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PAC: verso una smart agriculture Slitta la definizione della nuova politica agricola comune, ma il problema rimane urgente

Mentre in Italia tutte le prime pagine dei quotidiani nazionali vengono da settimane occupate dalla protesta dei pastori sardi, il tema dell’agricoltura tiene banco anche sui tavoli del Parlamento Europeo. Sono di pochi giorni fa, infatti, le parole di Paolo De Castro, vicepresidente della Commissione agricoltura del Parlamento Europeo, secondo cui: “il Parlamento UE non ipotecherà la riforma della politica agricola comune post-2020, lasciando le mani libere alla futura Commissione e Parlamento europei”, definendo la posta in gioco troppo elevata e i tempi troppo stretti per trovare soluzioni condivise sul nuovo modello presentato.

I fatti in questione risalgono allo scorso 1° giugno, quando il commissario europeo per l’agricoltura e lo sviluppo rurale Phil Hogan ha presentato le nuove proposte legislative in merito allo sviluppo futuro della politica agricola comunitaria (PAC) adottata dall’UE. Decisione, questa, non da poco, dato che la PAC impegna già oggi il 39% del bilancio europeo.

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Due anni di Trump: come stanno gli USA? Fra crescita e guerre commerciali, un’analisi economica del primo biennio del tycoon

20 gennaio 2017: alla Casa Bianca è l’Inauguration Day, che celebra e ufficializza la nomina di Donald J. Trump a 45° Presidente degli Stati Uniti d’America. Un’elezione, quella del tycoon newyorkese, avvenuta su uno sfondo economico-sociale di scarsa crescita, di salari reali fermi da anni e crescenti diseguaglianze economiche, su cui lo stesso Trump ha fatto leva durante la campagna elettorale per attirare le preferenze degli scontenti della middle-class statunitense.

I due anni appena trascorsi, facilmente collocabili sotto un’ideologia isolazionista ed economicamente protezionista, ricchi di decisioni estreme e tweet non convenzionali, non possono essere definiti ‘pacifici’ nemmeno internamente alla stessa amministrazione: secondo le stime della Brookings Institution, tra i principali consiglieri di Trump, il turnover è stato del 65%, con 13 membri del Gabinetto sostituiti (in confronto, erano stati sette con Obama).

La politica economica applicata è stata quella classica Repubblicana, centrata su tagli fiscali che privilegino le imprese (dal 35% al 21% l’imposta sugli utili) e redditi più alti. Infatti, tra le prime iniziative di Trump c’è stata la riforma fiscale nota come Tax Cuts and Jobs Act del 2017: i tagli hanno sostenuto gli investimenti delle imprese e determinato una crescita su livelli mai visti dal 2014, sopra il 4% del PIL nel secondo trimestre 2018. Ciò ha contribuito a migliorare le condizioni del mercato occupazionale: per la prima volta da 20 anni sono più i nuovi posti di lavoro che i disoccupati, ora sotto il 4% della forza lavoro, dato reso ancor più solido dal recupero dei salari, +3,2%. Infine, la Borsa di New York ha indici superiori del 30% rispetto al 2017. Continua a leggere

India vs Cina: l’ora del sorpasso? Nel 2019 l’India potrebbe affermarsi come prima potenza economica asiatica

Per tutti noi, quando un anno volge al termine, è sempre tempo di bilanci e resoconti finali, da cui scaturiscono inevitabilmente previsioni su quello che il futuro potrà riservare. Nel caso dell’Asia, il cambiamento che l’anno venturo potrebbe portare con sé è uno spostamento geoeconomico, e quindi geopolitico, molto rilevante: l’India si prepara a diventare la prima potenza economica in via di sviluppo del continente.

Infatti, nel 2018, per la prima volta, l’India ha attratto più investimenti diretti nelle sue imprese rispetto alla Cina: 39,5 miliardi di dollari contro i 32,8 della Cina, secondo quanto riferito dalla società britannica di analisi finanziarie Dealogic.

Questo dato può essere visto da una duplice prospettiva. Da un lato, denota l’ottimo rendimento dell’economia indiana, che, non a caso, già nel 2016 era stata definita dal FMI come un “punto luminoso” nella debole economia globale, dopo la crescita del 7,5% fatta registrare al termine di quell’anno. Continua a leggere

TAV: una storia lunga quasi quaranta anni Tornano accesi i toni sulla realizzazione della linea ad Alta Velocità Torino-Lione

Era il 1990 quando, per la prima volta, la Società Nazionale dei Trasporti Ferroviari Francesi (SNCF) pubblicò una nota in cui, congiuntamente alle parole del presidente François Mitterrand, auspicava la realizzazione di una nuova linea di collegamento fra Italia e Francia. Nel corso di questi di 28 anni, si è potuto assistere a quattro accordi internazionali tra i due Paesi, marce di protesta, manifestazioni, scontri, processi e condanne, ma – di fatto – la sua costruzione non è ancora iniziata.

Nell’idea originale, la tratta internazionale dell’Alta Velocità Torino-Lione è rappresentata dai 57 chilometri di tunnel di base del Moncenisio, a doppia canna, e dalle due stazioni internazionali di Susa e di Saint-Jean-de-Maurienne, per una lunghezza complessiva dell’opera, destinata al trasporto di merci e persone, di 65 chilometri. La linea, quindi, è per l’89% in galleria: dei 57 chilometri, 45 sono in territorio francese, 12,5 sul versante italiano. Continua a leggere

Paulo Guedes: il braccio destra di Bolsonaro Ritratto e programmi del nuovo Ministro dell’Economia brasiliano

Il 28 ottobre 2018 è già passato alla storia come la data in cui Jair Bolsonaro, candidato di estrema destra del Partito Social-liberale, è diventato il 28esimo Presidente della Repubblica Federale del Brasile, dopo aver battuto la concorrenza del candidato del Partito dei Lavoratori, Fernando Haddad, con il 56% dei voti.

