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Nairobi ospita la quarta sessione della UN Environment Assembly

Lo scorso marzo si è tenuta a Nairobi la quarta sessione della United Nations Environment Assembly (UNEA), ossia la riunione del più alto organo decisionale al mondo in materia di ambiente. Il suo compito è individuare le sfide che oggi il pianeta si trova ad affrontare, per proporre soluzioni volte alla protezione e riabilitazione dell’ambiente, in armonia con quanto previsto dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

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Kenya e Somalia: crisi diplomatica I rapporti pacifici fra Kenya e Somalia vacillano a causa di un arcipelago rivendicato da entrambi i Paesi

L’instabilità politica è una drammatica costante nel Corno d’Africa. Ma, questa volta, la Somalia è coinvolta in una crisi diplomatica con il vicino Kenya, accentuatasi negli ultimi giorni con il richiamo dell’ambasciatore keniano in Somalia e l’invito a tornare in patria rivolto all’omologo somalo per le dovute consultazioni con il proprio governo.

La questione risale al 2014, quando il Kenya stava effettuando attività estrattive e di ricerca in un arcipelago nell’Oceano Indiano, sospese a seguito di una denuncia della Somalia alla Corte Internazionale di Giustizia, che avrebbe dovuto stabilire quale fosse la linea interpretativa da adottare per far rientrare l’isola nel mare territoriale dell’uno o dell’altro Stato. La parte keniana sostenne che la linea di confine marittimo dovesse essere parallela alla latitudine, mentre la controparte insistette sul proseguimento della linea del confine territoriale in mare.

Il caso è tornato alla ribalta negli ultimi giorni, quando la Somalia ha messo in vendita all’asta alcuni blocchi di idrocarburi estratti nelle isole contese, una condotta che manifesta chiaramente un atteggiamento di rivendicazione, tanto da spingere il governo del Kenya a richiamare l’ambasciatore Lucas Tumbo a Nairobi. Continua a leggere

Stanchi di combattere La riapertura del confine tra Etiopia ed Eritrea inaugura un periodo di pace nella regione

La città di Zalambessa, visitata dal giornalista Eyder Peralta per NPR, è lo scenario di una estenuante guerra ultraventennale da poco giunta al termine: l’inviato descrive con minuzia di dettagli un centro abitato in cui nessun muro, cartello stradale o finestra sono stati risparmiati dai proiettili piovuti fino a poche settimane prima. Ma negli ultimi mesi, a Zalambessa e nelle altre località che versano nelle stesse condizioni, si respira finalmente un’aria diversa. Del conflitto rimangono soltanto i segni evidenti sugli edifici e le ferite profonde di chi ha perso la casa o i propri cari. Lo dimostrano i primi caffè che sorgono dove si estendevano le trincee e, soprattutto, la ritirata delle rispettive truppe, ordinata, per la parte etiope, dal maggiore Asrat Denero. Anche i traffici commerciali sembrano gradualmente riprendere, per ora senza brusche inversioni di marcia. Continua a leggere

Sfiorare la dittatura La candidatura di Emmanuel Ramazani Shadary fa discutere gli attivisti

Con l’avvicinarsi delle elezioni del prossimo 23 dicembre, i disordini, le manifestazioni e gli scandali che non cessano di emergere continuano ad allarmare la società civile della Repubblica Democratica del Congo.

Dopo anni di governo monocolore, la continuità della linea assunta dal presidente uscente Kabila dipenderà soltanto dalle necessarie risposte alle perplessità e alle accuse rivolte al candidato prescelto dallo stesso Presidente, Emmanuel Ramazani Shadary.

Shadary, ex ministro degli Affari Interni del governo Kabila, al momento della presentazione della propria candidatura stava già scontando le sanzioni inflitte dall’Unione Europea per la sua condotta repressiva e cruenta nelle proteste antigovernative del 2016. Continua a leggere

Il rush iniziale I candidati alle presidenziali svelano i loro programmi e la tensione sfiora la violenza


Ad Abuja l’atmosfera è già incandescente, nonostante manchino circa tre mesi alle prossime elezioni presidenziali. Tra domenica e lunedì i due candidati maggiormente accreditati, l’attuale presidente Muhammadu Buhari, del gruppo All Progressives Congress (APC), e Atiku Abubakar, del Peoples Democratic Party (PDP), hanno rivelato i punti dei rispettivi programmi.
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Africa: 7 giorni in 300 parole

