Le elezioni politiche del 4 marzo hanno prodotto più dubbi che chiari risultati, tanto a livello nazionale, quanto internazionale. Esito della consultazione è la chiara assenza di una maggioranza in seno a Camera e Senato, mentre è evidente la presenza di due grandi, quanto inattesi nei numeri, vincitori: la lista del M5S e la coalizione di centrodestra, guidata dalla schiacciante vittoria del partito di Matteo Salvini.

In attesa del 23 marzo, l’elettorato attivo come quello passivo, seguito dalla stampa e dalla comunità internazionale, discute di governi futuri e si esercita nelle speculazioni.

I POSSIBILI SCENARI DI GOVERNO  

M5S + centrodestra

Seggi M5S: Camera 221, Senato 112

Seggi centrodestra: Camera 260, Senato 135

Pur non essendo uscita dalle urne una maggioranza, M5S e centrodestra si presentano come le due principali forze politiche in campo. Il M5S ha raggiunto il maggior numero di voti in qualità di partito, superato, tuttavia, dalla coalizione nel suo complesso.

Alla luce dei risultati, questo primo scenario di governo rispetterebbe particolarmente la volontà elettorale e darebbe luogo ad una maggioranza ben strutturata nei numeri, ma con forti divergenze su alcuni dei principali punti presentati nei programmi elettorali. Entrambe le forze politiche si considerano legittime destinatarie dell’incarico di formazione di governo; un nodo che verrà rimesso alla scelta del presidente Mattarella. Tuttavia, nelle dichiarazioni rilasciate dai due principali esponenti dei poli, si possono intravedere posizioni diametralmente opposte: il leader leghista, Matteo Salvini, ha escluso una collaborazione simile a quella appena presentata, contrapponendosi alla posizione più aperta assunta dai pentastellati, pronti al dialogo con ogni altra forza politica intenzionata ad appoggiare i loro principali punti programmatici.

M5S + PD

Seggi M5S: Camera 221, Senato 112

Seggi PD: Camera 86, Senato 53

Un simile scenario escluderebbe dalla compagine governativa la coalizione vincitrice di centrodestra e porterebbe al raggiungimento di una maggioranza numericamente più ristretta. Inoltre, durante la prima conferenza stampa post-elettorale, Matteo Renzi ha dichiarato di voler rispettare il voto popolare e, di conseguenza, porre il proprio partito all’opposizione parlamentare.

Una scelta che potrebbe essere non solo fonte di un profondo attrito interno, ma anche di una vera e propria scissione partitica in grado di creare nuovi possibili scenari di intese. In questo contesto si inserirebbe il possibile ruolo, marginale ma strategico, dei pochi parlamentari LeU, (Seggi Camera 14, Senato 5) il cui capo politico, Grasso, non ha mai rifiutato esplicitamente una convergenza con il M5S.

Centrodestra + PD

Seggi centrodestra: Camera 260, Senato 135

Seggi PD: Camera 86, Senato 53

Questo scenario risulta altamente improbabile, perché escluderebbe dalla formazione del nuovo governo il partito di fatto vincitore. Inoltre, “Antieuropeismo, antipolitica e odio verbale contro coloro che hanno militato tra le file del Partito Democratico”, sono le principali incompatibilità tra il PD e l’ormai partito leader della coalizione di centrodestra.

Definendole forze estremiste e antisistema, Matteo Renzi ha, dunque, escluso ogni possibilità di dialogo con le file della Lega Nord. Anche in questo caso le dichiarazioni rese accentuano l’incertezza degli scenari attuabili; Matteo Salvini, confermando la netta contrapposizione con il M5S, si è rivolto con disponibilità a eventuali membri del Partito Democratico interessati a larghe intese.

Governo di scopo

Considerate le instabilità proprie di tutti questi scenari, che difficilmente potrebbero garantire governabilità e stabilità al Paese, non si può escludere come soluzione di ultima istanza quella di un governo di larghe intese finalizzato alla modifica dell’attuale legge elettorale. Scopo principale di questa strategia sarebbe un tempestivo ritorno alle urne muniti di un meccanismo elettorale alternativo e più funzionale nell’ottica della stabilità. Per molte forze politiche, la risultante situazione di stallo sarebbe imputabile ai meccanismi dell’attuale legge elettorale.

