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Portorico: lo scandalo ‘Chatgate’ ha portato al crollo del Governo

Da metà luglio l’isola di Portorico è precipitata nel caos socio-politico. Il governatore Ricardo Roselló, in carica da gennaio del 2017, è accusato di aver inviato ai suoi fedelissimi di partito una serie di messaggi, attraverso l’applicazione Telegram, contenenti insulti sessisti, omofobi e razzisti. Nelle chat incriminate verrebbero inoltre derise le vittime dell’uragano María, il quale ha devastato l’isola nel 2017 causando la morte di oltre 3000 persone.

I messaggi sono stati resi pubblici il 13 luglio scorso dal Centro di Giornalismo Investigativo (CPI), una ONG con sede nella capitale San Juan, il cui obiettivo principale è quello di incrementare l’accesso all’informazione per tutti i cittadini del paese. L’indignazione popolare ha portato molti abitanti a scendere per le strade della città, chiedendo le dimissioni dello stesso governatore. Le proteste sono state sostenute anche da personaggi rilevanti dello spettacolo, tra cui il cantante Ricky Martin, il quale ha postato sui propri profili social un video in cui ha criticato fortemente Roselló, promettendo di unirsi anch’egli alle manifestazioni.

Dopo più di una settimana di tensione, il governatore ha presentato le scuse ufficiali. Ciò non ha però placato l’ira dei manifestanti, i quali hanno continuato ad occupare le vie di San Juan urlando a gran voce: “¡Ricky (Rosselló), renuncia!”. Il 25 luglio, Rosselló ha dunque annunciato le dimissioni attraverso un video pubblicato sulla propria pagina Facebook. La caduta del governatore era attesa da giorni; dall’inizio dello scandalo, ben 14 membri della sua amministrazione hanno presentato le dimissioni.

Nel breve discorso, egli ha dichiarato: “Dopo aver ascoltato le proteste, aver parlato con la mia famiglia, pensato ai miei figli, oggi annuncio che rinuncerò al ruolo di governatore dal 2 agosto”.

Il successore designato, l’attuale ministro della giustizia Wanda Vázquez, è già diventata bersaglio di nuove accuse. I manifestanti sostengono infatti che il caso Rosselló sia solo la punta di un iceberg. Questo scandalo si somma difatti ad altri casi di corruzione che hanno riguardato questo governo: solo poche settimane prima dello scandalo Chatgate, un giudice federale ha accusato alcuni ex funzionari del Governo di Roselló di cospirazione a scopo di frode, truffa elettronica e riciclaggio di denaro sporco. All’inizio di luglio queste accuse hanno portato all’arresto dell’ex segretaria per l’educazione Julia Keleher e dell’ex direttrice dell’amministrazione sanitaria Ángela Ávila. Rosselló, in tal caso, ha criticato l’attività fraudolenta degli ex collaboratori, dichiarando che il suo Governo “non tollera la corruzione”.

A queste problematiche si aggiunge la crisi economica che colpisce Portorico da più di un decennio. Nel maggio del 2017, Rosselló è stato costretto a dichiarare la bancarotta statale; il tasso di povertà aveva raggiunto quota 45%, con un saggio disoccupazionale pari al doppio rispetto alla media degli Stati Uniti. Rosselló aveva annunciato di volersi appellare al Titolo III della Ley para la Supervisión, Administración y Estabilidad Económica de Puerto Rico (Promesa), che contempla un processo di ristrutturazione del debito simile alle norme di protezione per bancarotta statunitense. Tale scelta era stata valutata positivamente, tra i vari, dall’agenzia Moody’s; tuttavia, gli effetti non sono ancora tangibili e la grande maggioranza della popolazione resta in condizioni economiche critiche.

Dal canto loro, gli Stati Uniti osservano con molta attenzione la situazione politica di Portorico: l’isola, infatti, potrebbe ben presto diventare lo Stato numero 51 degli States. A tal riguardo, due anni fa si tenne un referendum a valore consultivo sulla modifica dello status giuridico del paese. Nonostante la scarsa partecipazione dei votanti (solo il 22,7 degli aventi diritto si è recato alle urne), la gran maggioranza delle preferenze (97%) è stata a favore dell’annessione agli USA.La situazione è però tuttora in fase di evoluzione. Se da un lato la la crisi economico-politica rischia di rallentare questo processo, dall’altro anche lo stesso Trump non sembra disposto a sostenere con fondi pubblici statunitensi l’enorme debito accumulato dall’isola caraibica nel corso dei decenni. Spetterà quindi al nuovo Governo ristabilire ordine sociale e assicurare il rilancio economico.