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Xi Jinping inaugura l’Istituto cinese di ricerca sull’Africa

Lo scorso 9 aprile, a Pechino, si è tenuta l’assemblea inaugurale per la fondazione dell’Istituto cinese per la ricerca sull’Africa. La sua nascita si inserisce tra gli otto obiettivi di cooperazione sino-africana concordati nell’ultimo “Forum on China Africa Cooperation” (FOCAC), tenutosi in settembre 2018.

In occasione di tale forum, si era già assistito ad un cambio di rotta delle relazioni bilaterali tra Cina e Africa: da una cooperazione per lo più diplomatica e ideologica, legata alla retorica della solidarietà tra gli stati sottosviluppati contro le potenze occidentali, ad una cooperazione con finalità perlopiù economiche e commerciali.

Secondo il presidente cinese Xi Jinping, la nascita dell’Istituto rappresenta “una misura importante per favorire gli scambi culturali tra le due parti”, aggiungendo come la condivisione di risorse accademiche cinesi e africane possa rafforzare l’amicizia tra i due popoli e contribuire allo sviluppo di una “comunità umana dal destino condiviso”.

Allo stesso modo, l’ex presidente del Mozambico, Joaquim Alberto Chissano, ha affermato: “mi auguro che l’Istituto cinese per la ricerca sull’Africa diventi una piattaforma su cui le parti interessate possano discutere di argomenti importanti per entrambe, come le relazioni economiche e commerciali, l’apprendimento reciproco e la cooperazione per la pace e la sicurezza”.

L’organismo di ricerca svolgerà quindi un ruolo fondamentale nel fornire sostegno intellettuale alle attività di governance e amministrazione, tramite professionisti del settore accademico. In questo modo, sarà possibile continuare a lavorare alla costruzione delle One Belt One Road (la via della seta cinese): un piano commerciale e infrastrutturale che punta a collegare la Cina all’Africa (oltre che all’Asia e all’Europa) tramite una rotta via mare.

Durante la conferenza inaugurale la Commissaria per le risorse umane e delle tecnologie dell’Unione Africana, Sarah Anyang Agbor, ha infatti affermato che il rafforzamento del loro partenariato strategico con la potenza asiatica sarà una componente importante per l’adempimento del piano “Visione 2063: “Siamo ansiosi di consolidare la cooperazione Sud-Sud, nella speranza che l’Istituto fornisca una piattaforma di scambio e contribuisca alla creazione di competenze (per i Paesi africani) attraverso la formazione. Ci aspettiamo che le due parti siano capaci di lavorare insieme per intensificare la condivisione delle informazioni e il meccanismo per il rafforzamento delle capacità, rendendo più forte anche la collaborazione in ambito culturale”.

La condivisione di reciproche conoscenze sarà perciò fondamentale per rendere il continente africano protagonista delle relazioni bilaterali e non più oggetto passivo di politiche ideate e implementate dal paese asiatico.

Nonostante la maggior parte degli accordi commerciali tra Cina e Africa sembra infatti essere ‘fatta su misura’ per gli interessi asiatici, alcuni ricercatori sostengono che, a partire dal FOCAC 2006, i paesi africani si siano adattati al contesto di evoluzione della diplomazia sino-africana, organizzando una serie di eventi paralleli incentrati su sicurezza, sanità, ambiente, media, al fine di aumentare la consapevolezza degli investitori cinesi sulle condizioni socio-economiche dei territori d’intervento e implementare le politiche nel modo più efficiente possibile.

In conclusione, è difficile capire quanti e di che natura siano gli interessi economici che si celano dietro la nascita dell’Istituto di ricerca sull’Africa e la cooperazione culturale che questo rappresenta. Inoltre, le cospicue percentuali di debito di molti paesi africani possedute dalla Cina sollevano preoccupazioni circa le possibilità di risanarle, con probabili conseguenze sul loro futuro in ambito economico e sul loro livello effettivo di sovranità.

Lo sviluppo delle relazioni sino-africane sono quindi ancora un’incognita e bisognerà attendere qualche anno per valutarne i risultati. Resta però la certezza che l’impatto delle decisioni assunte ricadrà anche sull’Europa, sugli Stati Uniti e sul resto del mondo.

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