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La Norvegia disinveste dagli idrocarburi e guarda al futuro

Nell’ambito europeo, i paesi scandinavi rappresentano validi modelli di crescita economica sostenibile. Tuttavia, a differenza delle vicine repubbliche di Danimarca e di Svezia, la Norvegia ha potuto beneficiare, nel corso degli anni, delle ingenti riserve petrolifere al largo delle proprie coste, per dare vita a uno tra i maggiori fondi sovrani al mondo.

Infatti, analogamente a numerose economie avanzate o esportatrici di materie prime, come la Cina e gli Emirati Arabi Uniti, il fondo sovrano costituisce per lo stato norvegese uno speciale strumento di investimento per mettere a frutto i proventi dell’attività economica locale in ulteriori strumenti finanziari, come azioni, obbligazioni e beni patrimoniali, in tutto il mondo, al fine di sovvenzionare lautamente la spesa pubblica a beneficio dei poco più di cinque milioni di abitanti che popolano la nazione.

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La Commissione Europea respinge la fusione Alstom-Siemens Il verdetto di Bruxelles ha lasciato l’amaro in bocca anche ai governi di Parigi e Berlino

Le indiscrezioni e le successive trattative di una fusione tra il gruppo transalpino Alstom, che produce i noti TGV francesi, e Siemens, che ha rivoluzionato la mobilità su ferro tedesca, si sono protratte dal settembre del 2017 sino al 6 Febbraio scorso, quando la Commissione europea, per mezzo di un comunicato stampa, ha formalmente posto il veto sull’operazione, fugando così ogni dubbio sulla sua fattibilitá.
La novità della fusione, infatti, qualora avesse avuto successo, avrebbe permesso di riunire i due maggiori fornitori di soluzioni di materiale rotabile e di segnalamento ferroviario all’interno dello spazio economico europeo non solo in termini di attività combinate, ma anche in termini di impronta geografica delle loro attività. In questo modo, sarebbe sorto un vero e proprio colosso europeo del trasporto ferroviario, capace di offrire soluzioni innovative per i binari del Vecchio Continente e non solo.
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Dopo il tracollo in Borsa e la crisi di fatturato, Apple guarda oltre l’iPhone Il 2019 si preannuncia in salita per il gigante di Cupertino

Il significativo calo del fatturato, relativo all’ultimo trimestre del 2018, rappresenta solo una delle molteplici fonti di preoccupazione per i vertici della ‘regina’ della Silicon Valley.

Il crollo verticale del titolo Apple alla borsa di Wall Street registrato il 3 gennaio scorso, infatti, testimonia ancor più nettamente il periodo di crisi senza precedenti che l’azienda statunitense sta attraversando. Basti pensare che, per ritrovare azioni Apple dal valore di 142,19 dollari l’una, come la settimana scorsa, bisogna riportare il calendario a marzo del 2016, quando il valore del titolo sfiorò i 143 dollari ad azione. Continua a leggere

Gas naturale liquefatto: la Russia lancia la sfida agli USA “Yamal LNG”, il nuovo impianto della russa Novatek, è entrato a pieno regime

È indubbio che, sin dalla fine del secolo scorso, la Federazione Russa detenga saldamente il primato nella produzione e nell’esportazione di gas naturale, che costituisce ancora oggi uno dei combustibili fossili più impiegati, non soltanto nel settore secondario. La posizione dominante del Paese eurasiatico nel mercato del gas naturale, tuttavia, non è merito soltanto delle ingenti riserve del suo sottosuolo. Continua a leggere

Tim: si acuisce la crisi di Governance i risultati del gruppo L’allontanamento dell’AD Amos Genish mira ad aprire una nuova fase

I conti perennemente in rosso del gruppo TIM, che già da gennaio 2016 ha portato sotto un unico marchio anche tutte le attività della ex Telecom Italia, non lasciano senz’altro sonni tranquilli agli amministratori e agli azionisti del gruppo.

Sulla scia del 2017, infatti, come già certificato a marzo dalla società di revisione PwC, le attività del gruppo hanno registrato una perdita di 800 milioni di euro, connessa alla svalutazione dell’avviamento domestico per 2 miliardi, senza la quale l’utile netto si sarebbe attestato a 1,2 miliardi euro.

Alla presentazione dei risultati del gruppo per il terzo trimestre, tenutasi il 12 novembre scorso a Milano, l’amministratore delegato Amos Genish ha imputato le difficoltà dell’ultimo trimestre principalmente a due fattori avversi. Da una parte, le decisioni dell’Autorità di vigilanza di passare da una fatturazione di 28 giorni a una di 30 a partire dallo scorso aprile; dall’altra, l’ingresso nel mercato italiano del nuovo operatore Iliad, che ha sconvolto ogni precedente tendenza positiva. Continua a leggere

Tra tradizione e innovazione, Pam Panorama punta all’espansione all’estero La catena di supermercati italiana svela i piani di sviluppo inediti e guarda oltreconfine

Pam Panorama, società del gruppo Pam che proprio in questi giorni d’autunno taglia il traguardo dei 60 anni di attività, ha da poco svelato i propri piani di sviluppo strategici per i prossimi due anni, che si preannunciano piuttosto impegnativi.

Crescita dell’area food, raddoppio dei punti vendita di piccola e media superficie in Italia e debutto dell’insegna in Europa. Sono questi i principali obiettivi che l’amministratore delegato del gruppo, Gianpietro Corbari, ha presentato alla stampa a Milano la settimana scorsa.

Se oggi, infatti, il gruppo conta già oltre 1.000 punti vendita di diversa metratura solo in Italia – in cui, nel 2017, il comparto food rappresentava il 94% dei 2,4 miliardi di euro di fatturato -, entro il 2020 esso punta ad arrivare al 98%.