Nel contesto di un Paese con 13 milioni di persone disoccupate, Bolsonaro ha basato la propria campagna elettorale sulla difesa della sicurezza nazionale e sulla critica dei partiti tradizionali, corrotti e non più orientati al soddisfacimento degli interessi del popolo, ponendosi così come un candidato populista, antisistema e rivoluzionario.

La particolarità del nuovo Presidente del Brasile è emersa in diverse occasioni, con idee controverse che hanno smosso i sentimenti dell’opinione pubblica mondiale. Significativo, poi, che su un tema estremamente rilevante come l’economia, egli abbia dichiarato, in un’intervista rilasciata al quotidiano O Globo, che “non si intende di numeri e programmi di sviluppo”, e che per questo non se ne occuperà in prima persona. Continua a leggere

Il Nobel per l’Economia premia l’ambiente Consegnato a due studiosi dei cambiamenti climatici e dell’innovazione il prestigioso premio

Lo scorso 8 ottobre l’Accademia Reale Svedese ha assegnato il Premio Nobel per l’Economia 2018, premiando William D. Nordhaus e Paul M. Romer per i loro studi sui rapporti tra cambiamento climatico, nuove tecnologie e andamenti macroeconomici.

I due economisti americani, ha sottolineato l’Accademia di Svezia, “Hanno sviluppato metodi che affrontano alcune delle sfide fondamentali e più urgenti del nostro tempo: combinare la crescita sostenibile a lungo termine dell’economia globale con il benessere della popolazione del pianeta”. Continua a leggere

L’economia di Gaza è in caduta libera Un report della Banca Mondiale lancia l'allerta sul territorio palestinese

È stato presentato il 27 settembre all’incontro dell’Ad Hoc Liason Commitee (AHLC, ente che coordina gli aiuti internazionali per i palestinesi) di New York il documento di 38 pagine della Banca Mondiale col quale viene lanciata l’allerta sulla situazione economica della Striscia di Gaza, dichiarata “in caduta libera”.

I fattori che hanno portato a tale condizione, riferisce la Banca Mondiale, sono molteplici. In particolare, l’Organismo finanziario internazionale menziona da un lato la decisione dell’Autorità della Palestina di ridurre di 30 milioni di dollari i pagamenti mensili a Gaza, dall’altro il taglio dei finanziamenti statunitensi annuali al territorio palestinese deciso dall’amministrazione Trump. Come se non bastasse, ad aggravare la situazione c’è la continua confisca di terreni e risorse naturali da parte dello Stato di Israele.

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The Amazon Effect I colossi tecnologici sfidano la politica economica mondiale

I colossi tecnologici trasmettono realmente i propri vantaggi ai consumatori?”. Questa è stata la domanda cardine che ha animato l’incontro annuale del Grand Teton, nel Wyoming, tenutosi nei giorni scorsi fra gli esponenti della Federal Reserve e altre personalità di spicco dell’economia statunitense e non solo.

Gli analisti sono convenuti sul fatto che negli ultimi anni lo sviluppo delle “superstar firms, come Amazon, Apple, Google, abbia sempre di più concentrato il potere di mercato nelle loro mani, al punto da sopraffare persino le banche centrali e il loro operato. Infatti, la forte pressione al ribasso sui prezzi al consumo prodotta dallo sviluppo del commercio digitale è la spiegazione che molti economisti hanno dato alla non del tutto soddisfacente risposta fornita dal mercato alle politiche di stimolo economico introdotte dalle maggiori banche centrali nei mesi scorsi.

Particolarmente degno di nota è stato l’intervento del professor Alberto Cavallo, della Business School di Harvard, il quale ha parlato di un vero e proprio “Amazon Effect”. In sostanza, secondo l’economista, gli algoritmi utilizzati da Amazon (e dagli altri rivenditori online), con i loro prezzi costantemente in grado di cambiare, “potrebbero comportare maggiori fluttuazioni dell’inflazione complessiva in caso di oscillazioni dei valori valutari o di altri shock”.

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The Amazon effect I colossi tecnologici sfidano la politica economica mondiale

I colossi tecnologici trasmettono realmente i propri vantaggi ai consumatori?”. Questa è stata la domanda cardine che ha animato l’incontro annuale del Grand Teton, nel Wyoming, tenutosi nei giorni scorsi fra gli esponenti della Federal Reserve e altre personalità di spicco dell’economia statunitense e non solo.

Gli analisti sono convenuti sul fatto che negli ultimi anni lo sviluppo delle “superstar firms, come Amazon, Apple, Google, abbia sempre di più concentrato il potere di mercato nelle loro mani, al punto da sopraffare persino le banche centrali e il loro operato. Infatti, la forte pressione al ribasso sui prezzi al consumo prodotta dallo sviluppo del commercio digitale è la spiegazione che molti economisti hanno dato alla non del tutto soddisfacente risposta fornita dal mercato alle politiche di stimolo economico introdotte dalle maggiori banche centrali nei mesi scorsi. Continua a leggere

Grecia: scatta l’ora della maturità Mancano pochi giorni al termine del programma di aiuti europei: il Paese è pronto?

Era lo scorso 21 giugno quando il primo ministro della Grecia Alexis Tsipras annunciò ufficialmente al presidente della Grecia Pavlopoulos la decisione dell’Eurogruppo di individuare nel 20 agosto 2018 la data in cui porre fine al programma di aiuti al Paese da parte della Troika, definendo tale accordo come “storico”. Continua a leggere