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Il futuro dell’Europa è nella cashless economy?

Qui non si accetta moneta” sta scritto su una delle sempre più numerose insegne che si trovano sulle vetrine delle attività commerciali in diversi paesi europei ed extra-europei. A cominciare da Svezia, Danimarca, Norvegia e Regno Unito, fino ad arrivare alle principali economie emergenti quali Cina e India, il futuro del denaro contante sembra inevitabilmente segnato.

La Svezia è stato il primo paese dell’Unione europea a registrare un utilizzo del contante pari solo al 13% delle transazioni nel corso del 2018. Applicazioni come Swish sono diventate in breve tempo molto utilizzate, cosicché anche il pagamento dei servizi più comuni, un taxi ad esempio, avviene ormai esclusivamente tramite l’utilizzo delle carte di credito. All’interno del paese, circa l’85% della popolazione ha facilmente accesso all’online banking. Le altre nazioni menzionate sopra, dal canto loro, hanno da tempo deciso di emulare l’esperimento svedese, istituendo sempre più frequentemente ‘free cash zones’.

In Cina, circa 525 milioni di persone fanno affidamento su sistemi di mobile payment, mediante applicazioni come WeChat e Alipay, oppure codici QR: questi ultimi permettono di collegare il proprio IBAN, numero di conto, dati personali e molto altro a una semplice scansione via cellulare. Analogamente, in India, fin dal novembre 2016, il primo ministro Narendra Modi ha incoraggiato il passaggio a sistemi di pagamento più moderni al fine di limitare l’utilizzo dei contanti. Anche l’Australia si è dichiarata a favore di una transizione del paese a un sistema totalmente privo di moneta entro il 2022.

Secondo quanto riportato dallo studio di Tanai Khiaonarong e David Humphrey, effettuato lo scorso anno per il Fondo Monetario Internazionale, su un campione di 11 paesi considerati, nei prossimi dieci anni la quota del contante utilizzato andrà calando dell’1,4% su base annua. Il trend è determinato non solo dall’avanzamento tecnologico, ma anche dal cambiamento demografico. Infatti, secondo il FMI, le nuove generazioni risulterebbero meno propense all’uso del contante. Inoltre, il Cashless Society Speedometer 2019 (CSS 2019) ha segnalato come ‘best performer’ europei proprio Svezia, Danimarca e Regno Unito, ovvero i tre paesi che hanno più probabilità di raggiungere la totale assenza di moneta entro il 2025.

Quanto all’Italia, il nostro paese appare ancora molto arretrato in rapporto ai principali concorrenti in Europa. Come nota Alessandro Plateroti per Il Sole 24 Ore, Roma si colloca infatti al trentaduesimo posto per incidenza del contante sul valore del PIL, stando a quanto riportato dal Cash Intensity Index. In base a quanto stimato nel CSS 2019, l’Italia registrerebbe un punteggio di 8,0 rispetto a 8,4 ottenuto l’anno precedente – mostrando un notevole rallentamento rispetto ai best performer europei. I numeri parlano chiaro: l’Italia si trova in una posizione retrograda poiché l’86% delle transazioni in termini di volume e il 68% in termini di valore avviene ancora tramite contante. Attualmente, il Bel Paese conta 1.600 imprese facenti parte dell’ecosistema dei servizi digitali, per un totale di circa €11,7 miliardi di fatturato.

Eppure, una transazione europea nonché mondiale alla cashless economy è auspicabile sotto molti punti di vista: all’interno della filiera mondiale dei pagamenti, questa si presenta non solo come un notevole passo in avanti nello sviluppo della catena del valore sottostante le transazioni elettroniche, ma anche come una valida risorsa nel contrasto ad alcuni fenomeni quali evasione fiscale, circolazione di denaro in nero, attività illecite e criminalità.

Il futuro dell’Europa risiede davvero in una società priva di moneta? Per quanto sia ancora presto per dare una risposta certa a questo interrogativo, gli esperimenti del Nord Europa sembrano fornire un forte incentivo verso una rapida transizione ai pagamenti digitali, anche se resta da chiarire quanto i suddetti nuovi sistemi possano assicurare la protezione dei dati sensibili online.

Molti si domandano quale sia il vero grado di sicurezza di queste tecnologie e diffidano da quella che sembrerebbe una totale negazione della propria privacy finanziaria. Esiste, infatti, anche il rovescio della medaglia, e di questo bisogna tenere conto prima di trarre conclusioni affrettate. Laddove si possono trovare maggiore comodità e velocità di pagamento, nonché una riduzione dei disagi legati alla criminalità e all’evasione, si possono anche vedere sorgere nuovi timori concernenti i sempre più frequenti attacchi da parte di hacker, oppure i problemi tecnici dei service provider, o ancora il furto di dati sensibili e informazioni riservate. Inoltre, l’assenza di denaro contante determinerebbe la subordinazione del potere decisionale dei singoli individui a quello di operatori terzi nel mercato.
Quella cashless sembrerebbe la più naturale evoluzione di una società iper-tecnologica, ma come unico risultato certo, per ora, ha prodotto la polarizzazione tra paesi a favore e altri ancora troppo titubanti. Si tratterebbe di un cambiamento radicale, insomma, e come tale non deve sorprendere che i tempi di piena implementazione siano oltremodo dilungati, ma il futuro dei sistemi di pagamento è chiaramente online.