Segretario                                 logo                                 Folco

Home     Redazione     Msoi Torino     Archivio



L’altro volto della tecnologia: la telemedicina in Africa

Vivendo circondati da dispositivi elettronici di ogni sorta, è difficile immaginare di esserne privi. A volte, anzi, ci si vorrebbe liberare da questa presenza costante. Eppure, a dispetto di quanto a volte possa apparire, la tecnologia può essere non solo un lusso utile a distrarsi, ma un bene indispensabile per vivere e, soprattutto, per sopravvivere.

L’Africa subsahariana presenta condizioni sanitarie tra le peggiori del mondo. Secondo un report del 2018 della World Health Organization (WHO), le strutture dell’area sono sufficienti a coprire soltanto il 48% delle effettive necessità della popolazione, per quanto questo dato sia frutto di una media tra paesi che presentano condizioni molto differenti tra loro. Anche uno dei paesi che presenta il risultato più alto, il Sudafrica, risulta comunque in grado di fornire in media il 66% della copertura sanitaria potenzialmente necessaria.

Grazie alla crescente attenzione delle organizzazioni internazionali, sono stati fissati numerosi obiettivi per migliorare questa situazione, rendendo possibile la cura e la prevenzione di malattie già debellate in altre zone del mondo. Di queste intenzioni si sono fatte capofila le Nazioni Unite, inserendo nel terzo dei Sustainable Development Goals proprio l’impegno a garantire la salute e il benessere delle persone in tutto il mondo. Nonostante alcuni incoraggianti miglioramenti, tuttavia, è evidente che tanto ancora rimane da fare. Pur essendo incrementata da 50,9 anni a 53,8 tra il 2012 e il 2015, l’aspettativa di vita in salute nelle regioni africane rimane minore di quella di altre regioni del mondo.

Ad impedire il raggiungimento di risultati concreti contribuiscono in maniera significativa numerosi fattori che ostacolano l’accesso ai servizi medici anche laddove questi siano presenti. Infatti, come segnalato anche da un rapporto dell’ONU del 2019, “in Africa c’è urgente bisogno di aumentare gli investimenti nelle infrastrutture per i trasporti”: mancano le infrastrutture primarie che permettano il trasporto delle apparecchiature e la loro collocazione, nonché lo spostamento del personale medico da un luogo all’altro.

Negli ultimi anni si è così osservata una crescente attenzione verso l’impiego in ambito medico di nuovi mezzi tecnologici, la cui rapida implementazione potrebbe sopperire alla necessità di spendere enormi cifre per la costruzione di nuove infrastrutture in tempi eccessivamente lunghi. 

Tra le nuove opportunità che si sono affacciate in Africa, molto promettente è l’impiego dei droni per trasportare medicinali di prima necessità, riducendo drasticamente tempi e costi degli interventi medici nelle zone più inaccessibili. Proprio in questo settore emergente, grazie all’UNICEF Innovation Fund, destinato alle technology start-ups impegnate nell’ambito umanitario, l’UNICEF ha dato vita a importanti programmi per l’impiego dei droni in aree difficilmente raggiungibili. Tra i tanti progetti che sono stati portati a termine, significativo è quello che ha avuto corso in Malawi, dove l’UNICEF ha dato vita nel 2017 a un corridoio per testare l’uso a scopo umanitario degli “unmanned aerial vehicles, ovvero i droni. Aperto a industrie, università e anche ai singoli, questo corridoio è un’opportunità unica nel continente per lo sviluppo di questo importante aspetto della tecnologia che si sta affacciando sulla scena globale.

La ‘rivoluzione’ medica a cui mira l’impegno internazionale va ben oltre l’impiego dei droni, soprattutto grazie alla crescita della telemedicina. Definita dalla World Health Organization come “il trasporto di servizi medici dove la distanza è un fattore critico attraverso l’uso di tecnologie informatiche e comunicative per la diagnosi, il trattamento e la prevenzione di malattie e infortuni”, la telemedicina si sta rivelando fondamentale per mettere in contatto i pazienti direttamente con i medici e le strutture mediche, permettendo di ridurre drasticamente i tempi di azione.

I benefici che l’impiego della telemedicina potrebbe portare sono innumerevoli. Essa, infatti, faciliterebbe le comunicazioni tra le varie infrastrutture mediche, migliorandone il coordinamento e permettendo ai medici locali di aggiornare continuamente le proprie conoscenze mettendosi in contatto con i colleghi di tutto il mondo. Un altro fattore importante è la riduzione dei costi che deriva dall’impiego di queste tecnologie, le quali consentono di evitare spese per la collocazione di nuove attrezzature mediche. 

Tante sono anche le opportunità che la diffusione di internet ha portato in regioni remote altrimenti escluse da ogni possibilità di beneficiare di nuovi servizi medici. Secondo il rapporto del 2019 della World Health Organization, entro il 2020 l’80% della popolazione africana sarà in possesso di un telefono cellulare, più di quanti avranno accesso all’acqua potabile. Attraverso nuove applicazioni, è divenuto possibile studiare le dinamiche di trasmissione e le vie di diffusione delle malattie infettive, segnalando casi di malattie in tempo reale e tracciando gli spostamenti della popolazione. Questo ha avuto un impatto concreto soprattutto sulla sorveglianza delle malattie prevenibili tramite vaccini

Numerosissime sono le ulteriori innovazioni tecnologiche in ambito medico che negli ultimi anni hanno trovato applicazione nelle regioni più remote del continente. Tra questi, i progressi maggiori sono stati fatti nella creazione di modelli di propagazione delle epidemie tramite nuovi software, oltre che nello sviluppo di nuove tecniche di laboratorio più rapide e meno costose che permettono di compiere tutti i passaggi, dalla diagnostica alla cura, in un unico luogo. Infine, grazie alle recenti tecniche di e-learning che eliminano la necessità di viaggiare, sta divenendo possibile educare un numero crescente di medici locali, permettendo un diffuso e continuo aggiornamento delle conoscenze e delle tecniche mediche.

In futuro, all’interno di contesti difficili, in cui molte persone non possono godere nemmeno di servizi di base come quello sanitario, la tecnologia – spesso associata in altri contesti al solo uso ricreativo – potrebbe quindi salvare milioni di vite.