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Dalla guerra commerciale al cambiamento climatico: l’eredità del G7 di Biarritz

L’incontro annuale dei capi di stato e di governo delle maggiori economie mondiali (più noto al con l’abbreviazione corrente ‘G7’), che quest’anno è stato ospitato dalla Francia nella suggestiva cornice di Biarritz, rappresenta da ormai 45 anni un’occasione di confronto imprescindibile nella formulazione delle strategie politiche ed economiche delle principali potenze mondiali. Infatti, benché il primo vertice fosse stato convocato nel 1975 dall’allora presidente francese Valéry Giscard d’Estaing, con il solo intento di dare una svolta ai postumi della crisi energetica del 1973, negli anni successivi i temi oggetto del confronto multilaterale aumentarono rapidamente, così come mutarono in parte i paesi rappresentati.

In questo contesto, sia la fine della Guerra Fredda, che nel 1991 ha posto fine a una visione meramente bipolare del mondo e ha aperto al libero mercato le economie delle ex Repubbliche Sovietiche, sia l’intensificazione degli scambi e degli investimenti internazionali (globalizzazione), stanno offrendo ai leader dei paesi più sviluppati una moltitudine crescente di argomenti di dibattito, che quest’anno non si sono limitati alla crescita dell’economia e alla geopolitica.

Sulla scia del tema ufficiale dell’incontro, che quest’anno è stato dedicato alla lotta alle diseguaglianze, l’agenda dei lavori ha visto tra i principali punti di dibattito il sempre più acceso confronto sul piano geoeconomico tra Cina e Stati Uniti (considerata da alcuni come una vera e propria “guerra commerciale”). Infatti, non sono certo passati in secondo piano le vicende inerenti la politica estera della Russia – esclusa dal gruppo (che, allora si chiamava G8, ndr) giá dal 2014, in seguito all’annessione della Crimea, considerata illegittima dalla comunità internazionale – nonché il destino dell’accordo internazionale sul nucleare iraniano. Il recente sequestro di una petroliera britannica e l’abbattimento di un drone americano nelle acque del Golfo Persico, infatti, hanno inasprito la tensione nella regione.

Inoltre, sia le temperature roventi che hanno interessato l’Europa a fine agosto, sia i vasti incendi che hanno coinvolto la regione amazzonica in America Latina hanno suggerito ai leader presenti un confronto sulla sempre più urgente questione del cambiamento climatico. In materia, tuttavia, l’esito dei colloqui è stato ben al di sotto delle aspettative, essendosi limitato allo stanziamento di un fondo comune da €20 milioni (sottoscritto dai soli paesi rappresentati al G7) per far fronte all’emergenza incendi in Amazzonia, su iniziativa della Francia. Nonostante l’ulteriore promessa da parte del premier britannico Boris Johnson di €11 milioni destinati alla riforestazione dell’area, difatti, il Gruppo non ha varato alcuna misura radicale per contenere l’aumento della temperatura media globale, che gli esperti prevedono in rapida ascesa nel futuro prossimo.

Dinanzi a una tale molteplicità degli argomenti oggetto del dibattito, è chiaro che, da parte dei partecipanti, siano emerse posizioni diverse, talvolta molto distanti tra loro. Tuttavia, il presidente francese Emmanuel Macron è stato abile a trovare un comune filo conduttore tra le diverse poste in gioco, ottenendo in tal modo una leadership del gruppo che alla fine dei lavori si è rivelata indiscussa non soltanto per il suo carisma e l’entusiasmo, ma anche per l’assenza di potenziali rivali.

Se è vero la sostanziale indifferenza al cambiamento climatico e i dazi commerciali ai danni della Cina hanno conferito a Donald Trump e agli Stati Uniti un’immagine poco credibile alla comunità internazionale, è altrettanto vero che il Regno Unito mira a una prossima uscita dall’Unione Europea, esternando un disinteresse implicito a influire attivamente sulle politiche europee comuni in materia di economia e difesa. Inoltre, con la Germania in recessione tecnica a causa del calo della produzione industriale nel primo semestre di quest’anno, e la cancelliera Angela Merkel ormai prossima alla scadenza del suo mandato, quella di Macron sembra essere al momento l’unica alternativa credibile per una leadership illuminata, almeno nel Vecchio Continente.

Infatti, all’inquilino dell’Eliseo va riconosciuto non soltanto il merito di avere richiamato una maggiore attenzione sul cambiamento climatico, inteso come credibile minaccia per le generazioni future, ma anche una notevole lungimiranza diplomatica. Nelle settimane immediatamente precedenti il G7, la Francia si è impegnata per un incontro, a margine, tra il ministro degli esteri iraniano Mohammad Zarif e il presidente degli Stati Uniti per degli eventuali progressi nelle relazioni tra i due paesi.

Benché alla fine il colloquio tra i due non si sia materializzato, il lungo colloquio franco-iraniano a ridosso del G7 su questa base è stato importante poter fare il punto della situazione, continuare a convergere e rendere operative le condizioni per giungere a una de-escalation delle tensioni Iran-Stati Uniti. Questi ultimi, infatti, essendosi ritirati unilateralmente dall’accordo sul nucleare iraniano nel maggio 2018, hanno rinnovato importanti sanzioni economiche ai danni dell’Iran, diversamente dai paesi dell’Unione Europea, che si sono impegnati a non sottoporre l’Iran a sanzioni economiche in cambio della rinuncia iraniana al programma nucleare.

Se il G7 di Biarritz è stato almeno utile per ribadire l’importanza del multilateralismo, su iniziativa francese, è perché, oggi più che mai, i leader mondiali sembrano agire in ordine sovrano sparso, anteponendo i propri interessi a quelli della collettività internazionale (come dimostrano le scelte degli Stati Uniti). Oltre a qualche passo avanti nel confronto Cina-Stati Uniti e agli impegni sul clima, molto resta però da fare per dare una risposta alle disuguaglianze nel mondo, poiché le distanze tra i paesi membri in merito alle ricette proposte da ciascuno di essi per porre un freno o invertire il trend, non hanno fatto sì che dal vertice emergesse una risposta unitaria e di rilievo.

Appuntamento nel 2020, a Miami (USA).

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