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Da Vox a Bruxelles: l’avanzata del populismo europeo

Le elezioni generali spagnole, tenutesi il 28 aprile scorso, hanno posto un’ulteriore pietra miliare nella recente fase politica ‘sovranista’ del continente europeo: a soli 6 anni dalla propria fondazione, infatti, il partito di estrema destra Vox ha conquistato 24 dei 350 seggi alle elezioni generali, ponendosi come una delle forze di spicco nel panorama politico iberico. Nonostante i pronostici della vigilia prospettassero una ampia vittoria del fronte ultraconservatore rappresentato nella figura del candidato Santiago Abascal, i risultati hanno però riscontrato un sorprendente ritorno del Partito Socialista di Pedro Sanchez ed un crollo di consensi del Partido Popular (PP), partito di governo uscente dopo la crisi politica che ha attraversato il paese.

Il tema ricorrente nella retorica politica di Vox è, fin dalla sua nascita, quello di “Hacer Espana grande otra vez”, uno slogan che non può non ricordare quel “Make America Great Again” che è stato promosso oltreoceano da Donald Trump. Il partito nasce da una frangia di descontentos del PP, insoddisfatti dalla gestione politica territoriale del partito dell’allora premier Mariano Rajoy, soprattutto circa i temi dell’indipendentismo catalano e del Pais Vasco: mentre i partiti di Madrid cercarono una mediazione, dopo la decisione di Barcellona di indire un referendum popolare per l’indipendenza, Vox si pose subito a difesa dell’unità nazionale, definendo il governo catalano una organizzazione criminale, parole durissime pronunciate proprio a Barcellona da Ortega Smith, segretario del partito. La crescita esponenziale di consensi è nata quindi dalla sensibilità mostrata su temi di interesse nazionale che hanno alimentato proteste nel corso dei mesi passati. In questo contesto, Vox si è presentato come l’alternativa a governi considerati incapaci di gestire la crisi separatista che ha sconvolto il paese.

Come riportato da un approfondimento nel quotidiano El Pais, fino a pochi anni fa Vox sembrava rappresentare una realtà “excepcionalmente española”, non associata all’estrema destra classica presente invece in altri stati europei come Francia, Italia e Germania: lo spettro franchista, ancora recente nella memoria collettiva, era considerato un deterrente sufficiente per tenere l’ultradestra lontana da un eventuale ritorno sulle scene politiche. Questa aspettativa si è però rivelata falsa: l’aumento dei consensi e l’allineamento ideologico ad altri partiti presenti nel resto del continente hanno fatto di Vox un emblema del ritorno di tensioni politiche e sociali che alcuni ritenevano superate. L’ostruzionismo nei confronti delle politiche governative su temi quali l’immigrazione ed il matrimonio omosessuale sono stati chiari segnali di radicalizzazione del pensiero del partito. Lo stesso articolo di El Pais riporta come, nelle settimane che hanno preceduto le elezioni, la situazione nella penisola iberica sembrasse simile a quella di Londra nei giorni precedenti al referendum sulla Brexit o a quella di Washington prima dell’elezione di Donald Trump: la classe politica precedente sembrava destinata alla sconfitta a causa di un’ondata di fervore popolare.

Lo scenario offerto da Madrid può essere considerato come il riflesso dell’attuale panorama politico dell’Unione Europea, ma ad oggi come si pone realmente l’avanzata del populismo nello scenario europeo? Con le elezioni continentali alle porte, appare fondamentale definire quali siano, ad oggi, i rapporti di forza nella politica europea. Utile in tal senso è l’indagine pubblicata dalla BBC a seguito dei risultati elettorali di Madrid, che traccia un vero e proprio quadro della distribuzione della ‘ondata’ populista sul suolo continentale, analizzando nel dettaglio le varie realtà.

