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Presidenziali in Brasile: il ruolo dell’esercito Il candidato Jair Bolsonaro incontra il favore dei militari e della popolazione

Secondo un sondaggio pubblicato da Datafolha a giugno, in Brasile le Forze Armate sono l’istituzione con il più alto indice di fiducia (78%). La Presidenza, attualmente esercitata da Michel Temer, il Congresso e i partiti politici, al contrario, incontrano la sfiducia del 60% dei brasiliani.

Forte dei consensi, il candidato vicepresidente dell’estremista di destra Jair Bolsonaro, un generale in pensione di nome Antonio Hamilton Mourao, ha dichiarato: “Se fossi antidemocratico, non starei partecipando alle elezioni, ma starei con la mia 45 (ndr. riferimento a un’arma da fuoco), pulendola bene e aspettando giorni migliori”. La settimana scorsa, Mourao ha ironizzato sui diritti umani: “i diritti umani sono per gli uomini retti“, mentre Bolsonaro, con meno giochi di parole, ha elogiato un torturatore del regime militare e ha promesso che avrebbe scelto sei militari nel Gabinetto di Governo e promosso una legge per agevolare il porto d’armi.

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Austerity argentina

Lunedì 3 settembre scorso gli argentini non hanno ricevuto notizie rassicuranti. Il presidente Mauricio Macrì si è rivolto direttamente ai concittadini informandoli sul futuro economico del Paese. Secondo il Presidente, per evitare che il Paese segua le orme del Venezuela “occorre imboccare una strada divergente rispetto a quella tradizionale”. L’alternativa di Macrì sta nell’aumento della pressione fiscale e il taglio degli sprechi’.

L’obiettivo dichiarato è contenere il deficit e recuperare al più presto la fiducia dei mercati.

Più concretamente, gli esportatori si vedranno gravati da un tributo addizionale. Continua a leggere

Il Venezuela importa moneta dal Brasile Il clima politico è mutato, ma il Brasile si tiene strette le relazioni commerciali

Quest’anno il Brasile ha iniziato a esportare un prodotto fortemente richiesto dal Venezuela: denaro contante. La Casa da Moeda do Brasil (CMB) sta stampando Bolivar (la moneta del Paese vicino). La domanda è grande a causa dell’iperinflazione in cui imperversa il Venezuela: secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale (FMI), quest’anno potrebbe arrivare al 1.000.000%.

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Tra pace e giustizia in Colombia Il Presidente ha promesso di apportare cambiamenti strutturali all’Accordo di pace con le FARC

Le elezioni presidenziali colombiane si sono finalmente concluse con la vittoria, al ballottaggio, del leader conservatore Iván Duque. Avanti nei sondaggi e con un’approvazione finale del 54,07%, Duque ha sconfitto con facilità il favorito della sinistra Gustavo Petro. Quest’ultimo, economista rinomato, ex sindaco di Bogotá ed ex membro dell’organizzazione paramilitare di sinistra M-19, ha comunque ottenuto un risultato inaspettato:41,7% contro il 34% previsto dai sondaggi.

Tra i protagonisti di queste elezioni, sia come soggetto politico sia come oggetto di discussione, si sono distinte le nuove FARC. In seguito all’Accordo di Pace del 2016 l’ex gruppo guerrigliero si è convertito in partito politico col nome di Fuerza Alternativa Revolucionaria del Común, e nonostante non abbia superatolo 0,4% dei voti, in base agli Accordi hanno diritto a 5 seggi al Senato e 5 alla Camera.

Questa garanzia, rappresentativa di un Accordo che ha focalizzato gran parte dei propri obiettivi sulla “re-inserzione sociale” degli ex guerriglieri, è anche diventata oggetto privilegiato del dibattito politico nel Paese, inaspritosi durante il periodo elettorale. Come riporta il quotidiano The Guardian, la campagna è stata lunga e divisiva, ruotando attorno al tema,ancora caldo e controverso, della pace con le FARC. Continua a leggere

America Latina: 7 giorni in 300 parole

BRASILE

28 maggio. Il sindacato del settore petrolifero, la Federazione Unica dei Lavoratori del Petrolio (FUP), ha convocato “uno sciopero di avvertimento” di 72 ore a partire da mercoledì 30 maggio. Il presidente, Michel Temer, dovrà affrontare questo secondo attacco alle politiche governative, successivo allo sciopero degli autotrasportatori che ha paralizzato la prima economia latinoamericana.

COLOMBIA

28 maggio. Iván Duque, candidato della destra per il Centro Democratico ha vinto il primo turno delle elezioni presidenziali della Colombia, con il 39,11 % dei voti. Sfiderà al ballottaggio del 17 giugno il rivale, Gustavo Petro, ex sindaco di Bogotà, esponente della sinistra e arrivato secondo, in queste elezioni, con il 25,09 % dei consensi.

MESSICO

30 maggio. Le Nazioni Unite hanno denunciato la scomparsa di 23 persone nel comune di Nuevo Laredo per mano della polizia federale. “Questi crimini, perpetrati nel corso di 4 mesi in una sola città, sono da condannare”, ha dichiarato l’Alto commissariato per i diritti umani

NICARAGUA

29 maggio. Il Consiglio Superiore dell’Impresa Privata, ha chiesto ai suoi membri di rinunciare a qualsiasi relazione con l’esecutivo di Ortega, a seguito della rivolta popolare in atto da 43 giorni. I più importanti imprenditori del Paese, come Carlos Pellas e Piero Coen, hanno dichiarato che il “modello corporativo è giunto a conclusione” e che sarebbe “necessario un cambio di governo”.

