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Lo stretto di Hormuz: l’incubo dei naviganti


Colui che controlla il passaggio tra gli oceani, si può considerare il signore del Mondo”. Così recita un vecchio e assai veritiero adagio della geopolitica. Nessuno meglio dell’Iran sembra esserne consapevole.

Venerdì 19 luglio scorso, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha dichiarato di aver sequestrato una petroliera, la Stena Impero, un vascello di proprietà svedese, battente bandiera britannica. La ragione ufficiale del sequestro è che la suddetta nave avrebbe violato le leggi marittime internazionali. Il sequestro è avvenuto alle ore 19:30 locali (15:00 GMT) nel temuto Stretto di Hormuz, che separa il Golfo Persico dal Mare Arabico. Attraverso questa strozzatura, larga poche decine di miglia, passa un quinto del petrolio mondiale, rendendola di fatto la via d’acqua più importante al mondo.

Il sequestro è avvenuto attraverso l’impiego di un’imbarcazione e di un elicottero iraniani. La compagnia armatrice, Northern Marine Management, ha dichiarato di non essere in grado di contattare l’equipaggio, composto da 23 persone, che attualmente risultano essere in stato di fermo presso il porto di Bandar Abbas. 

In quelle stesse ore, il Foreign Office londinese ha rilevato che una seconda imbarcazione, battente bandiera liberiana, è stata sequestrata dalle autorità iraniane nello Stretto. Il segretario degli Esteri inglese, Jeremy Hunt, si è dichiarato molto preoccupato per la situazione, sottolineando la necessità di trovare rapidamente un modo per liberare il prima possibile i due vascelli. Inoltre, ha affermato che “i sequestri sono inaccettabili e che è essenziale che la libertà di navigazione sia mantenuta e che tutte le navi possano muoversi in sicurezza e in libertà nella regione”.

Secondo Richard Weitz, un analista di Wikistrat, un gruppo internazionale di consulenza sul rischio, il sequestro di venerdì 19 luglio sarebbe una ‘azione reciproca’ da parte dell’Iran, in risposta al sequestro, stavolta da parte britannica, di una petroliera iraniana nello Stretto di Gibilterra, avvenuto il 4 luglio. In quell’occasione, la Royal Navy aveva intercettato il vascello iraniano, battente bandiera panamense, Grace 1, al largo delle coste meridionali della Spagna. L’equipaggio e il comandante erano stati arrestati. La ragione del sequestro fu che la petroliera iraniana avrebbe violato le sanzioni contro la Siria. Sabato 12 luglio, la Corte Suprema di Gibilterra ha esteso per altri 30 giorni lo stato di detenzione dell’imbarcazione e dell’equipaggio.

Questa serie di episodi ha enormemente contribuito ad alimentare e accrescere le tensioni fra Teheran e Londra, la quale, peraltro, sta pianificando un pacchetto di sanzioni come atto di rappresaglia. In una lettera indirizzata al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, il Regno Unito afferma che la Stena Impero è stata approcciata dalle autorità di Teheran quando si trovava non in acque internazionali, ma nelle acque territoriali dell’Oman, dove il vascello stava esercitando il suo legale diritto di transito. Se quanto affermato fosse vero, l’azione del commando dell’IRGC si configurerebbe da un lato come interferenza illegale al transito marittimo e dall’altro come violazione della sovranità del Regno dell’Oman. In ogni caso, il sequestro sarebbe nullo, in quanto contrario alla Convenzione sul Diritto del Mare e alla Convenzione di Ginevra. Il ministro degli Esteri dell’Oman non ha commentato relativamente alla posizione della nave, ma ha spronato entrambe le parti a risolvere la disputa per vie diplomatiche.

In attesa di sviluppi sulla vicenda, per tutelare il resto della Marina commerciale, Londra ha deciso di avvalersi della Marina militare per scortare le navi battenti bandiera inglese attraverso lo Stretto. La fregata HMS Montrose è stata dispiegata per offrire protezione alle imbarcazioni, individualmente o in gruppo. “La libertà di navigazione è cruciale per il sistema commerciale e l’economia globale e noi faremo tutto ciò che potremo per difenderla” così si è espresso il portavoce del Governo di Londra. In 5 giorni, la Marina ha già scortato più di trenta navi mercantili, in diciassette transiti diversi.

Mercoledì 24 luglio, il presidente iraniano Rouhani ha ventilato la possibilità di una risoluzione della crisi attraverso uno ‘scambio di prigionieri’, Grace 1 in cambio di Stena Impero, sostenendo che “se il Regno Unito farà marcia indietro dalle azioni sbagliate commesse a Gibilterra, riceverà un’appropriata risposta dall’Iran”. Gli Stati Uniti, il Regno Unito e altre nazioni si incontreranno giovedì prossimo 1° agosto per discutere il passaggio.

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