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Unione europea e Iran: un intricato rapporto

Sanzioni, terrorismo, diplomazia, petrolio e gas. Questi sono gli elementi che compongono il controverso ma cruciale rapporto fra l’Unione Europea e la Repubblica Islamica dell’Iran.

In linea con Washington, fino al 2015 Bruxelles ha mantenuto un livello costante di sanzioni nei confronti di Teheran. L’approccio euro-atlantico alla ‘questione iraniana’ è, però, cambiato radicalmente quando, durante l’amministrazione Obama, si è giunti alla firma del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), che vede la partecipazione anche dell’Unione, assieme a Francia, Germania e Regno Unito (UE3).

Il trattato prevedeva, in cambio dell’impegno dell’Iran a garantire la natura esclusivamente pacifica del suo programma nucleare, la deroga ad alcune misure restrittive in vigore e, a partire dal 2016, la revoca di tutte le sanzioni economiche e finanziarie nei confronti di Teheran. Da quel momento, non soltanto sono stati ripristinati i normali rapporti diplomatici fra l’Unione e il regime degli Ayatollah, ma, soprattutto, è rifiorito in breve tempo un vivace commercio.

Basti pensare che, solo nel 2016, il primo anno fiscale successivo all’attuazione del JCPOA, le importazioni europee dall’Iran hanno raggiunto €5,5 miliardi, con un incremento del 344,8%, mentre le esportazioni dell’UE ammontavano a €8,2 miliardi, con un aumento del 27,8%. L’anno successivo, il valore complessivo dei beni e servizi esportati dall’Iran verso i paesi dell’Unione ha superato i €10,1 miliardi, mentre le esportazioni europee verso l’Iran hanno raggiunto un picco di €10,8 miliardi.

Questo, senza considerare i miliardi che l’UE ha speso – e continua a impiegare – per importare petrolio e gas dall’Iran, essenziali per alimentare la produzione industriale delle economie dell’Unione. Secondo un recente studio della compagnia petrolifera inglese British Petroleum, l’Iran è il paese più ricco al mondo per riserve di gas naturale (seguito da Russia e Qatar) e il quarto quanto a riserve di petrolio greggio. Oltre a ciò, può contare su bassi costi di produzione, un fatto che non è insignificante in un contesto internazionale in cui il prezzo del greggio è in costante diminuzione.

Per concludere il quadro, l’Iran ha importanti relazioni economiche con certi paesi europei in particolare, come la Germania e l’Italia. A titolo di esempio, nel 2017 ENI ha firmato un memorandum of understanding con la National Iranian Oil Company (NIOC) per lo svolgimento di studi di fattibilità nel Darquain e nei campi di Kish, in Iran. Nel suddetto giacimento petrolifero, si stima siano presenti riserve per circa 5 miliardi di barili, di cui un quinto è estraibile. Più in generale, l’Iran è in grado di estrarre 3,5 milioni di barili al giorno e non è difficile capire che, per quanto discutibile sotto molti punti di vista, Teheran risulta essere un partner strategico di primaria importanza per i paesi dell’Unione.

I rapporti diplomatici ed economici tra paesi europei e Iran hanno continuato a procedere senza intoppi, almeno fino a quando, nel maggio del 2018, il presidente statunitense Donald Trump ha annunciato il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal JCPOA e la conseguente re-imposizione di tutte le sanzioni nel settore energetico, a partire da novembre. L’amministrazione statunitense ha, inoltre, predisposto un pacchetto di sanzioni accessorie, rivolte a tutti i paesi alleati degli Stati Uniti che avessero deciso di proseguire ugualmente i loro commerci con Teheran, ignorando i divieti di Washington.

I rapporti commerciali con Teheran, tuttavia, sono oramai troppo importanti per l’UE, al punto che Bruxelles si è spinta fino alla creazione di uno special purpose vehicle, un’entità legale per facilitare e legittimare le transazioni finanziarie da e verso l’Iran, greggio incluso. L’obiettivo dell’Unione è, quindi, quello di tutelare, assistere e legittimare le tantissime aziende europee che commerciano con l’Iran, permettendo loro di condurre affari in modo legittimo. L’annuncio dell’istituzione di questo stratagemma è stato dato dall’Alto rappresentante Mogherini, assieme al ministro iraniano degli Esteri, Javad Zarif, durante un incontro alle Nazioni Unite. Tale dispositivo, non rappresenta, però, una soluzione vera e propria al problema. Pertanto, Francia e Regno Unito hanno elaborato un’ulteriore proposta, il cui scopo non risiederebbe nella denuncia del trattato, bensì in una sua implementazione, che potrebbe includere il programma di missili balistici e la ridefinizione del ruolo geopolitico di Teheran nella regione.
L’unico fatto certo, al momento, è che l’UE deve trovare un delicato equilibrio tra solidarietà atlantica e definizione di una politica estera autonoma, in grado di mediare con paesi come l’Iran, trovandosi ora – come direbbero gli antichi romani – “a fronte praecipitium, a tergo lupi, con un precipizio davanti e i lupi dietro.