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Papa Francesco e la pedofilia: dal caso McCarrick alla legge contro gli abusi sessuali

I primi mesi del 2019 hanno visto la Chiesa Cattolica affrontare scandali legati a casi di pedofilia, accuse di insabbiamenti e un pontefice che sta cercando di affrontare questa crisi prendendo dei provvedimenti inediti contro gli abusi sessuali.

Alla vigilia del summit vaticano sulla protezione dei minori tenutosi a fine febbraio, papa Francesco ha dimesso dallo stato clericale, con sentenza inappellabile, l’ex arcivescovo di Washington Theodore McCarrick. Una decisione che conta un unico precedente, risalente a 90 anni fa.

Il caso McCarrick è esploso lo scorso giugno, quando un’indagine interna promossa dalla Chiesa aveva ritenuto credibili le accuse di molestie ai danni di un ex chierichetto di 11 anni, risalenti agli anni Settanta. Nonostante McCarrick si sia sempre dichiarato innocente, questo scandalo ha gettato un’ombra sull’intera Chiesa Cattolica americana che, stando a quanto sostenuto dal Rapporto Viganò e da diversi media statunitensi, non era all’oscuro della condotta sessuale dell’ex arcivescovo, rivolta anche nei confronti di giovani seminaristi e sacerdoti.

Il caso McCarrick ha attraversato 3 pontificati prima di giungere alla sua conclusione.

Dopo la pubblicazione dell’indagine, lo scorso 28 luglio, il papa aveva accettato le sue dimissioni disponendo “una sospensione dall’esercizio di qualsiasi ministero pubblico, insieme all’obbligo di rimanere in casa” per dedicarsi a “una vita di preghiera e di penitenza”, in attesa dell’esito del processo canonico. Sette mesi dopo, a conclusione di un processo penale, è arrivata la decisione definitiva di spretarlo: la massima pena nel diritto canonico.

Kurt Martens, docente di diritto canonico presso l’Università Cattolica Americana (CUA), ha definito la laicizzazione di McCarrick rivoluzionaria”: l’eccezionalità di tale decisione trova le proprie ragioni nell’alto rango dell’ex arcivescovo, nella gravità delle accuse rivolte e nelle indiscrezioni che hanno portato allo scoperto insabbiamenti decennali sulla sua condotta.

Theodore McCarrick è stata una delle personalità più influenti della Chiesa Cattolica. Dopo essere stato vescovo ausiliare di New York e successivamente arcivescovo di Washington, nel 2000 è stato nominato cardinale presbitero dei santi Nereo e Achilleo da Giovanni Paolo II. Inoltre, è stato co-fondatore della Papal Foundation, un’organizzazione senza scopo di lucro che ogni anno eroga ingenti donazioni alla Santa Sede.

La Congregazione per la Dottrina della Fede ha riconosciuto McCarrick colpevole “dei delitti di sollecitazione in confessione e violazioni del sesto comandamento del decalogo con minori e adulti, con l’aggravante dell’abuso di potere”. Accuse molto gravi corroborate dalla testimonianza di James Grein riguardo le molestie sessuali dallo stesso subite da ragazzo durante il rito della confessione.

La risonanza mediatica nei confronti dell’ex arcivescovo ha avuto inizio con la pubblicazione del dossier curato da Carlo Maria Viganò, ex nunzio apostolico di Washington. All’interno del documento si legge che i vertici ecclesiastici sono stati accusati di omertà nei confronti della nota condotta sessuale di McCarrick. Viganò ha sostenuto che l’ambiente ecclesiastico fosse a conoscenza degli abusi perpetrati all’interno dei seminari e che lo stesso papa Francesco ne fosse stato personalmente informato.

I media hanno iniziato così ad interessarsi ad uno dei casi più controversi della storia della Chiesa americana. In un editoriale di America, gli stessi gesuiti statunitensi hanno lanciato un’invettiva contro McCarrick e la fitta rete che lo ha coperto: “La Chiesa non può fingere che si tratti di un incidente isolato. Sono molti i probabili rapporti simili che coinvolgono altri vescovi e leader della Chiesa che hanno abusato della loro autorità o hanno commesso reati sessuali che sono stati ignorati negli ultimi decenni”.

Il caso McCarrick ha innescato un effetto domino che sembra non aver fine. Ultime, la condanna per pedofilia del cardinale australiano Pell e la pubblicazione da parte della diocesi di Brooklyn di un elenco contenente i nomi di oltre 100 preti, accusati di abuso ai danni di  minori. Scandali che travalicano i continenti per investire violentemente il Vaticano.

Nonostante il papa stia attuando provvedimenti senza precedenti, non sono mancate le critiche, soprattutto dalle stesse vittime. Le grandi aspettative che le associazioni delle vittime di pedofilia avevano riposto nel summit contro gli abusi sono state disattese: “Questo doveva essere il summit della tolleranza zero e invece direi che siamo alla zero credibilità. Molti vescovi dopo questi quattro giorni sarebbero dovuti uscire senza abito talare. Dal discorso del papa ci aspettavamo molto di più” ha dichiarato Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso.
I riflettori sono ora puntati sulle prossime mosse di Bergoglio. La strada non sarà facile, ma se la Chiesa vuole riacquistare la propria credibilità e risollevarsi dalla profonda crisi che la sta colpendo è necessario che vengano presi dei provvedimenti concreti. Sembrerebbe questa la strada intrapresa dal pontefice con la pubblicazione del motu proprio Vos estis lux mundi, che prevede l’obbligo per chierici e religiosi di segnalare gli abusi alle autorità ecclesiastiche preposte. La sensibilità di papa Francesco è l’occasione che la Chiesa deve sfruttare per non lasciare impuniti i casi di pedofilia.