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Elezioni in Argentina: “neo-peronismo” contro neoliberismo

Il prossimo 27 ottobre gli argentini saranno chiamati alle urne per eleggere il successore di Mauricio Macrí alla presidenza del paese.

Dopo la lunga la presidenza del Boca Juniors, Macrí aveva portato Cambiemos (Cambiamo), la coalizione di centro-destra fondata per sostenere la sua candidatura, alla vittoria delle presidenziali del 2015. La promessa era che il neoliberismo e l’austerità avrebbero risanato i conti pubblici in rosso. La vittoria fu inaspettata: era il primo Presidente della Repubblica non appartenente all’area di centro né a quella peronista. In quel periodo la presidentessa uscente, Cristina Kirchner, era coinvolta in un’inchiesta giudiziaria che determinò un forte calo dei consensi nei suoi confronti e che portò al tracollo del Partido Justicialista (Partito Giustizialista) e, più in generale, della sinistra neo-peronista.

Durante le elezioni di metà mandato del 2017 Macrí e la sua coalizione ottennero un’altra importante vittoria, che scoraggiò il ritorno in politica della Kirchner. Tuttavia, quando una nuova crisi nera investì l’Argentina e lo scandalo Panama papers travolse Macrí, una sequela di successi alle elezioni locali riaccese in Cristina Kirchner la speranza di avviare una ripresa politica.

La recente crisi dei consensi verso Macrì è tangibile nella sconfitta elettorale della coalizione  di centro-destra alla prima fase, conclusasi domenica 9 giugno, delle elezioni provinciali di quest’anno, che lasciano presagire una nuova futura sconfitta. L’esecutivo di Cambiemos si scontra con una situazione economica complicata, la quale rappresenta la principale causa della sconfitta elettorale. Gli argentini vivono nel timore che la situazione economica possa peggiorare ulteriormente a causa di un possibile intervento del Fondo Monetario Internazionale, alla luce della grande crisi argentina patita a partire dagli anni ‘90. Così le iniziali promesse di Macrì di risollevare il paese da una situazione economica difficile, che lo avevano portato alla vittoria, oggi hanno perso attrattiva.

Nel 2015 la leader del PJ, Cristina Kirchner, aveva lasciato dietro di sé un’inflazione impazzita, seconda al mondo solo a quella del Venezuela. L’indebolimento della propria reputazione politica, insieme alle vicende giudiziarie in cui era stata coinvolta, avevano certamente rafforzato il ruolo politico di Macrì. La Kirchner, infatti, è ancora oggi imputata in 11 processi, con cinque mandati di arresto preventivo che pendono sulla stessa. Indubbiamente, si tratta di un fardello politico pesante; tuttavia, giuridicamente innocuo grazie all’immunità parlamentare di cui gode. Le accuse spaziano dall’ arricchimento personale illecito, attraverso presunti soldi nascosti e riciclaggio, allo scandalo di un finanziamento segreto della campagna elettorale da parte dell’allora presidente del Venezuela Hugo Chavez.

Ad oggi, però, la situazione sembra essersi capovolta: la Kirchner ha annunciato la pubblicazione, a sorpresa, del libro dal titolo “Sinceramente”, presentato il 9 maggio scorso alla Fiera del Libro di Buenos Aires e rivelatosi un best seller con 300.000 copie vendute solo in Argentina. La frase contenuta nel suo libro “Macrí è il caos e per questo credo fermamente che bisogna tornare a mettere ordine in Argentina”, può essere letta quale una dichiarazione di guerra politica contro l’attuale Presidente.

Per il New York Times il ritorno politico di Cristina Kirchner è collegato ad una preoccupante crescita del populismo. In questo senso, il quotidiano statunitense titola: “La povertà dell’Argentina potrebbe riportare il populismo nel Paese”. Lo stesso presidente brasiliano Jair Bolsonaro si è mostrato preoccupato dalla crescita dei consensi verso la Kirchner. Interrogato sulla situazione venezuelana, ha dichiarato: “Sappiamo delle difficoltà che ci sono perché il Venezuela torni alla normalità, ma più importante che fare un goal è evitare di prenderlo, il che avverrebbe se l’Argentina tornasse in mano alla Kirchner”.

Secondo un sondaggio realizzato dalla Celag tra aprile e maggio scorsi, Cristina Kirchner vanta il 36,6 % delle preferenze, contro il 24,9 % di Macri. A quest’ultimo, quindi, rimangono meno di cinque mesi per recuperare terreno nella corsa alle presidenziali.Ma il presidente argentino, nonostante i pochi consensi, è consapevole della divisione interna all’opposizione. Infatti, secondo il medesimo sondaggio, i primi quattro partiti per consensi sono, ad eccezione di Cambiemos, tutti peronisti, ma collocati in coalizioni tra loro antagoniste. L’area della sinistra peronista, invece, alleata all’interno della Unidad ciudadana (Unità cittadina), racchiude 12 partiti con ideologie tra loro differenti, che spaziano dal Kirchnerismo al socialismo e al marxismo-leninismo. Macri dovrà dunque impegnarsi per invertire la tendenza in atto. In caso contrario, il prossimo 9 dicembre lascerà la Casa Rosa e l’Argentina saluterà definitivamente la politica del risanamento dei conti e dell’austerità.