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Von der Leyen e immigrazione: primi passi verso l’Italia?

Determinazione e voglia di cambiare. Questi i due punti di riferimento presi dalla ex-ministra della Difesa tedesca entrante alla carica di Presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, confermata dai parlamentari europei il 16 luglio scorso. 

Le sue ambizioni si evincono dalla presentazione del suo programma politico per il futuro dell’Europa: di fronte ad un continente sempre più instabile e frammentato, l’obiettivo generale è rafforzare la collaborazione europea sui temi più caldi, in primis il cambiamento climatico e i flussi migratori nel Mediterraneo. Un approccio pienamente europeista e riformista, dunque, che ha creato delle spaccature nel Governo italiano già a partire dalla votazione: mentre il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il Movimento Cinque Stelle hanno sostenuto la candidatura di Von der Leyen, il ministro dell’Interno Matteo Salvini si è scostato dal voto del Parlamento europeo insieme agli altri membri del suo partito. 

Si può leggere il ‘no’ di Salvini come un segno di diffidenza verso la neo-eletta. Ursula Von der Leyen, infatti, rappresenta l’orientamento europeista e moderato che è condiviso, tra gli altri, anche da Emmanuel Macron e Angela Merkel, figure importanti di un’Unione Europea che, secondo Matteo Salvini, sarebbe stata inefficiente nell’assistere l’Italia – in quanto stato di frontiera – negli ultimi anni. In realtà, in tema di gestione dell’immigrazione, Von der Leyen sembra seguire, in qualche misura, una linea non del tutto differente da quella sostenuta a parole dal ministro Salvini.

Innanzitutto, sostiene che su un tema così delicato sia necessaria la più ampia collaborazione tra gli stati europei. Durante un’audizione al Parlamento europeo tenutasi a inizio luglio, l’allora candidata ha detto di voler ridare vita all’Operazione Sophia per il salvataggio di persone in mare. Questa operazione era stata lanciata all’epoca della crisi migratoria del 2015, durante la quale la stessa Von der Leyen aveva deciso di inviare la marina tedesca per offrire aiuto umanitario assieme ad altri volontari europei. I l risultato, secondo stime ANSA, era stato il salvataggio di circa 44.900 vite nel corso dei successivi due anni. 

Collaborazione, dunque, ma anche rispetto dei principi europei e diritti fondamentali: nel 2015 Von der Leyen criticò l’Ungheria per l’uso di gas lacrimogeni contro i richiedenti asilo alla frontiera. «È molto importante che ci atteniamo al rispetto della dignità umana e dei diritti umani», riferì a CNN, «I rifugiati devono essere trattati decentemente». Questa linea di apertura si riflette anche in un’esperienza personale di Von der Leyen, che nel 2014 aveva ospitato temporaneamente un giovane rifugiato siriano, aiutandolo anche a trovare un posto per un apprendistato. «Ha arricchito le nostre vite» aveva commentato lei a Der Spiegel. «Così tanti rifugiati vorrebbero arrivare sul suolo tedesco e farsi una nuova vita in Germania. Dovremmo perseguire e supportare questa strada, solo in questo modo l’integrazione avrà successo». Nel 2016, infatti, Von der Leyen annunciava dei piani di formazione di rifugiati nel Bundeswehr in aree tematiche quali la medicina e la tecnologia.

Tuttavia, sarà necessario anche rafforzare la gestione degli arrivi al confine europeo. Nel programma stilato per la Commissione, oltre alla prioritaria ambizione di un’Europa più verde e digitalizzata, Von der Leyen afferma di volere anche un’Europa più sicura in tema di immigrazione controllata. Occorre quindi una duplice azione: da una parte stabilizzare le frontiere esterne, anche attraverso un potenziamento del numero di guardie costiere dell’Agenzia europea per le frontiere (FRONTEX); dall’altra, modernizzare il sistema comune di asilo. Bisognerà poi, sostiene sempre Von der Leyen, collaborare direttamente con i paesi di origine dei migranti per arginare l’attività dei trafficanti di esseri umani e cooperare con paesi terzi per gestire i flussi migratori. 

Ciò che resta da scoprire è l’impatto che questo duplice approccio avrà sulla situazione italiana. Da un lato, lo spirito democratico-conservatore e moderato della Von der Leyen non può essere compatibile con le politiche che il Governo italiano ha implementato negli ultimi anni: mentre la prima auspica una progressiva integrazione dei rifugiati, il cosiddetto Decreto Sicurezza del 4 ottobre 2018 ha imposto norme più restrittive per ottenere lo status di protezione internazionale e, circoscrivendo l’accesso allo SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) solo ai rifugiati, non prevede percorsi più lunghi e articolati di integrazione dei richiedenti asilo.

Inoltre, Von der Leyen ha criticato gli interventi italiani nel bloccare, in certe occasioni di particolare risonanza mediatica, l’accesso di alcune navi legate a ONG allo spazio marittimo italiano. Ha chiesto invece una maggiore diplomazia su queste materie: quando interrogata in merito alla vicenda della nave SeaWatch 3 e di Carola Rackete, ha sostenuto che salvare vite umane rimanga un obbligo morale e si è dissociata dalla politica dei ‘porti chiusi’. 

Tuttavia, per certi versi, la presidente sembra correre sullo stesso binario del ministro italiano. In primis, ha sostenuto che il salvataggio di vite in mare «non risolve nulla del problema principale» e che siano necessarie misure di prevenzione degli sbarchi. Inoltre, in un’intervista ai giornali del consorzio Lena, tra cui La Repubblica, la neo-eletta ha dichiarato che «i paesi del confine esterno dell’Unione meritano la nostra solidarietà». Secondo Von der Leyen, è indispensabile «una riforma del sistema disfunzionale di Dublino», che obbliga il primo paese di approdo ad essere responsabile delle richieste di asilo. Su questo punto c’è un evidente accordo, perlomeno a livello di dichiarazioni, con il ministro Salvini, che ha spesso criticato il sistema di Dublino (pur, come è noto, non presenziando a numerosi incontri mirati a modificarlo).

Anche nel programma ufficiale stilato per la Commissione, uno degli obiettivi evidenziati da Von der Leyen è proprio modificare il sistema comune di asilo, ma ciò potrà essere fatto solamente attraverso una forte cooperazione fra gli stati membri. In generale, seppur con varie distanze in quanto a principi politici, l’UE di Ursula Von der Leyen si presenta come più comprensiva verso le esigenze italiane nel Mediterraneo: resta da vedere se in questo campo una sempre più stretta unione si realizzerà davvero.