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Diplomatico nordcoreano diserta in Italia Molti dettagli circa la fuga di Jo Song-gil restano ignoti

Jo Song-gil, 48 anni, era Chargé d’Affaires della Repubblica Democratica Popolare di Corea: il funzionario diplomatico più alto in grado della rappresentanza nordcoreana in Italia. Dal 2015 ha ricoperto il ruolo di Primo Segretario e nell’ottobre 2017 ha preso il posto del suo superiore Mun Jong-Nam, espulso da Roma per sanzionare il sesto test nucleare ordinato da Kim Jong-un, in violazione delle risoluzioni ONU.

Il mandato di Jo sarebbe dovuto terminare il 20 novembre 2018, ma, secondo quanto riferito dal parlamentare sudcoreano Kim Min-ki, il diplomatico è fuggito dall’ambasciata insieme alla sua famiglia nei primi di novembre. L’agenzia Yonhap riporta che Jo Song-gil ha presentato richiesta di protezione personale al governo italiano a inizio dicembre: una procedura diplomatica necessaria ad evitare che venisse rimpatriato. Secondo il quotidiano sudcoreano Joongang Ilbo, Jo Song-gil avrebbe successivamente presentato domanda di asilo in un Paese occidentale non meglio identificato. Continua a leggere

Huawei e ZTE escluse dagli appalti pubblici giapponesi Tokyo si allinea con Washington e la Cina reagisce contro Apple

Anticipata di qualche giorno dal quotidiano locale Yomiuri, la decisione del governo giapponese di bandire i colossi cinesi Huawei e ZTE dagli appalti pubblici per le infrastrutture delle telecomunicazioni è stata ufficializzata il 10 dicembre.

Lo scorso agosto, già gli USA avevano vietato i prodotti Huawei e ZTE negli apparati statali. A motivare le decisioni vi sono i presunti legami intercorrenti fra il governo cinese e le due aziende. Il timore è che ad essere messa a rischio sia la cybersecurity nazionale, sia in ambito militare che finanziario.

Nel comunicato, l’esecutivo di Tokyo, per non inasprire i rapporti commerciali con la Cina, non ha fatto riferimento diretto alle due società, concentrandosi invece sulla delicata procedura contrattuale riguardante la sicurezza nazionale. Nelle settimane precedenti, inoltre, la British Telecom ha tagliato fuori Huawei dalle operazioni per la rete 5G. Nei mesi precedenti, anche Australia e Nuova Zelanda si sono uniformate. Altice, invece, il più grande phone network portoghese, ha firmato un contratto con la Huawei per lo sviluppo della rete 5G entro il 2019. Anche l’Italia lavora in collaborazione con il colosso cinese. Continua a leggere

Dal Bangladesh al Myanmar: il rimpatrio dei Rohingya Nuovi timori per la minoranza più “friendless” del mondo

L’inizio del processo di rimpatrio dei circa 700.000 profughi di etnia rohingya arrivati in Bangladesh dal Myanmar nell’agosto del 2017, è iniziato il 15 novembre, come anticipato dal ministro birmano degli Affari sociali Win Myat Aye. L’accordo tra Bangladesh e Myanmar era stato siglato lo scorso dicembre.

Sebbene non se ne conoscano i criteri di compilazione, è stata formulata dal governo bengalese, senza il coinvolgimento dell’UNHCR, una lista di nominativi dei primi 2.200 rohingya che, a gruppi di 150 al giorno, verranno trasferiti dal campo Cox’s Bazar al campo di transito di Hla Phone Khaung, nello Stato Rakhine, dal quale dovrebbero in seguito essere ricollocati nei propri villaggi d’origine. A dispetto della paventata costruzione di nuovi “villaggi moderni, attivisti e rifugiati non sembrano affatto rassicurati, dato che molti dei villaggi originali sono stati rasi al suolo durante le razzie e le terre confiscate ai rohingya sono state date ai buddhisti locali. Continua a leggere

Asse Tokyo-Pechino: “uno storico punto di svolta”? I due avversari regionali siglano accordi economici e di cooperazione

Il 26 ottobre, a 40 anni dalla firma del trattato di amicizia sino-giapponese e 7 anni dopo l’ultima visita di un capo nipponico in Cina, Shinzo Abe, accompagnato da circa 500 uomini d’affari, si è recato a Pechino per una missione di tre giorni. Con l’intenzione di trasformare le relazioni “da competitive a cooperative”, i due Paesi hanno siglato accordi dal valore di 18 miliardi di dollari. Continua a leggere

Singapore: artista arrestato dopo una protesta pacifica Si mobilitano gli attivisti per i diritti umani dopo la condanna a due settimane di carcere

Lo scorso 3 ottobre l’artista e attivista trentaquattrenne Seelan Palay è stato condannato in una corte di stato a Singapore a due settimane di carcere, in seguito al suo rifiuto di pagare una sanzione di 2.500 dollari singaporiani (circa 1.570). Palay è stato giudicato colpevole di aver condotto una performance senza autorizzazione, violando la Sezione 7 del Public Order Act del 2009, concepito per proteggere la sicurezza nazionale. Continua a leggere

Cina e Vaticano si accordano sulla nomina dei vescovi “Un accordo pastorale e non politico”

L’accordo siglato il 22 settembre a Pechino dal sottosegretario per i rapporti della Santa Sede con gli Stati Antoine Camilleri e dal viceministro degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese Wang Chao arriva dopo lunghe trattative iniziate con Papa Giovanni Paolo II. Sebbene provvisorio, poiché aperto a revisioni durante il periodo di applicazione sperimentale, esso segna un importante riavvicinamento tra i due Paesi, che dal 1951 non hanno più avuto rapporti ufficiali. Continua a leggere

Cina-Italia: dalle imprese ai titoli di Stato La missione della delegazione italiana guidata dal ministro Tria e dal sottosegretario Geraci

Dopo la costituzione della Task Force Cina ad opera del MISE, si è svolta dal 27 agosto al 2 settembre la missione del governo italiano in Cina, guidata dal ministro dell’Economia Tria e dal sottosegretario Geraci.

