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Il Canada accoglierà un milione di immigrati entro il 2021 Una decisione volta a rendere l’economia del Paese più competitiva sulla scena globale

Il parlamento canadese ha annunciato la decisione di accogliere un milione di immigrati entro il 2021: un obiettivo ambizioso, presentato dal ministro dell’immigrazione Ahmed Hussen nel piano triennale del governo.

Oltre 286.000 immigrati sono stati accolti in Canada nel 2017 e, secondo i piani dell’attuale governo canadese, i nuovi ingressi saranno suddivisi in frange annuali da 350.000 immigrati per il 2019, 360.000 per il 2020 e 370.000 per il 2021. Queste cifre corrispondono a un ingresso annuale pari all’1% della popolazione del Paese. “Gli ingressi graduali permetteranno al nostro sistema di processare questi cambiamenti, cosicché le comunità possano integrarli e le partnership locali sull’immigrazione possano fare il proprio lavoro ha dichiarato Hussen.

Ahmed Hussen, egli stesso immigrato dalla Somalia, ha sottolineato come tale decisione sia stata presa alla luce del calo del tasso di natalità e dell’invecchiamento della popolazione canadese. Secondo i dati ufficiali, i livelli di natalità degli immigrati sono 4 volte più alti rispetto a quelli dei canadesi e contribuiscono ai tre quarti della crescita demografica totale.

Gli immigrati che il Canada si prepara ad accogliere saranno così suddivisi: il 58% sarà riservato ai migranti economici, il 27% sarà destinato ai ricongiungimenti familiari e, infine, il 14% sarà rivolto ai rifugiati e ai richiedenti asilo. Si tratterebbe, dunque, in maggioranza, di “skilled migrants”, persone istruite e pronte a essere inserite nel tessuto lavorativo del Paese. Continua a leggere

Barr è il nuovo ministro della Giustizia e Nauert l’Ambasciatrice ONU L’ex giornalista sostituirà Nikki Haley, mentre Barr dovrà essere confermato dal Senato

Il presidente Donald Trump ha annunciato due nuove nomine negli alti gradi della sua amministrazione: William Barr, nuovo ministro della Giustizia, prenderà il posto di Jeff Sessions; Heather Nauert, ambasciatrice all’ONU, al posto di Nikki Haley che lascerà la poltrona a fine anno.

Decisioni che non sono state esenti di critiche e dubbi. La nomina di Nauert, in particolar modo, ha suscitato delle perplessità legate alla sua scarsa formazione politica. Ex-giornalista di Fox News e conduttrice di uno dei programmi preferiti del Presidente, “Fox and Friends”, nell’aprile 2017 è stata nominata portavoce del Dipartimento di Stato. Continua a leggere

Nord America: 7 giorni in 300 parole

STATI UNITI

30 novembre. Michael Cohen, l’ex avvocato personale di Donald Trump, si dichiarerà colpevole di aver mentito dinnanzi al Congresso in relazione al proprio coinvolgimento nel Russiagate. Prima della partenza per il G20, Trump ha definito l’inchiesta condotta dal procuratore speciale, Robert Muller, “un’illegale caccia alle streghe in stile Joseph McCarthy”. Continua a leggere

Nord America: 7 giorni in 300 parole

STATI UNITI

9 novembre. Un’ex marine ha aperto il fuoco durante una festa studentesca in corso nella città di Los Angeles, uccidendo 12 persone. Ian David Long, 28 anni e autore del gesto, dopo la sparatoria si è tolto la vita. Non è ancora chiaro il movente, ma lo sceriffo della Contea di Ventura, Geoff Dean, ha comunicato che il giovane avrebbe sofferto di disturbi mentali. Si tratta dell’ennesima sparatoria, che riapre il dibattito sul possesso delle armi da fuoco negli Stati Uniti.

9 novembre. Alla vigilia delle celebrazioni per il centenario dell’armistizio della Prima Guerra Mondiale, Donald Trump ha attaccato con un tweet la proposta di creare un esercito europeo di Emmanuel Macron: “è un grosso insulto, ma forse l’Europa dovrebbe prima pagare la sua quota alla Nato, che gli Stati Uniti sovvenzionano in gran parte”.

11 novembre. La California è devastata dalle fiamme. Il bilancio con il passare dei giorni è salito a 50 morti e 200 dispersi. Bruciando 505 km quadrati e contenuto solo del 35%, Camp Fire è considerato il più devastante e mortale incendio della storia della California. Favorito da una siccità senza precedenti, ha costretto più di 250 mila persone a lasciare le proprie abitazioni.

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USA: possibile stretta sui diritti dei transgender Il sesso sarebbe determinato esclusivamente alla nascita

In un articolo pubblicato domenica scorsa 21 ottobre dal New York Times, è stata rivelata l’esistenza di un memorandum del Dipartimento per la Salute che propone una definizione restrittiva di genere, basata sui genitali della persona alla nascita. Una decisione che considererebbe il genere come una condizione esclusivamente biologica e, dunque, immutabile.