La ricetta del successo fin qui ottenuto e dello sviluppo nel futuro prossimo si fonda sugli investimenti nello sviluppo della rete, ai quali Pam Panorama conta di dedicare risorse importanti: dei 120 milioni di euro pianificati fino al 2020, circa la metà sarà destinata alle nuove aperture, mentre i restanti 60 milioni saranno investiti in tecnologia (sviluppo applicazioni online) e in ristrutturazioni dei punti vendita esistenti. Continua a leggere

A tre anni dal Dieselgate, il mercato dell’auto in Europa è ancora in affanno Benché la flessione delle vendite sia innegabile, non mancano le eccezioni

A tre anni dallo scoppio dello scandalo “Dieselgate” in Germania, che ha messo in discussione la veridicità dei dati relativi alle emissioni dei propulsori a gasolio della Volkswagen, il mercato dell’auto sembra ancora risentirne le conseguenze in tutta Europa.

Se, infatti, nello scorso mese di agosto i volumi di vendita di molti costruttori europei sono di poco aumentati almeno rispetto al 2017, lo stesso non si può dire per i tre trimestri dell’anno in corso e, soprattutto, per l’appena concluso mese di settembre. In questi 30 giorni le immatricolazioni di auto nuove in Europa sono infatti diminuite del 23,4 %; un risultato per certi versi atteso, legato all’entrata in vigore del nuovo sistema WLTP per misurare le emissioni in sede di omologazione. Solo il confronto del terzo trimestre 2018 con lo stesso periodo dello scorso anno mostra una contrazione più contenuta, pari al 6,9%, ma c’è poco da stare allegri: i numeri parlano chiaro, con un crollo verticale di qualsiasi settore.

Solo le auto elettriche si salvano, ovviamente con numeri bassissimi, ma in graduale crescita.

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Russia: approvata la controversa riforma del sistema pensionistico La riforma, promossa dal presidente Putin, mette mano a un sistema creato da Stalin nel 1932

Il 27 settembre, la Duma di Stato (camera bassa del parlamento federale russo) ha approvato in via definitiva la riforma delle pensioni voluta dal presidente Putin. Alla base del disegno di legge presentato a fine giugno dal primo ministro Medvedev, infatti, vi è il rinnovo del sistema previdenziale quasi immutato dal 1932, quando la Russia era da soli dieci anni parte dell’Unione Sovietica con a capo Stalin.

La riforma prevede innanzitutto l’innalzamento dell’età pensionabile per tutta la popolazione attiva. Se fino ad oggi, infatti, i cittadini russi sono abitualmente andati in pensione a 55 anni (donne) o 60 (uomini), dal 1 gennaio dell’anno prossimo non sarà più possibile. Tra il 2019 e il 2028 l’età minima per poter percepire la pensione d’anzianità salirà gradualmente a 63 anni per le donne e a 65 anni per gli uomini.

Novità, questa, che sembrerebbe più che sensata e al passo con i tempi in diversi Paesi europei e negli Stati Uniti, dove l’età pensionabile media è di 66 anni. Tuttavia, mentre in Europa e negli Stati Uniti l’aspettativa di vita per gli uomini è almeno pari o superiore a 76 anni, in Russia nel 2017 è stata di soli 67 anni per gli uomini e di poco superiore ai 75 anni per la componente femminile della popolazione. Continua a leggere

Coca Cola sfida Starbucks e acquisisce Costa Coffee Con l’ingresso del gruppo nel mercato del caffè, i concorrenti non stanno a guardare

Il colosso alimentare statunitense Coca Cola prosegue la diversificazione del proprio portafoglio prodotti, lanciata ormai già da qualche anno.

Ovunque nel mondo, infatti, sta aumentando la domanda di prodotti più salutari della tradizionale bevanda gassata, con minore contenuto di zuccheri e quindi a un più basso indice calorico. Se già nel 2013 il gruppo aveva lanciato Coca Cola Life, bevanda simile a quella tradizionale ma prodotta con il solo utilizzo di dolcificanti naturali (stevia) e disponibile in Italia da dicembre 2017, ora la sua strategia di sviluppo sembra scostarsi dalle bibite tradizionali.

Infatti, proprio la scorsa settimana, Coca Cola ha annunciato l’imminente acquisizione della catena di caffetterie britannica Costa Coffee, che mette in evidenza la portata del fenomeno del caffè del mondo. Il gruppo Whitbread, conglomerato britannico attuale proprietario del marchio Costa Coffee, cederà infatti il marchio per 3 miliardi e 900 milioni di sterline, rendendo di fatto la Coca Cola il più grande attore nel mercato britannico ed europeo del caffè, la cui popolarità nel mondo è sempre più ampia.

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Coca Cola sfida Starbucks e acquisisce Costa Coffee Con l’ingresso del gruppo nel mercato del caffè, i concorrenti non stanno a guardare

Il colosso alimentare statunitense Coca Cola prosegue la diversificazione del proprio portafoglio prodotti, lanciata ormai già da qualche anno.

Ovunque nel mondo, infatti, sta aumentando la domanda di prodotti più salutari della tradizionale bevanda gassata, con minore contenuto di zuccheri e quindi a un più basso indice calorico. Se già nel 2013 il gruppo aveva lanciato Coca Cola Life, bevanda simile a quella tradizionale ma prodotta con il solo utilizzo di dolcificanti naturali (stevia) e disponibile in Italia da dicembre 2017, ora la sua strategia di sviluppo sembra scostarsi dalle bibite tradizionali Continua a leggere