ERITREA

7 novembre. Confermata la visita in Etiopia per il presidente eritreo, Isaias Afwerki. Le tappe del viaggio saranno la regione dell’Amhara, la capitale storica Bahir Dar e la città di Gondar. Dall’accordo di pace, siglato con l’Etiopia lo scorso 8 luglio, si sono verificate 2 visite del presidente Afwerki nello Stato, in una delle quali è stata riaperta l’ambasciata eritrea ad Addis Abeba. La reciprocità delle visite tra i due Capi di Stato, manifesta un’intensificazione della collaborazione fra i due Paesi. Continua a leggere

Calzedonia sceglie l’Etiopia Il gigante italiano apre il primo stabilimento in Africa

Lo scorso fine settimana, l’azienda italiana leader nell’intimo ha inaugurato la sua prima fabbrica nel continente africano, precisamente nella regione del Mekelle, in Etiopia.

L’ex-amministratore delegato Marco Carletto, già nel 2016, aveva manifestato a nome del gruppo l’interesse verso l’Etiopia come primo hub africano dell’azienda nota sullo scenario internazionale del fashion. Il patron Sandro Veronesi ha sottolineato che si tratta di un mercato con buoni potenziali di crescita, in una posizione geograficamente strategica e ricca di manodopera. Continua a leggere

Terremoto elettorale Tra dichiarazioni affrettate e tumulti, si attendono ancora i risultati

Al netto delle presidenziali del 7 ottobre scorso, Maurice Kamto, capo del Movimento per la Rinascita Camerunense (MRC) si è proclamato vincitore. Ai giornalisti ha detto: “Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo… Invito il Presidente uscente a studiare un modo pacifico per il trasferimento del potere”.

Il ministro per l’Amministrazione Territoriale Paul Atanga Nji, tuttavia, ha precisato che il Consiglio Costituzionale, unico organo competente a dare pubblicità ai risultati delle elezioni, non si è ancora pronunciato.

L’attesa per gli esiti potrebbe essere più lunga del previsto: la procedura di voto prevede un unico turno di consultazioni, dal quale uscirà vincitore il candidato che ottiene la maggioranza dei consensi. In caso di ricorsi presso la Corte Suprema Camerunense, le elezioni si considereranno terminate soltanto una volta che questa si sia pronunciata.

Le ultime consultazioni nel Paese si sono rivelate politicamente tumultuose e perfino pericolose nella regione anglofona secessionista: le forze armate che sorvegliavano i seggi hanno sparato ed ucciso tre ribelli che pare tentassero di ostacolare l’esercizio del voto. Continua a leggere

Sciopero in attesa dei salari Le trattative per l’innalzamento degli stipendi minimi mettono in ginocchio la Nigeria

Lo scorso 26 settembre, e per i 5 giorni successivi, la Nigeria è rimasta completamente paralizzata a causa degli scioperi indetti dalle maggiori organizzazioni sindacali a seguito delle infruttuose trattative per l’innalzamento degli stipendi minimi.

La decisione è stata presa dalla federazione nazionale delle organizzazioni sindacali, Nigeria Labour Congress, dopo che il governo, rappresentato dal ministro per il Lavoro e l’Impiego Chris Ngige, nell’ultimo incontro con i sindacati ha rimandato alla riunione successiva la decisione su una possibile disciplina normativa del salario minimo da sottoporre al presidente Muhammadu Buhari per l’approvazione definitiva.

L’impatto della sospensione di gran parte dei servizi pubblici nel Paese più popoloso del continente non poteva che essere violento, con effetti particolarmente disagevoli per le capitali, rispettivamente amministrativa e commerciale, Abuja e Lagos. Continua a leggere

La libertà parte dal WEB La denuncia dei cyberattivisti contro le censure

Se volete liberare una società, dovete darle libero accesso a Internet”.

Le parole pronunciate dall’attivista egiziano Wael Ghonim, in occasione di un’intervista per la CNN del 9 febbraio 2011, sono diventate il motto della rivolta che ha costretto Hosni Mubarak alle dimissioni. Un ruolo fondamentale per la nascita e l’espansione della Primavera Araba è stato quello dei social networks, in particolare Facebook, Twitter e YouTube.

Arab Media & Society ha definito i social mediaviali mediatici”, per descrivere come l’immediatezza e la diffusione capillare dei contenuti pubblicati su tali piattaforme abbiano permesso la formazione di un giornalismo spontaneo, proveniente dagli stessi utenti, che in tal modo riuscivano a restare costantemente informati sulle vicende legate alle proteste. Continua a leggere