Al di là della già citata Spagna, dove parlamentari di estrema destra sono stati eletti per la prima volta  dal 1975, anno di liberazione dal franchismo, l’articolo presenta diversi contesti nazionali. Particolarmente indicativa è una mappa politica che riporta le percentuali di voti ottenute da partiti nazionalisti nelle più recenti elezioni nazionali: in oltre il 70% degli stati europei, questi superano ampiamente la doppia cifra nella percentuale di consensi, arrivando a numeri comparabili a quelli dei tradizionali partiti di matrice liberale, quali ad esempio Forza Italia. L’Italia, in particolare, sta vivendo una fase di crescita del consenso popolare nei confronti del cosiddetto ‘sovranismo’, un fenomeno caratterizzato da una spinta nazionalista che si poggia anche su di una lotta sociale intestina legata a differenze sociali ed economiche sempre più marcate. In questo scenario, Matteo Salvini appare come un simbolo del rilancio di questa ideologia strettamente legata al concetto di ‘Nazione’, con stime recenti che assegnerebbero alla Lega oltre il 30% dei consensi nazionali.

In forte ascesa anche il partito tedesco Alternative für Deutschland (AfD), che in soli 6 anni di vita ha raggiunto il 12,6% dei consensi, ponendosi come primo partito di opposizione allo schieramento guidato dalla cancelliera Angela Merkel in occasione delle ultime elezioni per il Parlamento Federale. Sulla falsariga della Germania si trova Parigi che, anche a seguito delle vive proteste dei Gilets Jeunes, da mesi ormai vive situazioni di disordine che hanno permesso anche una rivalsa di movimenti di Rassemblement National, forti di un nuovo impulso contrario al governo dell’Eliseo, da mesi ormai sotto scacco in una profonda crisi istituzionale che vede il Presidente Macron come imputato principale.

L’analisi della BBC fa riferimento anche sugli altri paesi facenti parte dell’Unione e ciò che salta all’occhio è l’incremento esponenziale della rappresentanza politica delle forze etichettabili come sovraniste: un incremento che in alcuni casi è stato di oltre il 100% rispetto alle precedenti elezioni. Leggi anti-immigrazione e politiche di controllo sulle proprietà degli immigrati paiono essere elementi caratteristici di molte delle declinazioni nazionali del populismo sovranista europeo. Anche in paesi dell’Europa centrale e orientale l’incremento delle simpatie per partiti di estrema destra ha visto dati in linea con il trend europeo: in Estonia il Partito Conservatore Estone (EKRE), in soli 4 anni, ha acquisito il 18% dei consensi, divenendo la terza forza politica. La Slovenia, nella figura del suo premier Janez Jansa, è una ferma sostenitrice delle politiche anti-immigrazione del premier ungherese Viktor Orban e ad oggi il suo Partito Democratico Sloveno (SDS) ha la maggioranza assoluta nel paese, a seguito dell’ampia vittoria delle elezioni generali.

Il quadro che si presenta oggi, alla vigilia della tornata elettorale europea, propone una grande varietà di proposte politiche. Considerando la narrativa anti-europeista promossa da molti partiti, lo scenario che si prospetta è quello di una vera e propria battaglia politico-ideologica che si giocherà tra i banchi di Bruxelles. Come riportato dal sito dell’Europarlamento, prenderanno parte a queste elezioni 10 partiti, composti al loro interno dalle varie realtà nazionali: PPE e PSOE, rispettivamente aree moderate di destra e sinistra del Parlamento, si presenteranno a queste elezioni con i sondaggi che, dopo anni di testa a testa, mostrano una incredibile incertezza anche in paesi come la Germania, dove il partito della Cancelliera Angela Merkel, Unione Democratica Cristiana (CDU), membro del gruppo PPE, non riuscirebbe a superare il 30%. Sarà particolarmente interessante osservare l’andamento del Movement for a Europe of Nations and Freedom, composto dai partiti di ultradestra nettamente euroscettici, che rappresenteranno la vera incognita del prossimo quinquennio europeo.
Durante le elezioni che si terranno dal 23 al 26 maggio, gli occhi del mondo saranno puntati sul Vecchio Continente, più che mai ago della bilancia delle nuove tendenze politiche occidentali.