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America Latina: 7 giorni in 300 parole

AMERICA LATINA E CARAIBI

2 maggio. L’Unione Europea ha lanciato un piano per promuovere lo sviluppo sostenibile in America Latina e nei Caraibi. Le risorse inizialmente messe a disposizione ammonteranno a 9,5 milioni di euro. L’obiettivo è aiutare l’America Latina e i Caraibi a migliorare le strategie di crescita affinché possano raggiungere gli obiettivi previsti dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

ARGENTINA

29 aprile. 100 giovani si sono presentati alla 44^ Festa del libro di Buenos Aires, la più importante in tutta l’America latina. Il gruppo ha contestato lo scioglimento di 29 facoltà a Buenos Aires per fondare la UniCABA. Hanno fischiato e cantato: “usciamo per strada, usciamo a combattere, le università non devono chiudere”. Esponenti politici e organizzatori, indignati, hanno accusato di “fascismo” gli studenti manifestanti.

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Summit delle Americhe Secondo Maduro potrebbe essere l’ultimo incontro

L’VIII Summit delle Americhe si è tenuto il 13 e 14 aprile scorsi. I capi di Stato e di Governo delle nazioni del Nord e del Sud America si sono incontrati a Lima, in Perù, per discutere dei problemi e delle sfide che gravitano attorno al tema della “Governabilità democratica di fronte alla corruzione”. Si tratta dell’appuntamento organizzato con cadenza triennale dalla OSA, Organizzazione degli Stati americani, di cui sono membri tutti gli Stati sovrani dei subcontinenti Americani.

Il Summit Sudamericano si è sempre proposto obiettivi come la cooperazione internazionale e il panamericanismo, ma questa volta non mancano elementi di discussione sia dal punto di vista oggettivo (della scelta del tema e del luogo) come che da quello soggettivo (dei capi di Stato e di Governo assenti o non invitati).

Dal primo punto di vista, il Summit, che ha per tema la lotta alla corruzione, si è tenuto in Perù,  dove l’ex Presidente P.P. Kuczynski ha presentato le dimissioni nel marzo 2018 per uno scandalo di corruzione. Ospiterà l’evento l’ex vice presidente Martín Vizcarra, anch’esso indagato. Continua a leggere

Alvarado vs. Alvarado Il candidato della sinistra vince la sfida per la presidenza in Costa Rica

Dopo le presidenziali del 4 febbraio, nelle quali nessuno aveva raggiunto la soglia del 40%, il 1° aprile si è tenuto in Costa Rica il ballottaggio tra Fabricio Alvarado e Carlos Alvarado.

Carlos, leader del Partido de Acción Ciudadana (PAC), progressista, laicista, socialdemocratico, ha vinto con il 60% dei voti, contro il 39% di Fabricio, leader del Partido de Restauración Nacional (PRN), d’ispirazione cristiano-evangelica. Tra i due candidati non si possono negare elementi di somiglianza: Fabricio è cantante, predicatore evangelico ed ex-giornalista, e Carlos è stato cantante in una band rock e oggi romanziere.

Nonostante ciò, gli elementi che li distinguono sono molto forti e si sono potuti osservare nel corso di una campagna elettorale incentrata su temi economico-morali, ovvero la lotta alla corruzione e i diritti delle minoranze sessuali. Continua a leggere

America Latina: 7 giorni in 300 parole

BRASILE

21 marzo. Norsk Hydro, compagnia norvegese accusata di aver contaminato il fiume Para attraverso le emissioni della fabbrica di alluminio situata nel nord del Brasile, porge le proprie scuse. Ammesse le responsabilità per l’accaduto anche dallo stesso amministratore delegato, Svein Richard Brandtzæg.

BOLIVIA- CILE

15 marzo. I delegati dei due Paesi si sono incontrati davanti alla Corte internazionale di giustizia dell’Aia. L’obiettivo della Bolivia sarebbe quello di ottenere uno sbocco sul mare, del quale è priva dal 1884, anno in cui venne sconfitta dal Cile nella Guerra del Pacifico. I delegati dei due Paesi avranno modo di far valere le proprie ragioni nelle settimane a venire.

COLOMBIA

15 marzo. Il governo colombiano ha lanciato un progetto per togliere tre zeri dal Peso colombiano. 1000 pesos verranno convertiti in 1 peso. “Faciliterà la vita a tutti. Sarà più facile la contabilità per le imprese e i prezzi sui menù per i turisti saranno più chiari”, dichiara il ministro Mauricio Cárdenas. Se il Parlamento dovesse approvarlo, entrerebbe in vigore, gradualmente, a partire dal 1 gennaio 2019.

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Annunciate le elezioni anticipate in Venezuela Si andrà al voto entro il primo quadrimestre del 2018

L’inatteso anticipo delle elezioni presidenziali è stato promesso il 23 gennaio da Delcy Rodriguez, presidente dell’Assemblea Nazionale Costituente (voluta da Maduro e composta da suoi sostenitori), e da Diosdado Cabello. “Prima del 30 aprile, si terranno le elezioni presidenziali”, ha annunciato Cabello. Le elezioni sono state “approvate per acclamazione”. Continua a leggere