Un primo banco di prova per le trattative che porteranno alla formazione del nuovo governo sarà la convocazione delle Camere prevista per il 23 marzo. In questa occasione l’elezione dei rispettivi Presidenti manifesterà un primo e parziale assetto politico.

Di Erica Ambroggio e Luca Rebolino

LE REAZIONI DI COMUNITA’ INTERNAZIONALE E STAMPA ESTERA

Il populismo, l’instabilità governativa, il ruolo dell’immigrazione sull’esito delle votazioni e l’euroscetticismo sono i temi più dibattuti da opinione pubblica e politica estera all’indomani delle elezioni italiane.

Russia

Anche al Cremlino c’è soddisfazione per la vittoria delle forze euroscettiche, vista come un ulteriore avvicinamento tra Roma e Mosca.

Il pensiero degli esperti va subito alle sanzioni comminate a seguito dell’annessione della Crimea e del sostegno militare ai separatisti del Donbass. Il deputato e presidente della Commissione Esteri della Duma, Slutsky, vede nel nuovo governo italiano la fine delle sanzioni da parte di Bruxelles, mentre il suo omologo al Senato Kosachyov guarda con cautela al voto italiano, dal momento che il nuovo governo dovrà cercare di inserirsi ed emergere in Europa, prima di guardare alla Russia.

Il direttore del Centro Carnegie di Mosca, Dmitri Trenin, sottolinea che, nonostante le intense relazioni tra i due Paesi, l’Italia difficilmente si discosterà dalle posizioni dei maggiori Paesi europei, per via dei forti vincoli ai quali è legata, quali l’Unione Europea e la NATO.

Stati Uniti

Dagli Stati Uniti, Charles Kupchan – ex direttore dell’Ufficio Europeo del Consiglio per la Sicurezza Nazionale – definisce la situazione post-elettorale un “terremoto”, in quanto l’Italia è l’unico Paese europeo in cui i partiti di centro non sono riusciti a contenere l’espansione della Destra e del populismo, a differenza delle recenti esperienze francese e tedesca.

Tuttavia, l’amministrazione Trump vede di buon grado la vittoria dei movimenti anti-establishment, purché vengano confermati gli impegni assunti con gli Stati Uniti, quali lotta al terrorismo, stabilizzazione in Libia e sostegno alla NATO.

Tra i due vincitori, la Lega Nord appare più vicina alla linea seguita da Trump, data la comunanza di idee su immigrazione ed economia. Un punto a sfavore del M5S, inoltre, è la volontà di riformare radicalmente il Patto Atlantico.

Di tutt’altro parere è Steve Bannon, ex stratega di Trump, il quale prevede un crollo della moneta europea per mano delle ondate populiste e sovraniste presenti in tutto il Vecchio Continente.

Europa

Nel momento in cui i membri della SPD approvavano la GroKo con la CDU di Merkel e Macron annunciava buone notizie per l’Europa, in Italia le ambizioni europeiste del Presidente francese venivano disilluse a colpi di voto. Nel momento in cui l’Unione Europea sembrava riprendere vigore dopo Brexit e lo scampato pericolo alle elezioni francesi l’anno scorso, in Italia le forze populiste e anti-europeiste hanno ottenuto più della metà dei voti.

La stampa francese (Le Monde) e inglese (The Guardian) prevede già futuri ostacoli per i piani di Macron e Merkel, nonché un lungo periodo di incertezza politica per il Bel Paese, come pronosticato tempo fa da Junker. Dal momento che nessun partito ha raggiunto la maggioranza, l’Italia si ritrova a fare i conti con un “parlamento orrendamente sospeso”, per utilizzare le parole de The Guardian.

Le elezioni italiane hanno tuttavia suscitato reazioni positive da parte dell’UKIP inglese e da Madame Le Pen del FN francese, la quale si congratula con il leader della Lega Matteo Salvini. Il 17% totalizzato da quest’ultimo partito sia alla Camera sia al Senato solleva numerose preoccupazioni all’estero: l’avanzata della destra populista ed euroscettica in Europa sembra destinata a non fermarsi. Secondo Le Monde, l’Italia in particolare è entrata in una fase di “eurodelusione” in risposta ad un sentimento di abbandono nella gestione della questione migratoria. Un voto che riflette dunque una vera e propria “vendetta elettorale”, secondo El Pais, contro l’Europa e contro il sistema.

