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Il sistema europeo di sussidi di disoccupazione: la strada sociale per rilanciare l’Unione

Dieci anni dopo lo scoppio della crisi economica, gli indicatori economici dei paesi europei sembrano tornare a crescere, sebbene la strada verso una ripresa effettiva sia ancora lunga. Tra gli ostacoli principali da affrontare ci sono sono certamente la lotta contro la crescente frammentazione politica e sociale, il progressivo allontanamento dei cittadini dall’idea del progetto di integrazione europea e la necessità di rispondere alle sfide poste dalla globalizzazione insieme all’avvento delle nuove tecnologie che possono determinare situazioni di ingiustizia sociale.

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Entra in vigore il JEFTA, l’accordo di libero scambio tra UE e Giappone Regole, vantaggi e criticità dell’accordo entrato in vigore il 1° febbraio

Dopo lunghi mesi di trattative e in seguito alla firma nel luglio dello scorso anno, il 1o febbraio è ufficialmente entrato in vigore il trattato di libero scambio più vasto mai concluso. L’accordo interessa infatti in totale più di 600 milioni di cittadini e copre circa un terzo del PIL mondiale.

Gli effetti del trattato saranno sicuramente rilevanti anche per l’Italia, con la quale il Giappone intrattiene un forte rapporto economico: ogni anno, in media, i prodotti italiani vengono esportati in Giappone per un valore di oltre 6 miliardi di euro, mentre l’import si attesta su circa 4 miliardi annui. Tra questi, i prodotti agroalimentari svolgono un ruolo di primo piano. Nel 2018, per esempio, le imprese italiane hanno esportato in Giappone oltre 10.000 tonnellate di formaggio.

Il JEFTA faciliterà questi scambi innanzitutto tramite l’eliminazione progressiva della maggior parte dei dazi e delle barriere non tariffarie oggi presenti nel commercio tra Giappone e UE. Per esempio, verranno progressivamente ridotti di circa il 90% i dazi sul formaggio, precedentemente tassati fino al 40%. Nell’ambito del settore agroalimentare, l’accordo interessa inoltre il vino, le carni suine e bovine e la pasta. Il Giappone riconosce, infine, 250 indicazioni geografiche europee, tra le quali 44 italiane (18 alimentari e 26 vini). Continua a leggere

STX-Fincantieri: la Commissione europea esamina l’accordo Accettata la richiesta di Francia e Germania di esaminare la proposta di acquisizione italiana

L’accordo sulla fusione tra l’italiana Fincantieri e la francese STX sembrava essere stato raggiunto a fine 2017. Dopo mesi di difficili negoziazioni – protrattesi più a lungo di quanto pronosticato a causa del cambio di governo in Francia e del cambiamento di linea da parte di Macron -, i governi dei due paesi si erano infatti accordati per dividersi le quote al 50%. Continua a leggere

Il permesso di soggiorno umanitario: quale futuro per l’istituto giuridico? Mentre il Parlamento europeo sollecita una legislazione comune in materia di rilascio di soggiorno umanitario, il futuro dell’istituto appare incerto nell’ordinamento italiano

Con il voto dello scorso martedì, il Parlamento europeo ha ufficialmente richiesto alla Commissione europea di adottare un’iniziativa legislativa volta alla definizione di un “European Humanitarian Visa”, un premesso di soggiorno umanitario che abbia valore europeo. L’UE non dispone, infatti, di un framework armonizzato di norme per le procedure di ingresso nel territorio europeo. Continua a leggere

La CEDU condanna la Russia per la violazione dei diritti del dissidente politico Navalny Con la decisione del 15 novembre, la Corte EDU dichiara che i numerosi arresti di Navalny hanno violato i suoi diritti e sono stati dettati da ragioni politiche

La Corte europea dei diritti dell’uomo ha emesso la propria sentenza nel caso Navalny v. Russia sancendo all’unanimità la violazione dei diritti dell’oppositore politico di Putin, Aleksey Navalny, arrestato sette volte negli anni tra il 2012 e il 2014 per ragioni di tipo politico.

Il cittadino russo è un avvocato, blogger, leader della campagna anti-corruzione e attivista politico, a capo del partito di opposizione russo, il Partito del Progresso. I suoi numerosi arresti sono stati generalmente dovuti all’aver organizzato e preso parte a manifestazioni non autorizzate dal governo. Nel 2017, inoltre, Navalny aveva annunciato la sua candidatura alle presidenziali russe, poi bloccata dall’amministrazione russa a causa delle sue vicende giudiziarie. Continua a leggere

Il New Deal dei consumatori La Commissione Europea propone l’introduzione di uno strumento di ricorso collettivo davanti alla Corte di Giustizia dell’UE per tutelare gli interessi dei consumatori europei

L’art. 47 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea statuisce che ogni individuo i cui diritti e le cui libertà garantiti dal diritto dell’UE siano stati violati ha diritto a un ricorso effettivo dinanzi a un giudice, il quale, in base alle indicazioni dell’articolo, deve essere indipendente e imparziale.

