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Il ban di Huawei e le conseguenze per Google

Iniziano a farsi sentire le conseguenze provocate dalla messa al bando della società cinese Huawei, da parte del governo statunitense. Il fondatore e presidente dell’azienda, Ren Zhengfei, ha dichiarato che nei prossimi due anni i ricavi subiranno una diminuzione di circa il 30%. Inoltre, si stima che le vendite globali degli smartphone caleranno del 40%, con conseguenti tagli alla produzione.

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Cuba e la crisi politica in Venezuela Un’eventuale destituzione di Maduro rischia di compromettere anche le sorti di Cuba

Il 23 gennaio il presidente dell’Assemblea Nazionale, Juan Guaidó, ha prestato giuramento e si è autoproclamato Presidente ad interim, contestando la legittimità democratica di Nicolas Maduro e chiedendo delle nuove elezioni. Guaidó ha ricevuto un forte sostegno internazionale; il presidente degli USA Donald Trump l’ha subito riconosciuto come leader del Venezuela gli han fatto seguito Canada, Unione Europea e la maggior parte dei Paesi dell’America Latina.

La reazione di Maduro è stata ferrea: ha affermato la sua autorità, ha definito Guaidó un usurpatore e ha dichiarato di essere vittima di un tentato colpo di Stato ad opera dell’opposizione e degli Stati Uniti, accusando questi ultimi di interferire con le politiche venezuelane. All’interno del Paese la situazione è disastrosa: le proteste, gli scontri e le violenze sono all’ordine del giorno e continuano a crescere.

Maduro, seppur apparentemente isolato rispetto alla comunità internazionale, continua a godere del sostegno di Russia, Cina, Iran, Turchia, Nicaragua e Bolivia e Cuba. Tra tutti questi Paesi Cuba è sicuramente quello che corre maggiori rischi, qualora vi sia un effettivo cambio dell’esecutivo. I rapporti tra Venezuela e Cuba, infatti, sono estremamente solidi. L’amicizia e la stima tra gli ex presidenti Hugo Chávez e Fidel Castro hanno fatto sì che si stringesse un forte legame commerciale e diplomatico taleda portare i due Paesi a sviluppare una sorta di ‘dipendenza’ reciproca.

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La crisi in Nicaragua continua Scontro tra il governo e la Commissione Interamericana per i Diritti Umani

Si chiude un altro anno molto turbolento per il Nicaragua: il dissenso nei confronti del presidente Daniel Ortega continua a crescere e le proteste non sembrano avere fine.

Le prime manifestazioni, partite ad aprile, erano volte a contestare il progetto di riforma del sistema pensionistico e delle politiche di assistenza per il popolo nicaraguegno; il governo aveva represso duramente queste proteste e le denunce delle violenze perpetrate dalla polizia avevano iniziato ad aumentare. Continua a leggere

Scontri al confine tra Messico e USA Alcuni migranti hanno provato a scavalcare le recinzioni, i soldati statunitensi hanno risposto con lacrimogeni

Domenica 25 novembre un gruppo di 500 migranti, giunti in Messico in queste ultime settimane dopo aver viaggiato in carovana per più di 4000 km, ha marciato per le strade di Tijuana, città al confine con gli USA; dalla città la protesta si è spostata fino ad arrivare al confine con la California. A quel punto, alcuni tra i manifestanti sono riusciti a superare il cordone di sicurezza e hanno cominciato a correre verso le recinzioni per scavalcarle. I soldati statunitensi di guardia al confine hanno iniziato a sparare gas lacrimogeni sulla folla per far sì che si disperdesse e tornasse indietro.

L’uso dei lacrimogeni ha colpito anche diverse donne e bambini e ciò ha scatenato diverse polemiche. Secondo Rodney Scott, ufficiale dei Border Patrol agents ovvero la polizia di frontiera, i migranti avrebbero aggredito i soldati lanciando loro pietre, provocando la dura risposta: “abbiamo provato a colpire solo gli istigatori, in particolare quelli che avevano assalito gli agenti, ma una volta che quel tipo di gas viene lanciato si disperde nell’aria”.

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L’ex presidente Garcia chiede asilo diplomatico in Uruguay Le inchieste sulla Odebrecht continuano a travolgere la classe politica peruviana

L’operazione Lava Jato, iniziata nel 2014 in Brasile dalla polizia federale, ha portato alla luce uno dei più grossi casi di corruzione all’interno di tutta l’America Latina; in particolare, le indagini sulla società edile brasiliana Odebrecht hanno rivelato una vastissima rete di contatti e tangenti, travolgendo alcune delle più importanti cariche dei vari Stati del Sud America.

Tra i Paesi più colpiti dallo scandalo della Odebrecht c’è sicuramente il Perù; la società ha infatti ammesso di aver interagito in modo illecito con i vari governi peruviani che si sono succeduti tra il 2005 ed il 2014, arrivando a pagare circa 29 milioni di tangenti in cambio di contratti e appalti; gli ex presidenti Pedro Pablo Kuczynski, Alejandro Toledo e Ollanta Humala sono stati tutti e tre indagati e gli ultimi due condannati a pene detentive. Continua a leggere

L’opposizione denuncia l’omicidio di Fernando Alban Le vicende che hanno portato alla morte di Fernando Albán riaccendono le polemiche sui trattamenti che il Venezuela riserva agli oppositori politici

Lunedì 8 ottobre scorso il consigliere comunale dell’area metropolitana di Caracas, Fernando Albán Salazar è morto mentre si trovava nel palazzo in cui ha sede il servizio di intelligence nazionale bolivariano (Sebin). Albán era stato arrestato 3 giorni prima con l’accusa di un suo coinvolgimento nel fallito attentato a Maduro con i droni, avvenuto il 4 agosto scorso. Continua a leggere

America Latina: 7 giorni in 300 parole

ARGENTINA

10 ottobre. L’ex ministro della Pianificazione Federale, Julio De Vido, è stato dichiarato responsabile della tragedia ferroviaria di Once, avvenuta il 22 febbraio 2012, la quale ha provocato 51 morti e più di 600 feriti. De Vido è accusato di frode contro la Pubblica Amministrazione e con questa prima sentenza è stato anche interdetto dai pubblici uffici.

BRASILE

8 ottobre. Il primo turno delle elezioni presidenziali brasiliane ha visto trionfare il candidato Jair Bolsonaro, il quale ha ottenuto il 47, 60 % dei voti; al ballottaggio del prossimo 28 ottobre, Bolsonaro dovrà sfidare il candidato del PT, Fernando Haddad, l’erede politico di Lula, il quale ha però totalizzato solo il 27, 97% delle preferenze.

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Nessun accesso al mare per la Bolivia La Corte Internazionale di Giustizia respinge la richiesta di rinegoziazione dei confini con il Cile

La Corte Internazionale di Giustizia (CIG) si è espressa sulla questione “Bolivia Mar” emanando una sentenza con la quale riconosce l’assenza di un obbligo pendente sul Cile di ridiscutere l’accesso all’oceano richiesto dalla Bolivia.

La disputa tra i due Paesi si trascina da secoli. Continua a leggere

OSA: intervento militare in Venezuela non è escluso L’Organizzazione degli Stati Americani sta considerando attentamente ogni opzione

 

Il segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA), Luis Almagro, dopo essersi recato in Colombia in visita a migranti venezuelani, ha espresso delle forti preoccupazioni nei confronti della situazione in Venezuela, dichiarando di “non escludere l’ipotesi di un attacco militare contro Maduro”. Continua a leggere