Segretario                                 logo                                 Folco

Home     Redazione     Msoi Torino     Archivio



America Latina e 5G: tra la transizione e l’indecisione

Lo sviluppo delle tecnologie legate alla rete Internet ha assunto negli anni un’importanza crescente nel determinare gli assetti geopolitici mondiali. Per questo motivo, molti Governi si stanno adoperando per partecipare alla ‘maratona’ di transizione dal 4G al 5G

Proprio in questi mesi, nei paesi dell’America Latina e dei Caraibi si cerca di capire come sfruttare le tecnologie di rete cellulare di quinta generazione al fine di raggiungere i propri obiettivi di sviluppo, non solo sul piano tecnologico ma anche su quello sociale ed economico. Tra le multinazionali delle telecomunicazioni operanti sul territorio spicca Huawei, sbarcata negli anni 2000 in Messico, Ecuador, Paraguay e Uruguay. 

Tuttavia, il cinese non è l’unica lingua che il 5G potrebbe parlare in America Latina: anche la svedese Ericsson è attiva nella regione, con base in Messico, dove ha promosso lo scorso mese un forum dal titolo “From switch to 5G” per approfondire il tema. “L’infrastruttura digitale dell’America Latina guiderà la sua prosperità futura. […] Il 5G è l’infrastruttura nazionale che collegherà una vasta gamma di tecnologie e servizi”, ha affermato il capo di governo e dell’industria per Ericsson, Gabriel Solomon, in vista della transizione prevista per il 2020. 

Ciononostante, c’è da chiedersi quanto l’America Latina possa beneficiare di questa evoluzione, come sottolineato dalla piattaforma online BNamericas. Voci discordanti evidenziano i pro e i contro di una svolta di tale portata, in una macroregione in cui economia ed assetto sociale variano sensibilmente da un paese all’altro. 

I vantaggi annunciati dell’implementazione del 5G sarebbero molteplici: le prestazioni che offrirebbe renderebbero possibile la creazione di smart cities in grado di controllare l’inquinamento, aumentare la sicurezza e sveltire i processi burocratici, fino a raggiungere la completa digitalizzazione del paese in questione. Proprio questo aspetto cruciale della transizione è stato posto al centro dell’attenzione e discusso in maniera esaustiva in occasione di un evento tenutosi a Washington lo scorso 14 novembre, promosso dal think-tank The Inter-American Dialogue. Diversi paesi sembrano considerare la transizione un passo importante affinché la società segua la stessa velocità delle tecnologie, soprattutto Messico e Brasile, che, secondo il presidente di Ericsson per Europa e America Latina, sarebbero i paesi che ne beneficerebbero di più. 

La tecnologia 5G sarà 10 volte migliore rispetto al 4G e anche 10 volte più economicaha spiegato al forum Efe Dohler, direttore del Telecommunications Research Center del King’s College di Londra. Dohler ha poi aggiunto che questa rete creerà “realtà sincronizzate, permettendo cioè il collegamento sempre più proficuo di persone e dispositivi lontani tra loro, e  consoliderà il “tempo reale.  Con questa espressione si intende dire che la connessione molto più efficace e veloce tra dispositivi diversi, resa possibile dall’Internet of Things (IoT), permetterebbe alle macchine di arrivare a sostituire la mano dell’uomo in molti ambiti, da interventi chirurgici di estrema precisione alla guida di un veicolo, velocizzandoli e rendendoli più efficienti. Sarebbe favorito, inoltre, il remote working (ossia il lavoro da casa), come riportato da Magazine Italy. Insomma, soprattutto per il settore delle aziende il ‘salto’ nel 5G potrebbe significare l’inizio di un utilizzo molto più efficiente del tempo – valorizzando, appunto, il “tempo reale”.

Eppure, non mancano i rischi legati sia ai pericoli di hacking, spionaggio e cyber security, sia al possibile aumento della disoccupazione. Secondo l’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), “non ci sono prove che la tecnologia abbia influenzato la disoccupazione”, ma le stime che tentano di definire quanti impieghi si trovino a “rischio automazione” danno risultati che variano da meno del 10% a oltre il 70%. Anche la disuguaglianza sociale, già elevata nella regione latinoamericana, potrebbe essere accentuata dall’innovazione. In Messico, ad esempio, solo il 65,8% della popolazione ha accesso ad Internet, stando a quanto riporta l’Istituto Nazionale di Statistica e Geografia (INEGI). In alcune aree periferiche, la connessione non arriva affatto. Inoltre, vi è una marcata differenza di genere nel possesso di cellulari in grado di accedere alla rete. Per questo motivo, sembra di primaria importanza ovviare a questi problemi e attenuare il divario digitale, prima di affaticarsi nella ‘corsa’ al 5G

Se quindi, da un lato, i sostenitori del 5G (come le aziende Huawei ed Ericsson) ritengono che esso possa risolvere molti dei problemi che attualmente affliggono la maggior parte dei paesi sudamericani, dall’altro operatori locali come la messicana America Movil affermano che per i prossimi due anni non intendono avviare nessuna transizione. La questione di fondo è che progetti di questa portata non sembrano poter fare a meno di un Governo che giochi un ruolo predominante, in funzione di guida, garante e supervisore. Se si decidesse di massimizzare lo sforzo per introdurre la tecnologia 5G nella regione e sfruttarne l’intero potenziale tecnico, infatti, l’autorità pubblica dovrebbe cooperare col settore privato e creare un ecosistema di regole precise riguardo a permessi e sicurezza digitale, al fine di stimolare l’innovazione e garantire la buona riuscita degli investimenti necessari da sostenere. 

Osservando i più recenti avvenimenti, però, viene da domandarsi fino a che punto i Governi sarebbero in condizioni tali da poter gestire tale transizione. Le continue proteste in molti paesi della regione (Colombia, Bolivia, Venezuela, Cile, Ecuador) hanno infatti quale comune denominatore il contrasto alla corruzione del Governo, il mancato rispetto dei diritti dei cittadini, la lotta alle diseguaglianze e i problemi economici


La situazione è così complessa e delicata, tra priorità politiche variabili, interessi economici nazionali e internazionali e tensioni sociali, da rendere arduo ogni tentativo di pronosticare l’esito finale di questa ‘maratona’.