Ciò porterebbe all’eliminazione del riconoscimento federale di circa 1.4 milioni di cittadini che si identificano in un genere diverso da quello di nascita. Qualsiasi controversia sul genere, secondo quanto scritto nel memorandum, dovrebbe essere risolta unicamente con l’ausilio di test genetici ‘affidabili’.

Immediata la mobilitazione della comunità LGBTQ, che ha già organizzato due manifestazioni, a New York e a Washington, e lanciato l’hashtag #WontBeErased sui social media. “C’è stata una risposta così massiccia perché questo attacco sta essenzialmente cercando di cancellare la comunità trans da questo Paese”, ha affermato Sarah Kate Ellis, presidente e AD di Glaad, un gruppo di difesa delle persone LGBTQ.

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Rilasciato il pastore Brunson dalla prigionia turca È l’inizio della distensione dei rapporti tra Turchia e USA?

Dalle carceri turche all’incontro con il Presidente alla Casa Bianca: il pastore evangelico Andrew Brunson, protagonista suo malgrado della crisi dei rapporti tra la Turchia e gli Usa, è stato rilasciato dopo 3 anni di prigionia. Immediato l’incontro con Donald Trump che lo ha definito “un grande cristiano che ha attraversato una esperienza molto dura”. Giunto allo studio Ovale, il pastore si è inginocchiato e, ponendo una mano sulla spalla del Presidente, ha recitato una preghiera per lui. Continua a leggere

Kavanaugh nominato alla Corte Suprema Le accuse di molestie sessuali dividono il Paese

Il 6 ottobre scorso, con 50 voti a favore e 48 contrari, il Senato ha confermato la nomina del giudice Brett M. Kavanaugh alla Corte Suprema.

Figura di spicco tra i conservatori, Kavanaugh è stato al centro di un’animata protesta in seguito alle accuse di molestie sessuali rivoltogli da tre donne.

La prima a farsi avanti contro il giudice è stata Christine Blasey Ford, professoressa di psicologia dell’Università di Palo Alto. Dopo aver inviato una lettera confidenziale a inizio estate, ha deciso di abbandonare l’anonimato dichiarando: “Non sono qui perché voglio esserlo. Sono terrorizzata. Sono qui perché penso che sia mio dovere civico raccontarvi cosa mi è successo”. Continua a leggere

Russiagate, Manafort si dichiara colpevole di cospirazione L’ex capo della campagna elettorale di Trump collaborerà con il Procuratore speciale

 

Dopo essersi dichiarato innocente per mesi, Paul Manafort, l’ex-responsabile della campagna elettorale di Donald Trump, ha deciso di collaborare con il procuratore speciale Robert S. Mueller. L’accordo prevede che Manafort cooperi “pienamente e onestamente” sulle indagini condotte nel caso Russiagate. “Voleva assicurarsi che la sua famiglia fosse in grado di restare al sicuro e vivesse una vita buona. Ha accettato la sua responsabilità”, ha dichiarato Kevin Downing, l’avvocato difensore. Continua a leggere

L’eredità politica di John McCain “Al mio funerale parlino Obama e Bush, gli uomini che mi hanno sconfitto”

Lo scorso 24 agosto si è spento, a 81 anni, il senatore Repubblicano John McCain. La sua morte arriva dopo la recente decisione di sospendere le cure contro il tumore al cervello che gli era stato diagnosticato un anno fa. Ai funerali erano presenti gli ex-presidenti degli Stati Uniti George W. Bush e Barack Obama, che durante la funzione lo hanno ricordato come un avversario stimato e un uomo dedito alla propria patria. Grande assente, secondo l’espressa volontà di McCain, Donald Trump, il quale si è limitato twittare un conciso messaggio di condoglianze alla famiglia.

Proveniente da una famiglia di ammiragli, McCain si dedicò anch’egli alla vita militare.

Nel 1967, durante la guerra in Vietnam, venne catturato e tenuto in prigionia per 6 anni. Definito eroe di guerra per non aver confessato nulla nonostante le torture subite, ricevette le più alte onorificenze. Fu negli anni Ottanta che scoprì la passione per la politica e si distinse fin dal principio per la sua personalità indipendente, anche all’interno del suo stesso partito, tratto che gli costò il soprannome di Maverick, “cane sciolto”.

Nel 2000 si candidò alla Casa Bianca, correndo per le primarie del Partito Repubblicano, vinte poi da George W. Bush. Nel 2008 riuscì a conquistare la nomination, ma venne battuto poi da Barack Obama. Nonostante McCain e Trump appartenessero allo stesso partito, si sono scontrati più volte con parole talmente dure che hanno portato alla decisione di non volere l’attuale inquilino della Casa Bianca al proprio funerale. Il punto di rottura è avvenuto quando lo scorso anno McCain annunciò il no decisivo alla cancellazione dell’Obamacare, misura tanto voluta da Trump.

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