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Il sistema europeo di sussidi di disoccupazione: la strada sociale per rilanciare l’Unione

Dieci anni dopo lo scoppio della crisi economica, gli indicatori economici dei paesi europei sembrano tornare a crescere, sebbene la strada verso una ripresa effettiva sia ancora lunga. Tra gli ostacoli principali da affrontare ci sono sono certamente la lotta contro la crescente frammentazione politica e sociale, il progressivo allontanamento dei cittadini dall’idea del progetto di integrazione europea e la necessità di rispondere alle sfide poste dalla globalizzazione insieme all’avvento delle nuove tecnologie che possono determinare situazioni di ingiustizia sociale.

L’idea di istituire un sistema europeo di sussidi di disoccupazione nasce in seno alle istituzioni come strumento volto a rispondere alle situazioni di disuguaglianza economica e sociale tra i cittadini europei e mitigare gli effetti ancora presenti della crisi, ponendosi quindi l’obiettivo di rafforzare l’integrazione europea e il senso di appartenenza dei cittadini a una comunità unita.

È però necessario analizzare meglio lo strumento per capire se questo possa essere effettivamente inteso come il necessario stimolo al rilancio del progetto europeo.

L’idea di fondo è che quando uno stato europeo subisce gli effetti di una crisi in maniera più significativa rispetto ad altri, questo da solo non è in grado di fornire le risposte adeguate e rischia di cadere in un eterno ciclo di crescita del deficit e di tagli al welfare nazionale. L’Unione Europea deve quindi farsi carico di assumersi rischi troppo alti per il singolo Paese: l’ampliamento della platea degli assicurati oltre ai confini nazionali permetterebbe la copertura anche in caso di shock asimmetrici, cioè di crisi di dimensioni differenti o di senso opposto.

Negli anni passati sono state presentate diverse soluzioni per l’istituzione di un fondo unico di sussidi di disoccupazione. Un primo schema prospetta l’idea di un effettivo fondo comune, nel senso che i lavoratori europei pagherebbero i propri contributi direttamente a livello europeo e riceverebbero quindi i sussidi dallo stesso fondo. Si tratterebbe, in questo caso, di un passo verso la realizzazione di un bilancio comune, almeno dell’eurozona.

Un’altra prospettiva, sostenuta innanzitutto dal presidente della Commissione Juncker, è quella di instaurare un meccanismo di assicurazione complementare contro la disoccupazione a livello europeo, da affiancare agli strumenti già esistenti a livello nazionale (il fondo europeo svolgerebbe il ruolo di “ri-assicurazione”).

La proposta avanzata dal Ministro delle finanze tedesco, per esempio, immagina la possibilità per lo stato in difficoltà di accedere a un prestito fornito dal fondo europeo di assicurazione, che sarà rimborsato una volta fuori dalla recessione. Il modello a cui si fa riferimento è quello degli Stati Uniti, in cui esistono sistemi di protezione sociale nazionali ma dove è possibile per gli Stati attingere a un fondo federale per evitare di aggravare pesantemente i singoli bilanci statali.

L’idea di istituire un fondo di tal genere presenta però due criticità principali.

La prima risiede nel fatto che sarà necessario decidere se tutti i paesi membri faranno parte del fondo o meno: è opportuno che aderiscano anche gli Stati che non fanno parte della zona euro o è necessario mettere in campo la strategia della cooperazione rafforzata unicamente tra i paesi che intendono aderire al fondo?

In secondo luogo, l’istituzione del meccanismo di assicurazione europeo porta con sé il timore che venga innescato un sistema di trasferimento perenne di risorse dagli stati generalmente a bassa disoccupazione a quelli in cui la disoccupazione tende ad essere più alta. A questo proposito, andrebbero introdotti dei criteri di accesso per disincentivare questa tendenza: per esempio, le quote nazionali di finanziamento al fondo potrebbero essere basate sul tasso di disoccupazione attuale dello Stato, così da evitare il “free riding” e contestualmente mantenere la funzione redistributiva dello schema.In conclusione, è difficile sostenere con certezza che il sussidio europeo di disoccupazione possa risultare sufficiente per rispondere alle impegnative sfide a cui deve rispondere l’Unione Europea per ritrovare la propria legittimità davanti ai cittadini e accrescere il senso di appartenenza alla comunità, ma si tratta sicuramente di un primo segnale verso il rilancio di un progetto europeo attento alla dimensione sociale.