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Sentsov interrompe lo sciopero della fame Il regista ucraino detenuto in Russia smette di protestare per evitare l’alimentazione forzata

Lo scorso 5 ottobre il regista ucraino Oleg Sentsov ha annunciato che il giorno successivo avrebbe messo fine al suo sciopero della fame.

Il regista aveva iniziato la sua protesta il 14 maggio, dopo essere stato condannato a vent’anni di reclusione con l’accusa di aver tentato di organizzare un attentato terroristico in Ucraina. Sentsov è recluso in un carcere nella zona dell’Artico russo. Il regista originario della Crimea era stato arrestato nel 2015, a qualche mese di distanza dal referendum che ha visto l’annessione della penisola alla Federazione Russa. Continua a leggere

Nord America: 7 giorni in 300 parole

BOSNIA HERZEGOVINA

21 settembre. Il ministro degli Affari Esteri della Federazione Russa, Sergey Lavrov, si è recato in visita a Sarajevo alla vigilia delle elezioni politiche in Bosnia del prossimo 7 ottobre. Lavrov è stato accusato di aver esercitato una certa ingerenza negli affari interni del Paese per una visita effettuata presso il governo della Republika Srpska, parte del Paese dominata da cittadini di etnia serba e di fede ortodossa. Lavrov ha, inoltre, dichiarato che farà visita alle fondazioni occupate nella costruzione di un tempio per la Chiesa ortodossa serba. Continua a leggere

Quell’invito a nozze per Putin Il Presidente russo al matrimonio della ministra degli Esteri austriaca

La decisione di Vladimir Putin di accettare l’invito al matrimonio della ministra degli affari esteri austriaci Karin Kneissl ha diviso l’opinione pubblica e le principali testate internazionali.

Era stata proprio Kneissl, in occasione della sua prima visita ufficiale a Mosca qualche mese fa, ad invitare il Presidente russo al proprio sposalizio con l‘imprenditore Wolfgang Meilinger.

Già qualche giorno prima della celebrazione del matrimonio, che si è tenuta sabato scorso, erano state mosse critiche sia nei confronti del Capo di Stato della Federazione Russa che nei confronti della politica austriaca.

I principali commentatori hanno infatti definito politicamente strategica la mossa dell’ultimo zar, nonostante lo stesso Presidente abbia voluto precisare che si trattava di una visita privata e di piacere.

Dare l’opportunità a Putin di presenziare ad un’occasione simile, secondo molti, significherebbe che l’Austria sta dimostrando una apertura netta nei confronti della Russia, dopo che quest’ultima non aveva visto alcun leader europeo partecipare nemmeno all’inaugurazione ufficiale dei Mondiali di calcio lo scorso giugno.

La Presidente della commissione esteri del parlamento ucraino, dopo aver saputo del viaggio di Putin in Stiria, ha pubblicato un tweet, affermando che “d’ora in poi l’Austria non può più essere considerata un mediatore per la crisi ucraina”.

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46 giorni di sciopero della fame Il regista ucraino Oleg Sventsov è intenzionato a continuare la battaglia

Il regista ucraino Oleg Sventsov, detenuto dal 2015, il 14 maggio scorso ha iniziato uno sciopero della fame che non ha subito alcuna interruzione.

Sventsov, che al momento si trova in una colonia penale nell’estremo nord della Russia chiamata l’“Orso Bianco”, sta scontando una pena di 20 anni di reclusione inflittagli per sospetto terrorismo ai danni della Federazione Russa.

Il regista, nato a Sinferopoli, città della Crimea, ha promesso che porterà avanti la propria battaglia finché non saranno rilasciati tutti i prigionieri politici ucraini detenuti nelle carceri russe.

Il gesto di questo attivista ucraino, diventato famoso già ai tempi della rivoluzione del Maidan per il sostegno ai manifestanti in piazza a Kiev, oltre a mettere a repentaglio la propria salute, rappresenta una vera e propria minaccia anche per il governo russo, che tutto si auspica, meno che di dover gestire una situazione simile in una delle sue prigioni.

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Sventata un’operazione di guerra ibrida In Polonia arrestata una cittadina russa che fomentava odio nei confronti dell'Ucraina

Due settimane fa l’ABW, uno dei servizi segreti polacchi che si occupa di sicurezza interna, ha arrestato la cittadina russa Ekaterina C., rea di aver preso parte a diverse azioni di istigazione all’odio nei confronti della popolazione ucraina.

Secondo le autorità polacche, la donna sarebbe stata una mercenaria del governo russo che perseguiva l’obiettivo di dare inizio a una guerra ibrida e ad una campagna di disinformazione al fine di fomentare le ostilità nei rapporti ucraino-polacchi.

La giovane donna si trovava in Polonia dal 2013, quando si era trasferita dopo aver ottenuto un visto che le permetteva di proseguire gli studi all’estero. Oltre ad essa, i servizi segreti polacchi avrebbero individuato altre 4 persone provenienti dalla Federazione Russa, alle quali è stato esplicitamente vietato l’ingresso in territorio polacco.

