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Nairobi ospita la quarta sessione della UN Environment Assembly

Lo scorso marzo si è tenuta a Nairobi la quarta sessione della United Nations Environment Assembly (UNEA), ossia la riunione del più alto organo decisionale al mondo in materia di ambiente. Il suo compito è individuare le sfide che oggi il pianeta si trova ad affrontare, per proporre soluzioni volte alla protezione e riabilitazione dell’ambiente, in armonia con quanto previsto dall’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile.

La United Nations Environment Assembly, creata nel giugno 2012, dà spazio a una questione sempre più urgente per il futuro delle attuali e prossime generazioni. Al pari degli obiettivi concernenti la povertà, la salute, la sicurezza e la pace, la questione ambientale sta assumendo risvolti sempre più allarmanti per via della prolungata trascuratezza da parte dei governi e delle istituzioni negli scorsi decenni, fino a giungere a una vera situazione di emergenza per la sopravvivenza sul pianeta di specie vegetali e animali, inclusa quella umana.

Un primo tentativo di istituire un sistema internazionale di governance per l’ambiente fu compiuto già nel 1972, con la convocazione della Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente Umano (meglio conosciuta come Conferenza di Stoccolma), tenutasi nello stesso anno. Tuttavia, la Conferenza, a differenza dell’attuale UN Environment Assembly, non venne convocata regolarmente; le sessioni dell’UNEA, difatti, si tengono ogni due anni, permettendo così di svolgere analisi più circoscritte e approfondite e facendo convergere gli sforzi delle istituzioni verso obiettivi più concreti.

Tracciando uno storico delle precedenti sessioni, si può notare come l’approccio verso la questione sia basato sull’individuazione di sfide specifiche che, una volta superate, vanno a impattare positivamente sull’obiettivo generale e ultimo di proteggere l’ambiente e creare un sistema di consumo e sviluppo sostenibile.

Le prime due sessioni, svoltesi rispettivamente nel giugno 2014 e nel febbraio 2016, hanno interessato le questioni del traffico illegale di specie animali, della qualità dell’aria e della green economy. Il terzo incontro, anch’esso tenutosi a Nairobi tra il 4 e il 6 dicembre 2017, ha avuto come fil rouge il macro-tema “Towards a pollution-free planet”. Come per le precedenti edizioni, anche quest’ultima ha suddiviso la conferenza in cinque sottotemi: inquinamento delle acque, inquinamento del suolo, inquinamento del mare, inquinamento dell’aria e gestione dei materiali chimici e dei rifiuti.

I frutti di questo incontro si sono tradotti in una dichiarazione ministeriale, tre decisioni e 11 risoluzioni: tra i numerosi obiettivi figurano la rimozione del materiale plastico (incluse le microplastiche) dagli oceani, la riduzione dell’inquinamento dell’aria e il controllo del suolo per favorire uno sviluppo eco-sostenibile.

Il tema della quarta sessione UNEA, invece, è stato “Innovative solutions for environmental challenges and sustainable consumption and production”, con particolare attenzione verso tre aspetti: le sfide ambientali relative alla povertà e alla gestione delle risorse naturali, inclusi i sistemi di alimentazione sostenibile, sicurezza alimentare e prevenzione della perdita della biodiversità; approcci ciclici verso una maggiore efficienza energetica e nella gestione delle risorse e dei rifiuti e, infine, uno sviluppo sostenibile innovativo e al passo con il progresso tecnologico.

Un elemento inedito rispetto alle edizioni precedenti è stato l’apposito spazio dedicato al women empowerment nel settore dello sviluppo sostenibile, il quale ha messo in risalto la capacità di innovazione delle donne e del loro contributo in ambito socio-economico.

Tra i capi di stato presenti all’evento, il presidente francese Emmanuel Macron ha manifestato la propria preoccupazione verso coloro che minimizzano il fenomeno del cambiamento climatico, precisando che non è più possibile porsi con un atteggiamento negazionista nei confronti della realtà e che l’occasione per rimodellare il futuro potrebbe non ripresentarsi. La chiave, secondo Macron, è investire nelle risorse rinnovabili affinché tutti i paesi possano liberarsi definitivamente dalla dipendenza dai combustibili fossili.

Il suo omologo keniano, Uhuru Kenyatta, ha invece posto l’accento sugli effetti devastanti del cambiamento climatico sulle persone più vulnerabili, andando ad aggravare una situazione già precaria per via della scarsa sicurezza alimentare, del degrado ambientale, della povertà e della disoccupazione.

Infatti, nonostante l’Africa sia responsabile per circa il 4% delle emissioni globali di gas serra, il 65% della popolazione africana risente in maniera diretta delle conseguenze del cambiamento climatico, quali siccità, inondazioni e tempeste causate dal riscaldamento delle acque e dall’innalzamento del livello dei mari.

Malgrado la realtà allarmante, l’outcome che emerge dall’ultima dichiarazione ministeriale della quarta sessione della UN Environment Assembly è estremamente positivo e ricco di proposte. La vera sfida, come di consueto, sarà mettere in pratica le idee emerse da questi incontri prima che la situazione diventi irrimediabilmente compromessa.