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Le risorse dell’artico protagoniste del quinto Eastern Economic Forum

Continuiamo a puntare in alto. Se qualcuno, cinque anni fa, all’epoca del primo Eastern Economic Forum, mi avesse chiesto di indovinarne il futuro non penso avrei risposto 1.800 progetti”,  ha affermato Yuri Trutnev, vice primo ministro della Federazione Russa, plenipotenziario presidenziale inviato al Far Eastern Federal District. “La politica economica preferenziale lanciata su iniziativa del Presidente della Federazione russa funziona. Migliora la vita delle persone e il Far East migliorerà di anno in anno. L’economia è in rialzo, si diffonderanno più teatri, scuole, musei, librerie e centri scientifici”.

La Russia, organizzatrice dell’evento, ha dichiarato che il quinto Eastern Economic Forum (EEF), svoltosi a Vladivostok dal 4 al 6 settembre, è stato il più fruttuoso dalla  creazione del Forum stesso: 270 contratti sono stati firmati con investitori stranieri e 8.500 ospiti (da 65 paesi, rappresentanti 440 compagnie globali) si sono presentati all’evento.

Tra i visitatori, particolare attenzione mediatica hanno suscitato Shinzō Abe, premier giapponese, l’omologo malese Mahathir Mohamad, il primo ministro mongolo Khaltmaagiin Battulga e l’indiano Narendra Modi, oltreché, ovviamente, lo stesso Vladimir Putin. Assente, invece, la delegazione cinese – nonostante la Cina sia il maggiore investitore nella zona.

L’Artico e i progetti economici nell’estremo nord della Russia sono state le due questioni al centro della discussione. Nel proprio discorso introduttivo, Putin ha sottolineato che le regioni della Russia dell’est e quella artica hanno ricevuto €8,5 miliardi in investimenti, implementando 242 nuovi programmi e creando 39.000 posti di lavoro. Secondo il presidente, “dal primo Forum, la rappresentanza è cresciuta più del doppio. Crediamo che ciò sia un indice rilevante dell’interesse crescente nel Far East russo e nelle opportunità di cooperazione offerte da questa regione enorme”.

Sulla scorta di quanto emerso alla Arctic Circle Conference di Shanghai, invece, la città norvegese di Kirkenes – che si affaccia sul mar di Barents, uno degli snodi portuali più importanti della rotta artica – sarà al centro di un progetto per sostenere lo sviluppo high-tech russo nella regione. Si tratta di un nuovo cavo a fibra ottica per connettere il Giappone e l’Asia orientale all’Europa attraverso l’Artico. Il cavo dovrebbe aumentare enormemente la velocità di trasmissione dei dati tra Europa e Asia, andando a rispondere ai bisogni dei nuovi metodi di comunicazione. “La parte sommersa del cavo sarà costituita da una connessione di circa 10.500 km. Da Kirkenes attraverserà la Lapponia finlandese e giungerà all’Europa centrale”, spiega un report redatto da Paavo Lipponen e Reijo Sevento.

A causa delle conseguenze del riscaldamento globale e dello scioglimento dei ghiacci, l’Artico è improvvisamente diventato il nuovo Nuovo Mondo, l’ultima delle ultime frontiere del pianeta” (Norvegia, The Passenger, 2019). È un luogo di opportunità e tensioni, lotte ambientaliste e progetti avveniristici. La sua militarizzazione sembra essere una difesa per le risorse di gas naturale e petrolio che si stanno avvicinando sempre più alla superficie a causa dei cambiamenti climatici. Secondo The Passenger, complessivamente si tratta della regione con la maggiore crescita economica al mondo (+11% all’anno), con un ammontare di ricchezze calcolate dalla Guggenheim Investment di San Francisco sui €16.450 miliardi.

Durante il forum, l’India si è interessata particolarmente alla zona artica, come ha annotato Boris Volkhonsky, dell’istituto dei paesi asiatici e africani alla Lomonosov Moscow State University. Per Nuova Delhi – uno dei maggiori consumatori di idrocarburi – la diversificazione delle fonti è infatti un fattore molto importante. Ecco perché l’Artico, ricco di petrolio e riserve di gas naturale, sta acquistando un nuovo ruolo nell’economia globale, così come chi ne possiede le piattaforme di estrazione.

Non a caso, recentemente, l’India ha chiesto di essere ammessa come stato osservatore al Consiglio Artico (il consesso internazionale che discute dei problemi dei governi artici e della popolazione indigena dell’Artico, creato nel 1996). La crisi venezuelana e le tensioni nella zona iraniana hanno, inoltre, influenzato drammaticamente l’economia indiana negli ultimi mesi, tanto che il suo tasso di crescita è attualmente del 3% più basso di un anno fa. Durante l’incontro di Vladivostok, la delegazione del paese più popoloso al mondo ha quindi ipotizzato di investire almeno €1 milione  nell’est della Russia.

Anche la Corea del Sud ha rivolto particolare interesse nello sviluppo di progetti nell’Artico. In tal senso si può leggere l’accordo tra la Far East Investment and Export Agency russa e Kogas, corporation di gas coreana, per portare avanti progetti congiunti nell’estremo nord. Anche il Giappone, la cui sicurezza energetica è attualmente considerata cruciale per il mantenimento della sicurezza nazionale, ha dimostrato la volontà di prendere parte a una di queste iniziative regionali nel prossimo futuro.

Commentando sul risultato del quinto Eastern Economic Forum, i media conservatori russi hanno sottolineato con forza come la Russia sia stata capace di dare forma all’agenda politica mondiale. Tuttavia, Dmitry Kobylkin, ministro per le risorse naturali e l’ecologia, ha sconsigliato di lasciarsi andare a un ottimismo prematuro. Le ancora limitate capacità economiche del paese, infatti, potrebbero scoraggiare potenziali investitori stranieri da grandi investimenti nel futuro, soprattutto per l’assunto che “tutto ciò che riguarda l’Artico è davvero costoso”.

Per ora, comunque, l’EEF 2019 può essere considerato come una vittoria diplomatica per il Cremlino.