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La ‘marcia congiunta’ tra Africa e Cina

L’ascesa cinese a egemonia economica si avvia nel suo processo di consolidamento attraverso la costituzione delle ‘Nuove Vie della Seta’, ossia il piano di ammodernamento infrastrutturale transcontinentale ideato e sostenuto dal presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping.

Tale progetto collegherebbe in maniera più rapida, efficiente ed economica la Cina e i membri aderenti alla Belt and Road Initiative (BRI; ndr, il nome ufficiale del progetto) situati nell’area eurasiatica. In tale contesto, il continente africano avrebbe il ruolo di incrementare e facilitare i flussi commerciali da e verso il Mediterraneo e, quindi, l’Europa.

La conseguente penetrazione economica della Cina nel continente africano, mirata a sostenere l’ingente (ed esigente) transito di merci, negli ultimi anni, ha visto la costruzione di tutta una serie di infrastrutture di trasporto e logistica necessarie per rendere efficiente e conveniente il trasferimento di beni nei paesi di transito; allo stesso tempo, questi ultimi ne hanno beneficiato da un punto di vista di sviluppo economico, come spiegato dal South China Morning Post, poiché data la natura del progetto a lungo termine, l’utilizzo di tali infrastrutture permetterebbe un aumento delle esportazioni e sosterrebbe la crescita economica dei paesi africani stessi.

Si tratta, infatti, di una “pioggia di miliardi di dollari” per l’Africa: la Standard Bank Group di Pechino ha calcolato che, nel solo 2017, i contratti stipulati tra imprese e governi delle due parti hanno avuto un valore di €67,8 miliardi, mentre un’altra ricerca condotta dal China-Africa Research Initiative presso la John Hopkins School of Advanced International Studies ha stimato che dal 2000 al 2016 i finanziamenti e i prestiti cinesi a favore di 56 stati africani sono ammontati a €110,5 miliardi.

Tuttavia, solo l’1,6% dei prestiti è stato indirizzato a settori non di interesse economico, come l’istruzione, la sanità, l’ambiente, il settore alimentare e quello umanitario. Pertanto, se da una parte molti governi africani hanno accolto con elogi e con dichiarazioni di ‘amicizia’ i nuovi partner cinesi – almeno fintanto che la collaborazione prosegue proficuamente -, dall’altra parte, le potenze occidentali hanno storto il naso, continuando a criticare l’operato di Pechino.

In particolare, gli Stati Uniti hanno attaccato sia verbalmente sia concretamente i loro rivali cinesi, per esempio attraverso la guerra dei dazi lanciata da Trump per contrastare il volume delle loro esportazioni a livello globale. Tale manovra, finalizzata a bloccare l’espansione economico-finanziaria cinese ha colpito non solo l’ambito commerciale, ma anche un altro settore, tra i più delicati e importanti sia sul piano della sicurezza sia su quello della competizione tecnologica, ossia le telecomunicazioni.

Negli ultimi decenni, sulla scia dei progetti di aiuti istituzionali allo sviluppo e investimenti da parte del governo cinese, Huawei ha investito fortemente anche nella regione, costituendo il cosiddetto backbone, ossia una ‘dorsale di rete’ (ndr, un sistema informatico per le telecomunicazioni che permette lo smistamento delle informazioni ad alta velocità tra router intercontinentali), fondamentale per garantire connessioni Internet a banda larga nel continente africano.

Viste le recenti vicende alterne – le reciproche minacce di innalzamento dei dazi e i blocchi alle esportazioni, da una parte, e i tentativi di appianamento delle divergenze, dall’altra – assai verosimilmente vi saranno delle ripercussioni economiche e finanziarie anche ai danni degli stati africani, sempre più integrati nell’economia globale cinese. Le più recenti amministrazioni presso la Casa Bianca hanno preferito dedicarsi ad altre regioni di interesse geopolitico negli ultimi decenni, perdendo di conseguenza quella capacità di “penetrazione economica e politica” all’interno delle economie e degli affari africani e lasciando campo libero a Pechino, che ha saputo magistralmente cogliere l’occasione.

Riuscirà, ora, la Cina a portare a compimento il processo di sviluppo economico del continente africano iniziato nel secondo dopoguerra tramite la BRI, sopperendo alla ‘assenza’ occidentale?