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Mugabe: eroe nazionale o dittatore?

Il 6 settembre 2019, a Singapore (presso una clinica privata), è morto Robert Gabriel Mugabe, una delle personalità politiche più influenti della storia dell’Africa post-coloniale.

Si conclude così un ciclo lungo 40 anni in cui l’ex presidente, il quale viene ricordato anche per essersi ampiamente battuto per i diritti dei neri contro la discriminazione razziale dei bianchi, è riuscito prima a conquistare il potere e poi a trasformare lo Zimbabwe in uno stato a partito unico di stampo socialista, impedendo la transizione democratica che la popolazione sperava di ottenere dopo l’indipendenza.

Nel 1980, infatti, con la nascita dello Zimbabwe come stato indipendente (precedentemente Rhodesia Meridionale), Mugabe ottenne il suo primo incarico ufficiale come primo ministro del Governo del capo di stato Canaan Banana. Dopo 7 anni in carica, successe a quest’ultimo. L’obiettivo delle politiche di Mugabe era finalizzato a costituire un nuovo Zimbabwe, in cui la maggioranza nera contasse in quanto tale. Nel paese che si avviava a diventare uno stato socialista, infatti, la minoranza bianca esercitava ancora una forte influenza, in quanto fortemente presente in ruoli dirigenziali strategici. Se, da un lato, la lotta per i diritti dei neri andava a marcia spedita, dall’altro il regime di Mugabe acquisiva col tempo tratti autocratici, non mantenendo così le speranze post-coloniali, promosse dai paesi occidentali, di una transizione democratica.

Nel primo decennio del proprio incarico, lo Zimbabwe ottenne la nomea di ‘Svizzera dell’Africa’, grazie ad accordi con vari investitori e alla realizzazione di politiche socialiste che permisero il raggiungimento di una discreta soddisfazione economica e sociale. D’altro canto, però, una caratteristica che ha fortemente contraddistinto il mandato di Mugabe è stata la persistente accusa di corruzione. Più volte gli osservatori internazionali hanno esternato il sospetto di brogli elettorali e di elezioni manipolate. La figura di Mugabe è dunque passata da quella di un leader, o meglio un’icona, del movimento anticoloniale capo del partito politico Zimbabwe African National Union (ZANU), a quella di un capo assuefatto dal potere e restio a cederlo. Così facendo, Mugabe ha altresì danneggiato la propria immagine e quella di un paese che lottava contro l’apartheid.

La carriera di Mugabe come capo del regime è terminata nel novembre 2017, a seguito di un colpo di stato, sostenuto dai militari, che ha deposto l’ultranovantenne presidente a favore di Emmerson Mangangwa. Quest’ultimo, dopo un periodo di transizione, ha ottenuto la vittoria nelle successive elezioni presidenziali con il 50,4% dei voti, divenendo così il terzo presidente nella storia dello Zimbabwe.

Ad oggi, si può osservare come Mugabe abbia ottenuto ciò per cui aveva fin dal principio lottato: una maggioranza nera che fosse padrona di se stessa e possidente di quei diritti che le erano stati riconosciuti con una minoranza bianca al potere. Tuttavia, a discapito degli obiettivi raggiunti sul piano politico, dal lato economico l’ormai ex presidente contribuì in prima persona alla profonda e prolungata crisi economica in cui sprofondò il paese. Durante il processo di transizione democratica dello Zimbabwe, tramite violazioni dei diritti umani, la nazionalizzazione dei terreni agricoli a partire dal luglio 2000, l’appropriazione degli aiuti internazionale, Mugabe innescò un processo che condusse lo Zimbabwe incontro ad un collasso economico senza precedenti, lasciando in eredità ai suoi concittadini una situazione di iperinflazione.

Se si può dibattere sulla figura politica di Mugabe, sopravvissuta per 37 anni, è indubbio che lo Zimbabwe abbia perduto uno dei personaggi più importanti della propria storia. Dopo la sua morte, è stato proclamato il lutto nazionale, seguito dalla ‘beatificazione’ dell’ex-leader.

Quanto allo Zimbabwe, dopo il soft coup d’état del luglio 2017, è difficile attendersi un radicale cambiamento. L’attuale élite politica è fortemente legata al recente passato e difficilmente vorrà abbandonarlo per allinearsi ad un sistema basato sui criteri delle democrazie occidentali o verosimilmente a società proto-democratiche.