Da tutte le testate internazionali, il Movimento 5 Stelle viene indicato come il vero vincitore di queste elezioni. Malgrado la loro denominazione di movimento “populista”, dovuta, secondo Le Monde, alla loro organizzazione orizzontale e ad un programma confuso, i 5Stelle sono stati in grado di attirare elettori sia di destra sia di sinistra, riporta il New York Times, soprattutto grazie “alla loro abilità di moderare le posizioni più dure su temi controversi”. Artefice di questo cambiamento, per il Wall Street Journal, è stato Luigi Di Maio, “una delle figure più moderate del movimento”, che “ha lavorato per rimuovere l’immagine di forza politica ostile all’imprenditoria e all’Eurozona”.

L’altro vincitore evidente è Matteo Salvini: per il NYT, “fan entusiasta di Le Pen e Trump, ha alimentato le fiamme del nazionalismo, dell’etnocentrismo e della xenofobia”. Tuttavia, “non è Trump: commette raramente delle gaffe e rispetta attentamente il suo copione”. Oltre alle posizioni contro l’immigrazione, viene citato per il suo programma euroscettico e per la sua simpatia verso Putin.

Infine, la stampa internazionale dedica spazio anche alla disfatta del Partito Democratico di Matteo Renzi. Per il New York Times, il risultato del PD si colloca all’interno del collasso della sinistra europea, mentre il francese Libération indica alcune colpe individuali di Renzi: una personalità spesso arrogante e autoritaria, il tradimento di alcune promesse fatte e la creazione del cosiddetto “Giglio magico”.

Di Micol Bertolini, Federica De Lollis, Lorenzo Gilardetti e Vladimiro Labate

ECONOMIA

Il trionfo del Movimento 5 Stelle e della Lega Nord è collegato geograficamente a due tematiche: immigrazione e disoccupazione. La Lega Nord è uscita vincente nelle regioni del Nord in cui vi è stato un maggiore afflusso di migranti, mentre il M5S ha fatto bene al Sud, tanto che Paolo Bricco, de Il Sole 24 Ore, giunge a considerare “il Sud dei Cinque Stelle come l’Ohio di Trump”.

Data l’incertezza sulla composizione del prossimo governo, si richiameranno brevemente i principali punti dei programmi economici dei vincitori di questa tornata elettorale, per poi esaminare le reazioni dei mercati.

Movimento 5 Stelle

Il programma del partito guidato da Luigi Di Maio, invece, prevede un aumento della spesa pubblica nell’educazione e nella sanità, 10.000 nuove assunzioni nelle forze dell’ordine e nelle Commissioni territoriali per il diritto di asilo, superamento della Legge Fornero, reddito di cittadinanza, riduzione delle aliquote IRPEF e dell’IRAP e, infine, esenzioni fiscali per i redditi più bassi. Nel complesso, l’obiettivo di tagliare del 40% il rapporto debito/PIL in 10 anni, senza rinunciare agli investimenti, secondo Perotti su La Repubblica, non disporrebbe delle coperture necessarie, portando a un disavanzo di 63 miliardi di euro.

Lega Nord

Il programma economico del partito di Matteo Salvini annovera l’adeguamento degli stanziamenti per la Difesa, un Piano Marshall per l’Africa, l’abolizione della Legge Fornero e una nuova riforma previdenziale, l’introduzione di una flat tax per famiglie e imprese, stimoli per gli investimenti e per l’occupazione e il pagamento dei debiti della PA tramite l’emissione di mini-BOT. Sempre secondo Perotti, a fronte di spese per 310 miliardi di euro, le coperture equivarrebbero a soli 10 miliardi, con un disavanzo di 300 miliardi.

I mercati

Nonostante la situazione incerta, i mercati europei hanno reagito bene, più stimolati dalla prospettiva della creazione della Grosse Koalition che intimoriti dal rischio politico italiano. Piazza Affari ha aperto in negativo, con lo spread BTP-Bund a 10 anni che è salito dall’1,42% all’1,46%, ma non ci sono stati ulteriori contraccolpi a livello continentale.

Un eventuale governo di centrodestra, secondo le previsioni di Unicredit, farebbe balzare lo spread BTP-Bund fino a quota 200, mentre un governo pentastellato lo farebbe salire oltre quota 210. Meno doloroso per i mercati, in teoria, sarebbe un ritorno alle urne in tempi brevi e con una nuova legge elettorale che garantisca maggiore stabilità al Paese.

