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L’America Latina nella guerra commerciale USA-Cina

Map of Latin America with the flags of countries. colorful design. vector illustration

La guerra commerciale lanciata da Donald Trump contro la Cina è uno dei principali fattori di instabilità nell’ordine economico mondiale. L’inasprimento dei dazi e le conseguenti tensioni stanno mutando profondamente gli equilibri geopolitici regionali.

Gli Stati Uniti ricoprono il ruolo di superpotenza militare e tecnologica, in particolare nel controllo mondiale dei cablaggi Internet (Limes). Proprio su quest’ultimo punto stanno nascendo le maggiori tensioni tra i due giganti dell’economia mondiale: Trump, infatti, ha imposto pesanti restrizioni al colosso cinese Huawei, secondo produttore mondiale di smartphones.

Queste forti tensioni nello scenario globale hanno avuto ripercussioni anche nella regione latino-americana, storicamente molto sensibile alle decisioni del vicino settentrionale. Inizialmente, la guerra commerciale era stata accolta con tiepido ottimismo: si sperava che gli Stati Uniti avrebbero colmato lo spazio lasciato dall’import cinese, acquistando dai paesi a sud del continente. Tuttavia, come sottolineato dal Centro Estratégico Latinoamericano de Geopolítica (CELAG), ciò è avvenuto solo in piccola parte e ha eccessivamente indebolito le economie locali, ancora troppo legate alla valuta statunitense. Per esempio, una settimana dopo l’annuncio dell’introduzione dei nuovi dazi, il prezzo della soia si è contratto del 4,5% danneggiando l’economia argentina e brasiliana.

A sua volta, anche il rallentamento dell’economia cinese sta creando tensioni nello spazio economico latino-americano, essendo il gigante asiatico uno dei principali acquirenti di materie prime della regione. La guerra commerciale ha quindi messo in evidenza le fragilità del sistema economico latino-americano, quali la scarsa produzione di beni ad alto valore aggiunto e l’eccessiva dipendenza dall’economia statunitense e cinese.

Gli effetti dell’iniziale shock per la guerra commerciale potrebbero essere attenuati con una ricerca di nuovi partner, in particolare altri paesi in via di sviluppo, proponendo un modello commerciale di complementarietà. Oltre alla Cina, si guarda senza dubbio all’India, la cui crescita economica nel 2018 si è attestata sul 7% (con picchi dell’8% nel 2015 e l’8,1% nel 2016). Il secondo gigante asiatico dovrebbe diventare, secondo le proiezioni OCSE, la seconda economia del mondo entro il 2060. Vi sono poi giganti demografici come la Nigeria (200 milioni di abitanti) e l’Indonesia (270 milioni), che stanno assurgendo al ruolo di attori regionali pronti ad intermediare con le potenze globali. Una menzione particolare va dedicata alla Turchia, altro mercato emergente, che negli ultimi anni sta sviluppando una crescente rete commerciale con la regione latino-americana, complice anche il mutamento delle alleanze geopolitiche in atto. Nel solo 2017, la bilancia commerciale ha registrato un surplus in favore dell’America Latina di circa 4 miliardi di dollari.

Sono dunque numerosi i mercati emergenti che potrebbero creare opportunità per le economie latino-americane, anche se al momento i flussi commerciali con i suddetti paesi occupano volumi irrisori.

Non tutte le economie latino-americane risentiranno però delle tensioni commerciali. La BBC cita ad esempio il caso del Messico, storicamente sospeso tra l’America anglosassone e quella latina. La tensione commerciale con la Cina, infatti, ha spinto Trump a ritirare alcuni dazi imposti precedentemente a Canada e Messico su acciaio e alluminio, in cambio della soppressione del NAFTA (accordo di libero scambio del 1994 tra i tre Paesi) e la ratifica di un nuovo accordo siglato nel 2018 (USMCA).

I dati della presenza messicana nell’economia statunitense sono incoraggianti: nel primo trimestre 2019, la presenza nel mercato dell’import statunitense è passato dal 13,5 al 14,5%, mentre quello cinese è calato dal 21% al 17,7% rispetto all’anno precedente. Sempre di più spesso, chi vuole evitare di cadere nella trappola del conflitto doganale tra Stati Uniti e Cina, sposta dunque la propria produzione nel paese latino-americano. È questo il caso, ad esempio, del colosso cinese Fuling Global e della statunitense GoPro, i quali apriranno poli di produzione a Monterrey e Guadalajara.
La guerra commerciale messa in atto da Trump e ricambiata aspramente da Xi Jinping sta creando profonde spaccature all’ordine economico mondiale, provocando fenomeni di regionalizzazione e polarizzazione. L’ascesa di un ordine multipolare sembra ormai inevitabile; l’America Latina dovrà trovare nuove strategie commerciali e cogliere le opportunità offerte dal mutato scenario geopolitico.