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Zelensky eletto nuovo presidente dell’Ucraina: possibili sviluppi nelle relazioni internazionali

Domenica 21 aprile scorso, l’Ucraina è stata chiamata alle urne per il secondo turno delle presidenziali. Ad essere ammessi al ballottaggio sono stati il comico Volodymyr Zelensky e il presidente uscente Petro Poroshenko. Zelensky è stato eletto come nuovo presidente dell’Ucraina con un sostegno elettorale del 73%.

Al primo turno, tenutosi il 31 marzo scorso, tra i 39 candidati alla presidenza, Zelensky si era imposto con il 30,24%, seguito da Poroshenko con il 15,95% e dall’eroina della ‘rivoluzione arancione’ Yulia Tymoshenko con il 13,40%. Il russofilo Yuriy Boyko era arrivato soltanto quarto con l’11,68%.

Osservatori internazionali dell’OSCE hanno controllato lo svolgimento delle presidenziali in entrambe le tornate elettorali. Il Russian Public Opinion Research Center aveva evidenziato una diffusa paura nella popolazione russa di una possibile manipolazione elettorale. Al contrario, l’OSCE ha dichiarato che le votazioni e lo spoglio delle schede si sono svolte senza alcuna interferenza in entrambe le tornate elettorali. Gli elettori si sono potuti esprimere liberamente e si è assistito a un notevole miglioramento nella gestione del ballottaggio rispetto al primo turno. D’altro canto, però, l’OSCE ha evidenziato una scarsa presenza di dibattiti su temi politici, sociali ed economici tra i candidati e ha denunciato un emendamento alla legge elettorale che proibiva l’osservazione delle elezioni ai cittadini russi. Infine, gli osservatori hanno evidenziato che una parte della popolazione ucraina non ha potuto esprimersi a causa della guerra che interessa le regioni orientali.

Zelensky è un volto nuovo dell’arena politica ucraina. Ha ottenuto una certa popolarità grazie ad una nota seria televisiva, intitolata ‘Il servitore del popolo’, che lo ritrae nei panni del presidente dell’Ucraina. La serie TV si avvicina molto alle istanze del popolo ucraino, facendo spesso uso della retorica della democrazia diretta e richiedendo la consultazione dell’opinione pubblica su temi politici. In questo senso, all’interno della serie, il Maidan, ovvero la piazza in cui hanno avuto luogo le manifestazioni ucraine filo-europee e antigovernative che sono state al centro della rivoluzione di inizio 2014, è visto come la pronuncia ultima del popolo, tantoché esso è richiamato qualora il primo ministro, simbolo della corruzione politica, non voglia adeguarsi alla volontà del presidente, cioè del rappresentante del popolo.

Il neo presidente Zelensky è stato accusato, per tutta la campagna elettorale, di essere la marionetta dell’oligarca Igor Kolomoisky, proprietario del canale TV che ha trasmesso la serie televisiva che lo ha reso celebre. Zelensky si è sempre difeso affermando come la loro relazione fosse soltanto di natura professionale.

Un’inchiesta rilasciata il 19 aprile dal Kyiv Post ha effettivamente notato, dietro Zelensky, la presenza di un apparato organizzativo, le cui redini sarebbero proprio quelle di Kolomoisky, per influenzare e finanziare la campagna elettorale del neo eletto presidente.

I risultati potrebbero avere delle importanti conseguenze sul piano delle relazioni internazionali, soprattutto nei confronti della Russia, e nei rapporti con l’Unione Europea. Da questo punto di vista, sia Poroshenko, sia Zelensky si erano dichiarati aperti a un maggior dialogo con Bruxelles. Eppure, entrambi i candidati non hanno fatto dell’integrazione europea un punto di forza della loro campagna elettorale, poichè non volevano scontentare il proprio bacino di elettori delle regioni orientali, storicamente vicine alle posizioni russe.

Secondo l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI), i risultati costituirebbero una prima valutazione della politica europea di partenariato orientale. Infatti, in seguito a Euromaidan, le relazioni tra UE e l’Ucraina sono migliorate a vista d’occhio, con l’ormai ex presidente Poroshenko che aveva dichiarato, lo scorso gennaio, che Kiev avrebbe fatto domanda di ammissione nell’UE entro il 2024. Tuttavia, l’Istituto sottolinea l’assenza di un vero progetto di integrazione ucraina nell’UE, nonostante le richieste europee nei confronti di Kiev di nuove riforme volte a combattere la corruzione.

Come anticipato, i risultati potrebbero inoltre comportare sviluppi nelle relazioni con Mosca.

Petro Poroshenko non sembrava voler cedere nei confronti di Putin, continuando a considerare la Russia un nemico e un aggressore. Al contrario, il neo eletto presidente Volodymyr Zelensky sembrerebbe molto più aperto a un dialogo politico, con l’obiettivo primario di riportare sul tavolo il dialogo con Mosca per comporre la crisi nell’Ucraina orientale. Nell’ultimo dibattito pubblico tra i due candidati, tenutosi il 19 aprile allo stadio di Kiev, Poroshenko, riprendendo una dichiarazione dello stesso Zelensky, aveva accusato lo sfidante di essere disposto a inginocchiarsi davanti alla Federazione Russa pur di negoziare la pace. Zelensky, rispondendo a Poroshenko, si è invece inginocchiato davanti alla folla ricordando i soldati ucraini morti nella guerra. Tuttavia, secondo l’ISPI, Putin avrebbe tutto l’interesse a negoziare un compromesso con Kiev, senza però mettere in discussione il controllo della Crimea. Infatti, la Federazione Russa vorrebbe ricostruire i rapporti economici con l’Ucraina, essendo quest’ultima il suo primo partner economico.

In seguito ai risultati, il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha affermato che Mosca rispetta la volontà del popolo ucraino, ma  che “sarà possibile giudicare [Zelensky] soltanto dalle sue azioni”. Pertanto, per la futura configurazione dei rapporti ucraino-russi bisognerà aspettare le prime azioni del neo presidente ucraino, anche se alcuni quotidiani ed alcuni emittenti televisivi, come la CNN, ipotizzano la ripresa del cosiddetto Normandy Format, incontri a cui hanno partecipato Ucraina e Russia, insieme a Francia e Germania come garanti.

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