Di Luca Bolzanin

La Cina mette la freccia e si prepara a condurre Pechino cerca un nuovo campione per diventare leader nel segmento NEV

Nonostante la Cina sia diventata il più grande mercato automobilistico del mondo per numero di vetture vendute, superando Stati Uniti e la Germania, i produttori cinesi non hanno ancora raggiunto il prestigio dei marchi ‘premium’ tedeschi e statunitensi. Anzi, proprio grazie alle politiche di sviluppo dei precedenti governi, i produttori stranieri sono stati in grado di costruire imprese altamente redditizie nel Regno di Mezzo e consolidare ulteriormente il loro dominio globale.

Tutto questo, però, potrebbe cambiare. La volontà del presidente Xi Jinping di riscrivere le norme stradali per abbattere l’inquinamento e ridurre la dipendenza del Paese dalle importazioni di petrolio potrebbe giovare notevolmente alla sua industria automobilistica. Infatti, le normative ambientali e gli incentivi alla produzione potrebbero accelerare lo sviluppo di una casa automobilistica di grandi dimensioni nel segmento dei veicoli elettrici, assicurando finalmente alla Cina un marchio automobilistico di livello mondiale. In particolare, il governo di Pechino sembra determinato a identificare la più promettente tra le 80 aziende che sviluppano veicoli di nuova energia (NEV), aiutando i produttori più forti ad entrare nel club delle principali case automobilistiche globali.

Dal 2009 al 2015, il governo ha speso 7,6 miliardi di euro per finanziare gli acquisti di NEV. Inoltre, per aumentare la domanda, viene offerto uno sconto del 10% sulle imposte agli acquirenti di veicoli di nuova energia. Grazie a queste misure, le vendite di NEV (veicoli elettrici, ibridi plug-in e veicoli a celle a combustibile) potrebbero superare le 700.000 unità nel 2017 e 1 milione nel 2018, sostiene Xu Haidong, assistente Segretario Generale dell’Associazione cinese dei produttori di automobili. Il governo ha fissato un obiettivo di 7 milioni di veicoli entro il 2025, per raggiungere il quale sarà necessario elargire sussidi ed emanare norme più restrittive sulle auto a combustibili fossili.

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Lo scontro del secolo: Silicon Valley Vs. Washington D.C. La campagna delle Big Tech per la neutralità della Rete si scontra con la politica

 

Temendo l’approvazione, il prossimo 14 dicembre, di un provvedimento della Federal Communications Commission che potrebbe spostare l’equilibrio di potere da Google, Facebook, Amazon e Netflix verso le grandi aziende di telecomunicazioni, numerose società della Silicon Valley si sono mobilitate per tutelare la neutralità della Rete.
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Nuova energia per la Cina Si consolidano le relazioni tra Cina e Russia nel settore petrolifero

CEFC China Energy Company, impresa fondata nel 2002 e passata in 15 anni da piccolo commerciante locale di energia a gigante del commercio globale, ha venduto il suo primo carico di greggio russo derivante dall’acquisto, formalizzato a settembre, di una partecipazione da 9 miliardi di dollari in Rosneft Oil Company. Con l’acquisizione di una quota del 14,16% della società russa, CEFC è diventata il terzo azionista dopo lo Stato russo e l’inglese BP. In base all’accordo, il colosso energetico russo fornirà all’impresa con sede a Shanghai fino a 60,8 milioni di tonnellate di greggio in cinque anni. Continua a leggere

La “beautiful normalization” della FED A pochi mesi dalla fine del suo mandato, la Yellen cambia rotta in politica monetaria

La Federal Reserve, tramite la voce della sua presidente Janet Yellen e di parte del suo entourage, annunciando di voler proseguire nel progetto di abbandono delle recenti politiche monetarie, ha provocato – senza però sconvolgere i mercati finanziari – l’innalzamento delle aspettative di mercato riguardo un imminente aumento dei tassi di interesse. L’effetto è stato rafforzato dall’annuncio, di mercoledì scorso, di un “piano” per la riforma e la riduzione delle tasse negli Stati Uniti. Ciò avviene in un contesto di forti incertezze sulla composizione e guida del Consiglio dei governatori. Questo, tuttavia, accresce le probabilità che la Fed riesca a proseguire con successo nella sua politica di normalizzazione della politica monetaria, dopo essersi affidata per anni a misure sperimentali.

 

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