L’obiettivo dichiarato è stato quello di incrementare l’interscambio commerciale, gli investimenti greenfield e l’internazionalizzazione delle imprese italiane, soprattutto le piccole e medie imprese, sostenendo il Made in Italy e posizionando l’Italia al centro dei grandi progetti cinesi: la Belt and Road Initiative, per cui focali sarebbero il coinvolgimento del porto di Trieste e la cooperazione sino-italiana in Africa volta, tra l’altro, a risolvere il problema dell’immigrazione, ed il Made in China 2025.

In questo contesto rientrano dunque il doppio accordo di Cassa Depositi e Prestiti con Intesa Sanpaolo e con Bank of China; il memorandum siglato tra Fincantieri e China State Shipbuilding Corporation , il maggiore conglomerato cantieristico cinese, ed il memorandum tra Snam e State Grid International Development , azienda controllata al 100% da State Grid Corporation of China, la più grande utility energetica al mondo. Infine, Bankitalia ha annunciato la costituzione di un portafoglio in renminbi, la valuta cinese, per l’acquisto di titoli di Stato cinesi.

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Cina-India: il summit informale di Wuhan “Il dragone cinese e l’elefante indiano non devono lottare, ma danzare l’un con l’altro”

 

Il 27 ed il 28 aprile si è tenuto a Wuhan il summit informale tra il primo ministro indiano Modi ed il presidente cinese Xi. L’incontro è stato ampiamente interpretato come un tentativo per riaprire le relazioni e ricostruire la fiducia in seguito ad un lungo periodo di allontanamento diplomatico fra le due potenze vicine. Continua a leggere

Presenza cinese a Vanuatu Uno spunto di riflessione sulle strategie d'influenza della Repubblica Popolare Cinese

Il 10 aprile la Fairfax Media ha riferito di un approccio informale da parte della Cina a Vanuatu, l’arcipelago di ottanta isole situato tra le isole Fiji e la Nuova Caledonia, col fine di stabilirvi una presenza navale e militare. La notizia ha destato grande allerta per l’Australia, distante solo 1200 miglia dall’arcipelago ed impegnata, dal 1945, a scongiurare qualunque tentativo di militarizzazione nel Sud Pacifico, ma è stata prontamente smentita dalle autorità cinesi e dal governo di Vanuatu.

Di fatto, l’approccio informale a Vanuatu si sarebbe aggiunto a quelli che la Cina ha rivolto al Timor-Est, alle Isole Azzorre (Portogallo), alla Baia di Walvis in Namibia, alla città di Gwadar in Pakistan ed infine al Djibouti, dove lo scorso luglio è stata formalmente stabilita l’unica base militare d’oltremare cinese. Si tratta di Paesi che ricercano garanzie cinesi per la propria sicurezza, come il Pakistan, che hanno bisogno di investimenti in loco, o ancora che rispondono col partenariato cinese alla riduzione delle spese statunitensi, come avvenuto nelle Azzorre. Con questa strategia Pechino mirerebbe non solo a proteggere le linee di comunicazione marittima nel Golfo Persico e nel Sudest asiatico, ma anche a garantire la sicurezza delle vie di scambio commerciale coinvolte nel progetto One Belt One Road (OBOR).

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Il credito sociale in Cina Il distopico sistema a punteggio che rivoluzionerà la società cinese

 

Planning Outline for the Construction of a Social Credit System’ è il titolo del documento rilasciato il 14 giugno 2014 dal Consiglio di Stato della Repubblica Popolare Cinese. Si tratta di linee guida per l’installazione di un sistema di credito sociale con deadline fissata al 2020, quando il comportamento di ogni singolo cittadino, impresa o altra entità verrà valutato e classificato in base ad uno score.

Il governo ha autorizzato otto compagnie private ad elaborare sistemi di calcolo per i punteggi: tra queste compaiono China Rapid Finance, partner di Tencent, sviluppatore della popolare app di messaggistica WeChat, e Sesame Credit, gestita da Ant Financial Services Group, affiliato di Alibaba. Sesame Credit, in particolare, ha rivelato i 5 fattori su cui baserà il proprio algoritmo: storia di credito, capacità di conseguimento, caratteristiche personali, comportamento e preferenze, relazioni interpersonali.

Per ora, l’iscrizione al servizio è facoltativa, ma si ipotizza che entro il 2020 il sistema potrebbe diventare obbligatorio. Ad incentivare i cittadini a prendere parte al grande progetto c’è un sistema di ricompense e privilegi per i “degni di fiducia” (agevolazioni nella concessione di mutui e prestiti o nella ricerca di lavoro e alloggio), controbilanciato però da sanzioni per chi dimostri una condotta inaffidabile.

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