Segretario                                 logo                                 Folco

Home     Redazione     Msoi Torino     Archivio



La ‘nuova primavera’ di Algeri

L’esito delle elezioni europee che si terranno alla fine del mese sarà importante non soltanto per determinare il futuro della stessa Unione Europea, ma anche quello dei paesi che con essa intrattengono strette relazioni commerciali. L’Algeria, ad esempio, ha richiamato l’attenzione di Bruxelles in ragione delle recenti vicende interne.

Dallo scorso febbraio, infatti, l’Algeria è stata teatro di proteste scoppiate a seguito dell’annuncio del presidente Abd al-‘Aziz Bouteflika di ricandidarsi per il quinto mandato consecutivo: data la massiccia partecipazione popolare, testate giornalistiche come il New York Times hanno ipotizzato l’inizio di “nuova Primavera Araba”.

Nonostante Bouteflika abbia annunciato le dimissioni in data 2 aprile, le manifestazioni non sono cessate in quanto, questa volta, nel mirino non compare soltanto la ricandidatura dell’ex presidente, bensì l’intero sistema politico. Quest’ultimo è infatti considerato dai manifestanti tanto incapace di far fronte alle questioni economiche più urgenti, come l’alto tasso di disoccupazione giovanile, quanto altamente coinvolto in dinamiche di corruzione.

In seguito alle dimissioni di Bouteflika, le elezioni che erano state previste per il 18 aprile sono state posticipate al prossimo 4 luglio. Nonostante l’esercito abbia dichiarato di non aver intenzione di lasciare che il paese sprofondi di nuovo nella guerra civile, lo scenario futuro rimane comunque incerto.

Per l’Europa, è di fondamentale che la congiuntura politica algerina rimanga stabile per assicurare stabilità al commercio di risorse energetiche e affinché il paese nordafricano possa collaborare alla gestione dei flussi migratori, anche in virtù della sua vicinanza con la Libia.

Per quanto concerne i rapporti commerciali, come riportato da un briefing pubblicato dal Parlamento Europeo, l’Algeria è il terzo fornitore di gas naturale dell’Unione Europea; allo stesso modo, quest’ultima sarebbe il principale partner commerciale algerino. Nel 2002, Bruxelles e Algeri hanno siglato un Accordo di associazione, entrato in vigore nel 2005, che prevede, tra le altre cose, la creazione di una zona di libero scambio di beni e servizi e lo smantellamento graduale dei dazi sulle importazioni provenienti dall’Unione Europea verso l’Algeria.

Secondo il succitato rapporto, però, non mancherebbero attriti tra le due parti, anzitutto a causa delle difficoltà algerine nel rispettare gli impegni assunti. Inoltre, a partire dal 2015, Algeri avrebbe introdotto delle restrizioni commerciali consistenti in licenze di importazione per alcune categorie di beni e nell’aumento delle tariffe doganali.

D’altro canto, una delle critiche mosse dall’Algeria rispetto agli accordi del 2002 consiste nel fatto che essi non sarebbero percepiti come equi, siccome, per stessa ammissione di Bruxelles, l’UE ne trarrebbe maggiori benefici, se comparata alla scarsa diversificazione dell’economia algerina.

Per quanto concerne le risorse energetiche, sebbene l’Algeria resti un punto di riferimento per l’Europa, gli scambi di idrocarburi con i paesi dell’Unione sono diminuiti a favore di paesi come Turchia e Cina.

Nel 2017, peraltro, Bruxelles e Algeri hanno elaborato alcune partnership priorities da seguire nei campi di cooperazione, energia, sicurezza e sviluppo sostenibile, i quali continuano ad essere complessi da perseguire, nonostante gli aiuti finanziari ricevuti dall’Unione. Tra le priorità concordate figura anche la gestione dei flussi migratori. Difatti, secondo quanto affermato dall’Osservatorio Internazionale per la Migrazione (OIM), nonostante la campagna di espulsioni messa in atto a partire dal 2017, l’Algeria si conferma un paese di transito per i migranti provenienti dai paesi subsahariani che sono diretti verso l’Europa.

Algeri, infine, rimane per Bruxelles uno degli alleati più rilevanti nel campo della lotta al terrorismo islamico, data la vicinanza a paesi quali Libia, Mali e Niger, nei quali operano alcune organizzazioni terroristiche di matrice islamica.I punti per un dialogo non mancano ed è auspicabile che esso avvenga alla luce dell’importanza commerciale e strategica dell’Algeria per l’Europa. Tuttavia, al momento, il quadro è segnato da una vena di incertezza, sia per le elezioni che, a fine maggio, interesseranno Bruxelles, sia per la complicata transizione che Algeri dovrà affrontare dopo il 4 luglio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *