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Le conseguenze per l’Europa della guerra hi-tech tra Stati Uniti e Cina

Dal 2018, Stati Uniti e Cina hanno intrapreso una guerra commerciale lenta e insidiosa.

I fatti hanno subito un’accelerata il 16 maggio scorso, quando il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha firmato un documento che vieta al colosso cinese Huawei e a 70 società a esso collegate di vendere ed installare le proprie infrastrutture negli Stati Uniti senza una specifica autorizzazione. L’azienda cinese, infatti, è tra le più importanti al mondo nel campo delle tecnologie relative alle telecomunicazioni, dai ripetitori per la telefonia mobile, compreso il 5G, alle apparecchiature per la gestione del traffico dati. Questi sistemi sono da anni utilizzati in Europa e in diversi altri paesi, ma non negli Stati Uniti.

Il 1° giugno, la Cina ha risposto annunciando un aumento dei dazi per $60 miliardi sui beni statunitensi. Altrettanto pesanti potrebbero essere le conseguenze, pur indirette, per il Vecchio Continente. L’aumento dei dazi doganali tra Cina e Stati Uniti, infatti, ha avuto un impatto profondo sulle economie di entrambi i paesi, ma l’impatto è ormai visibile anche in molti paesi europei.

Come è noto, gli USA e la Repubblica Popolare Cinese sono le due maggiori potenze economiche mondiali per prodotto interno lordo. Non è sorprendente, quindi, che quando la ‘guerra’ commerciale è stata ufficialmente dichiarata l’intera economia mondiale abbia avuto un sussulto. Ad esempio, giovedì 23 maggio scorso, Donald Trump ha accusato Huawei di avere legami con le autorità cinesi, le quali, a loro volta, hanno obiettato che fosse Washington ad aver intrapreso una guerriglia nei confronti della multinazionale cinese. La Borsa di Parigi è calata dell’1,81%, e una tendenza simile si è registrata a New York e Hong Kong.

In un’economia pienamente globalizzata, le maggiori economie nazionali hanno il potere di trascinare il resto del mondo. In questo contesto, quali prospettive potrebbe avere l’Unione Europea, se non dovesse riuscire a formulare soluzioni efficaci, che le permettano di assumere un ruolo di autonomia, se non a propria volta egemonico?

Un esempio concreto della complessa realtà in cui l’Unione dovrà sapersi orientare è appunto il mercato di smartphone e sistemi operativi (OS). A breve potrebbe essere possibile, al momento dell’acquisto, scegliere tra un telefono 100% americano, con un sistema operativo sviluppato negli Stati Uniti (Android o Apple, per non fare che un paio di esempi), un telefono 100% cinese, con un sistema operativo made in China, come Huawei si starebbe apprestando a fare, o, ancora, uno smartphone ‘ibrido’ come quello proposto da Samsung, LG, Acer e numerose altre marche. Ad oggi, tuttavia, un’alternativa pienamente europea non esiste. Non solo nessun sistema operativo europeo è mai stato reso disponibile sul mercato, ma tra i principali produttori di smartphone solo uno (il finlandese Nokia) ha sede in Europa.

Il Vecchio Continente, nel frattempo, è diventato il campo di battaglia di questa guerra hi-tech tra superpotenze: secondo gli ultimi dati IDC sulle vendite di smartphone nel primo trimestre 2019, Huawei è in fortissima crescita nella zona EMEA (ovvero Europa, Medio Oriente e Africa), facendo registrare un balzo in avanti sul dato annuale pari al 66,13%. Apple, al contrario, ha ceduto il passo in maniera significativa, segnando un calo nelle vendite del 22,73%. Il leader nell’area resta sempre Samsung, anche se mostra una contrazione del -6,82%. Occorre, però, osservare che il quadro fotografato da IDC non tiene ancora conto dell’impatto del bando subito da Huawei negli Stati Uniti. Sarà interessante osservare se questo altererà gli equilibri nella zona EMEA, con una possibile scelta europea di avvicinarsi ad uno dei contrapposti attori geopolitici.

In Europa, comunque, tutto tace: neppure una parola su questa guerra commerciale è stata spesa dalla commissaria Mariya Gabriel, delegata a Economia e Società Digitali. Men che meno si hanno notizie dall’ENISA, l’Agenzia Europea per la Sicurezza delle Reti e delle Informazioni, con sede ad Atene. Eppure si tratta di un settore, quello delle telecomunicazioni, cruciale per l’UE. In ogni caso, il divorzio tra Huawei e Google imposto dalla Casa Bianca lo scorso 16 maggio sta già suscitando preoccupazioni in milioni di utenti in tutto il mondo.
Vedremo apparire nuovi sistemi operativi made in Europe? Questa è una tra le domande che l’Europa si deve porre oggi, per non subire in maniera ancora più forte le conseguenze delle decisioni di Trump e Xi.