L’accesso alla Corte di Giustizia dell’UE oggi è possibile tramite il procedimento del rinvio pregiudiziale, ovvero il caso in cui il giudice nazionale trasmetta una questione al giudice europeo circa l’interpretazione o la validità delle disposizioni di diritto dell’Unione, oppure attraverso il ricorso diretto, con il quale i cittadini chiedono alla Corte di verificare la legittimità degli atti adottati dalle istituzioni, denunciano la mancata adozione di un atto da parte degli Stati membri oppure invocano pretese risarcitorie conseguenti a danni patiti in ragione della responsabilità civile delle istituzioni. In base all’art. 263, par. 4, TFUE, la persona fisica o giuridica che ricorre alla Corte europea deve necessariamente avere un interesse individuale e diretto nei confronti degli atti di cui si chiede la verifica. Continua a leggere

Il Parlamento europeo approva la procedura contro l’Ungheria Per la prima volta nella storia dell’Unione, il Parlamento europeo ha votato l’attivazione della procedura prevista dall’art. 7 TUE

Il 12 settembre scorso è stato certamente un giorno delicato a Strasburgo. Oltre all’annuale discorso sullo State of the Union tenuto dal presidente della Commissione Juncker e al voto in merito alla direttiva sul copyright, il Parlamento Europeo ha affrontato la votazione circa l’attivazione della procedura dell’art. 7 TUE nei confronti del governo ungherese di Orbán.

Il Parlamento, votando a favore della risoluzione, ha inteso mettere in luce le decisioni antidemocratiche assunte dal governo ungherese e l’evidente rischio che il Paese stia superando la sottile linea esistente tra un governo democratico e un regime autoritario.

L’art. 7 TUE prevede che, su proposta di 1/3 degli Stati membri, del Parlamento Europeo (come in questo caso) o della Commissione, il Consiglio, previa approvazione del Parlamento, possa, a maggioranza dei quattro quinti dei suoi membri, constatare l’esistenza di un evidente rischio di violazione grave da parte di uno Stato membro di uno dei valori dell’UE elencati all’art. 2 TUE (rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani). Continua a leggere

L’Unione Europea approva il procedimento contro l’Ungheria Per la prima volta nella storia dell’Unione, il Parlamento europeo ha votato l’attivazione della procedura prevista dall’art. 7 TUE

Il 12 settembre è stato certamente un giorno delicato per Strasburgo. Oltre all’annuale discorso sullo State of the Union tenuto dal presidente della Commissione Juncker e al voto in merito alla direttiva sul copyright, il Parlamento Europeo ha affrontato la votazione circa l’attivazione della procedura dell’art. 7 TUE nei confronti del Governo ungherese di Orbán.

Il Parlamento, votando a favore della risoluzione, ha inteso mettere in luce le decisioni antidemocratiche assunte dal governo ungherese e l’evidente rischio che il Paese stia superando la sottile linea esistente tra un Governo democratico e un regime autoritario.

L’art. 7 TUE prevede che, su proposta di 1/3 degli Stati membri, del Parlamento Europeo (come in questo caso) o della Commissione, il Consiglio, previa approvazione del Parlamento, possa, a maggioranza dei quattro quinti dei suoi membri, constatare l’esistenza di un evidente rischio di violazione grave da parte di uno Stato membro di uno dei valori dell’UE elencati all’art. 2 TUE (rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani). Continua a leggere

JEFTA: l’accordo UE – Giappone contro il protezionismo Venticinque anni dopo la creazione del Mercato Unico, l’UE conclude il più grande trattato commerciale mai negoziato

L’accordo di libero scambio tra l’UE e il Giappone, i cui negoziati si sono conclusi il 17 luglio scorso dopo 5 anni di meeting, non poteva essere firmato in un momento più significativo per la politica economica mondiale.

La conclusione dell’accordo appare profeticamente quale una risposta al crescente protezionismo degli Stati Uniti: alla dimensione nazionale preferita dal presidente Trump, l’Unione Europea e il Giappone rispondono con l’eliminazione di gran parte dei dazi sui prodotti commerciati scambiati dalle due economie (il Giappone si impegna a cancellare il 94% dei dazi sui prodotti esportati dall’UE, e quest’ultima eliminerà il 99% delle imposte sulle merci giapponesi). Contestualmente, vengono ridotte le barriere non tariffarie, in particolare tramite la semplificazione delle procedure doganali. Continua a leggere

Il riconoscimento del Kosovo. Strategie e implicazioni per l’Unione Europea La partita dei mondiali e il meeting con Federica Mogherini riaccendono l’attenzione sulla questione kosovara

Serbia-Svizzera, mondiali Russia 2018, 22 giugno. La sconfitta della Serbia è dovuta ai goal di Xhaka e Shaquiri, calciatori originari del Kosovo che hanno esultato mimando il gesto dell’aquila, ovvero il simbolo albanese. La Serbia non ha evidentemente gradito il gesto, non riconoscendo la minoranza kosovara, così come la FIFA, che ha multato entrambi per condotta antisportiva.

La partita dei mondiali ha riacceso l’attenzione sulla questione del riconoscimento del Kosovo, sicuramente più di quanto abbia fatto il meeting del 24 giugno scorso tra l’Alto Rappresentante UE Federica Mogherini e i presidenti del Kosovo e della Serbia, Thaci e Vucic.

La questione del riconoscimento internazionale del Kosovo come Stato indipendente è delicata e di fondamentale importanza per il futuro dell’Unione. Oggi il Kosovo è riconosciuto soltanto da 23 dei 28 Stati membri. All’appello mancano Grecia, Slovacchia, Romania, Spagna e Cipro. Le motivazioni vanno cercate in particolare nel timore che il riconoscimento dell’indipendenza della minoranza albanese in Serbia possa costituire un precedente per analoghe rivendicazioni da parte delle minoranze presenti nei loro territori. La situazione è particolarmente incandescente nei casi della Catalogna in Spagna e della presenza turca a Cipro. Continua a leggere