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Russia e Balcani: 7 giorni in 300 parole

ARMENIA

14 maggio. Dopo il cambio del governo a Yerevan, una delle principali responsabilità, che il nuovo gabinetto si è assunto, sarebbe quella di realizzare un rimpatrio di massa di cittadini armeni dall’estero. Secondo le statistiche demografiche, all’inizio del 2016, l’Armenia avrebbe toccato il record minimo di popolazione residente nel Paese, con meno di 3 milioni di persone. Il primo ministro armeno, Pashinyan, crede nella nuova “linfa vitale che il Paese ha ottenuto vincendo la rivoluzione”.

BULGARIA

16 maggio. Centinaia di cittadini bulgari hanno partecipato alla commemorazione delle vittime del genocidio armeno, avvenuto nel territorio dell’impero ottomano tra il 1915 e il 1922. La Bulgaria è tra i numerosi Paesi e Istituzioni internazionali che hanno riconosciuto gli eventi di quel tempo come “genocidio”. Tale gesto, tuttavia, ha comportato per Sofia un deterioramento delle relazioni con Ankara, la quale nega, ancora oggi, lo sterminio di massa.

17 maggio. Iniziato a Sofia il summit Unione Europea-Balcani con l’obiettivo di portare avanti il processo di integrazione europea nella penisola balcanica. I partecipanti dovranno tentare, inoltre, di dirimere le controversie che, negli ultimi tempi, hanno caratterizzato i rapporti fra i singoli Stati balcanici, soprattutto fra Serbia e Kosovo.

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Il Primo ministro armeno si dimette in seguito alle proteste Le decine di migliaia di armeni scesi in piazza hanno ottenuto il risultato sperato

Ci sono voluti 11 giorni di proteste di massa perché Serzh Sarksyan decidesse, lo scorso 23 aprile, di rassegnare le proprie dimissioni dalla carica di Primo Ministro dell’Armenia.

Il leader del Partito Repubblicano si era recentemente fatto nominare capo dell’esecutivo, dopo essere stato Presidente dell’Armenia per 10 anni e aver raggiunto il limite previsto di due mandati. La sua intenzione era quella di trasformare la Repubblica presidenziale in parlamentare attraverso un referendum, vinto nel 2015, anche se la riforma è entrata in vigore solo poche settimane fa.

Il 22 aprile, il governo aveva comunque tentato di placare la protesta arrestando tre esponenti dell’opposizione, Nikol Pashinyan e i suoi due compagni di partito Sasun Mikaelyan e Ararat Mirzoyan. Nel corso del weekend di proteste erano state arrestate più di 200 persone.

La decisione di usare la forza è stata presa dopo che, inizialmente, era avvenuto un tentativo di mediazione, ossia un dialogo tra il presidente armeno in carica Armen Sargsyan e i leader della protesta. Questi ultimi hanno pubblicamente dichiarato di aver organizzato la manifestazione per discutere nel dettaglio il passo indietro del Primo Ministro armeno e il successivo periodo pacifico di transizione politica.

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Carcere durante la giornata della libertà Nel centenario dell'indipendenza bielorussa decine di oppositori in arresto

Lo scorso 25 marzo, in occasione del centenario della nascita della Repubblica Popolare Bielorussa, a Minsk e in tante altre città del Paese si sono tenute manifestazioni di commemorazione e protesta.

Quest’anno, per il Den Voli (“Giorno della libertà”), il governo bielorusso ha rilasciato il permesso a oppositori e attivisti di organizzare le celebrazioni e affiggere targhe commemorative.

sdr

Il 25 marzo non è mai divenuto festività nazionale, in quanto, in seguito alla resa russa nei confronti degli Imperi Centrali, l’indipendenza del 1918 durò poco tempo, dal momento che già nel 1919 la Bielorussia venne presa sotto il controllo sovietico. La festa d’indipendenza ufficiale è ancora oggi il 3 luglio, giorno in cui viene commemorata la sconfitta del nazismo e che quindi rispecchia l’orientamento filo-russo delle autorità di Minsk.

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7 giorni in 300 parole: Russia e Balcani

 

AZERBAIGIAN

28 marzo. Il presidente dell’Azerbaigian, Ilham Aliyev, e il presidente dell’Iran, Hassan Rouhani, hanno firmato, a Baku, una serie di accordi che prevedono lo sviluppo dei rapporti bilaterali in ambito petrolifero ed economico. L’Azerbaigian stanzierà 500 mln di dollari all’Iran per la costruzione della ferrovia che unirà Astara (Azerbaigian) con Rasht (Iran). Continua a leggere

Chi dirige l’opposizione in Russia? La candidata dell’opposizione Sobchak strizza l’occhio al favorito

 

Tra meno di due settimane, il 18 marzo, si terranno in Russia le elezioni presidenziali: il vincitore guiderà la Federazione Russa per i prossimi 6 anni.

In occasione di queste elezioni, insieme al presidente in carica Vladimir Putin, correranno altri sette candidati. La più discussa e controversa tra questi è Ksenia Sobchak, unica donna a essersi candidata alle presidenziali negli ultimi 14 anni. Continua a leggere