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Brexit: come evolveranno i rapporti commerciali tra UK e USA?

Venerdì 29 marzo la prima ministra Theresa May ha sottoposto per la terza volta il proprio deal con l’UE al voto del Parlamento britannico e per la terza volta questo è stato respinto. I parlamentari hanno avuto modo di presentare alcune mozioni alternative all’accordo, ma anche queste sono state tutte bocciate.

La mancanza di un’alternativa condivisa da una qualche maggioranza e le scarse probabilità che l’UE riapra i negoziati sono i principali fattori che rendono sempre più plausibile l’ipotesi del no deal: la possibilità, cioè, che il Regno Unito esca dall’Unione Europea senza alcun accordo. Entro il prossimo 12 aprile il Parlamento britannico dovrà decidere se richiedere all’UE un ulteriore rinvio motivato al termine, trovandosi nella scomoda situazione di dover tenere le elezioni europee oppure se fronteggiare l’incerto scenario dell’hard Brexit.

Un’uscita dall’UE senza nessun accordo comporterebbe enormi svantaggi, tanto sul Regno Unito quanto su tutti gli altri paesi dell’Unione; Germania, Francia e Italia sarebbero tra quelli più colpiti, con perdite all’anno rispettivamente di 9,5, 7,7 e 4,1 miliardi di euro. Ci sono, però, alcuni paesi al di fuori dell’eurozona che trarrebbero dei benefici economici da una hard Brexit: tra questi USA e Cina. Secondo Il Sole 24ore, infatti, Pechino vedrebbe aumentare le proprie entrate di 5,3 miliardi l’anno, mentre Washington di circa 13,2.

In particolare, con la Brexit, il Regno Unito, una volta fuori dall’unione doganale, sarà libero di rinegoziare trattati e accordi commerciali privi di vincoli tariffari europei con le altre potenze mondiali. In un’intervista del 30 marzo a Sky News, John Bolton, consigliere per la Sicurezza Nazionale statunitense, ha sostenuto che un accordo commerciale tra USA e UK sarebbe una priorità per l’amministrazione Trump; ancora, secondo Bolton, il presidente americano “crede che le leggi dell’Unione Europea siano discriminatorie nei confronti del commercio americano e desidera un accordo con la Gran Bretagna  libero, equo e reciproco”.

Al contrario, tra le varie proposte di emendamento al deal di Theresa May, sulle quali il Parlamento britannico si è espresso in modo negativo mercoledì 1° aprile, ne figura una per cui il Regno Unito dovrebbe negoziare con l’UE una permanenza completa all’interno dell’unione doganale europea in seguito alla Brexit. Kenneth Clarke, il parlamentare autore della proposta, durante il proprio intervento, ha cercato di minimizzare l’idea che l’unione doganale non permetta agli UK di siglare accordi commerciali vantaggiosi con paesi terzi, ed in particolare con gli USA. Secondo Clarke, difatti, il beneficio di poter modificare liberamente le tariffe sarebbe minimo e andrebbe soppesato con l’incapacità di pretendere dagli Stati Uniti degli standard qualitativi alti nei prodotti che verrebbero esportati in Gran Bretagna. La mozione, tuttavia, è stata bocciata, sebbene per soli 3 voti.

Nel frattempo, le due autorità indipendenti di vigilanza dei mercati finanziari Financial Conduct Authority (FCA) e la Security and Exchange Commission (SEC), rispettivamente britannica e statunitense, hanno annunciato di aver sottoscritto due Memoranda of Understanding (MoU); questi accordi di cooperazione aggiornati entreranno in vigore non appena il Regno Unito sarà ufficialmente uscita dall’UE. Il presidente della SEC, Jay Clayton, ha ricordato la lunga storia di collaborazione con la FCA, attestando come i due memoranda ribadiscano l’impegno di entrambe le autorità a cooperare nell’interesse e a vantaggio dei rispettivi i mercati. Andrew Bailey, suo omologo per la FCA, ha aggiunto che “le modifiche poste agli accordi assicureranno continuità e stabilità per i consumatori e gli investitori nel Regno Unito e negli Stati Uniti”.

Fino a quando non verrà superata questo impasse del Parlamento è difficile ipotizzare quel che sarà ‘il dopo Brexit’ per il Regno Unito. Le scelte che compirà Westminster nei giorni venturi saranno cruciali e determineranno il nuovo ruolo che il paese sarà chiamato a ricoprire al di fuori dell’UE.

Nell’ipotesi di una hard Brexit, però, i tempi saranno molto più stretti e il Regno Unito farà molta più fatica ad imporsi nel mercato globale: potrebbe ritrovarsi vulnerabile e più esposto alla forza economica di Paesi come gli Stati Uniti, i quali potrebbero ottenere degli accordi commerciali piuttosto svantaggiosi per la controparte.