Segretario                                 logo                                 Folco

Home     Redazione     Msoi Torino     Archivio



Brexit: quali conseguenze nella special relationship tra Regno Unito e Stati Uniti?

I primi tre mesi del 2019 hanno rimesso in discussione il futuro della Brexit. La House of Commons, infatti, dopo aver bocciato l’accordo di recesso tra il Regno Unito e l’Unione Europea, ha rigettato anche la seconda proposta. Il giorno successivo a questo secondo rifiuto, anche l’ipotesi di un’uscita senza accordo è stata cassata. Decisioni che hanno portato lo stesso organo a votare, il 14 marzo, a favore del rinvio della Brexit. L’Unione Europea deve ora decidere se accontentare le richieste di Londra e concedere una dilatazione dei tempi.

Un documento dell’Ufficio Rapporti con l’Unione Europea della Camera dei Deputati, risalente allo scorso 28 febbraio, elenca i principali metodi tramite i quali il Regno Unito potrebbe uscire dall’impasse. Tra questi vi sono: l’indizione di elezioni politiche anticipate, la convocazione di un nuovo referendum, in cui si chiederebbe all’elettorato britannico di scegliere tra uscita dall’UE con un nuovo accordo, uscita senza accordo o permanenza nell’UE mantenendo le vecchie condizioni; infine, la revoca unilaterale della decisione di recedere dall’UE.

A quasi tre anni di distanza dal fatidico referendum del 23 giugno 2016, l’addio del Regno Unito all’UE non sembrerebbe, dunque, così scontato. Immaginiamo per un secondo che la Brexit si realizzi. Quali sarebbero le sue conseguenze sulla ‘special relationship’ tra il Regno Unito e gli Stati Uniti?

Politici e analisti di entrambe le nazioni si sono posti il quesito ben prima che si tenesse il referendum sulla Brexit. Barack Obama, il 22 aprile 2016, sostenne infatti apertamente le ragioni del ‘Remain’, affermando che il Regno Unito “è al massimo delle sue forze quando contribuisce alla direzione di un’Unione Europea forte”, e che “l’Unione Europea non indebolisce l’influenza inglese nel mondo, ma la esalta”.

L’ex Presidente statunitense manifestò tali opinioni durante un viaggio di tre giorni in Regno Unito e in occasione di una conferenza stampa in cui prese la parola anche un altro sostenitore del ‘Remain’, David Cameron. In tale circostanza, l’allora primo ministro del Regno Unito dichiarò, infatti, che l’essere membri dell’Unione Europea avrebbe rafforzato la ‘special relationship’ tra Londra e Washington. In un contesto storico in cui gli Stati Uniti guardano con sempre maggiore attenzione a quello che succede, dal punto di vista economico e strategico, nell’area del Pacifico, occorre fornire loro un motivo per continuare a guardare alla madre patria. La ragione sarebbe il ruolo di perno svolto dal Regno Unito nelle relazioni tra gli Stati Uniti e l’Unione Europea.

Le opinioni di Obama e di Cameron richiamavano una visione dei rapporti USA-UK inaugurata nel 1962 dall’ex segretario di Stato americano Dean Acheson. Come riportato da Tim Oliver e Michael John Williams nel loro saggio Special relationship in flux: Brexit and the future of the Us-Eu and Us-Uk relationships (2016), durante un discorso tenuto a West Point, Acheson affermò che “il tentativo inglese di giocare un ruolo al di fuori dell’Europa, un ruolo basato su una ‘special relationship’ con gli Stati Uniti e sulla permanenza a capo di un Commonwealth che non ha nessuna struttura, unità o forza politica – è un’idea superata”.

Nei decenni successivi, il Regno Unito non prese in grande considerazione il monito di Acheson sull’opportunità di giocare un ruolo a parte dall’Europa, tant’è vero che la sua permanenza nell’UE è stata caratterizzata dalla politica del ‘cherry picking: la tendenza di Londra ad aderire solo alle iniziative europee vantaggiose per la Corona, fuggendo le altre. L’atteggiamento venne stigmatizzato già nel 2013 da Guido Westerwelle, ex ministro degli Affari Esteri tedesco, il quale affermò che, sebbene la sussidiarietà fosse un’alternativa in certi casi necessaria al monopolio decisionale dell’Unione: “Il cherry-picking non è un’opzione”. Tuttavia, secondo gli autori, il ruolo del Regno Unito si è dimostrato essere cruciale per diverse ragioni: da un lato per lo sviluppo dell’UE, dall’altro per favorire l’interessamento degli Stati Uniti alla geopolitica europea.

I fautori del ‘Leave’, invece, attaccarono l’intervento di Obama.

Boris Johnson, in particolare, dichiarò che, una volta fuori dall’UE, un Regno Unito ringiovanito avrebbe costituito per gli Stati Uniti un alleato ancora migliore e più prezioso”. Dello stesso avviso si mostrò anche Liam Fox, segretario di Stato britannico per il Commercio Internazionale, che il 30 novembre 2018 scrisse sul Time: Dopo che avremo lasciato l’UE, il 29 marzo 2019, avremo una politica commerciale indipendente riguardante beni e servizi, saremo in grado di stabilire le nostre tariffe, e di negoziare, firmare e ratificare nuovi accordi di libero commercio. E un accordo con gli Stati Uniti è tra le nostre priorità”.

Fox aggiunse, inoltre, che i preparativi per inaugurare le trattative commerciali con gli Stati Uniti fossero a buon punto ed evidenziò come i rapporti tra il Regno Unito e gli Stati Uniti potessero trovare giovamento dalla Brexit, dichiarando: “Con la nostra storia condivisa e con gli interessi economici reciproci, potremo diventare un benchmark globale per come due economie forti, aperte e mature possono commerciare l’una con l’altra”.

Come evidenziato in un post del 2018 da Thomas Mills, docente di Diplomazia e Politica Estera presso la Lancaster University, gli interventi citati “rivelarono un punto sul quale erano d’accordo sia i Remainers come Cameron, sia i Leavers come Johnson: che, nonostante le loro divergenze di opinione sui possibili effetti della Brexit, la relazione speciale del Regno Unito con gli Stati Uniti fosse qualcosa da custodire”.

Mills mise in evidenza come l’obiettivo della destra britannica fosse quello di “assicurare un accordo di libero scambio con gli Stati Uniti, per compensare il declino nei commerci con l’Unione Europea dopo la Brexit”. La sinistra inglese, invece, come dichiarato dall’autore, è generalmente molto più scettica sulla special relationship con gli Stati Uniti”. Il timore della sinistra in Regno Unito è che un accordo commerciale con gli USA possa spianare la strada a una parziale privatizzazione dei servizi pubblici come il National Health Service, l’equivalente del Sistema Sanitario Nazionale Italiano. Un’operazione di questo genere comporterebbe, secondo la sinistra, un peggioramento degli standard sanitari in Regno Unito.

Benché, sostiene Mills, la destra inglese sottolinei in continuazione i rapporti culturali e commerciali intercorrenti con gli Stati Uniti, non sarebbe da dimenticare come, nella storia recente, tale ‘special relationship’ sia stata tossica per il Regno Unito. Le forti relazioni di Londra con Washington hanno, infatti, spinto la prima ad impegnarsi nella guerra in Iraq e a sostenere pratiche illegali come la ‘extraordinary rendition’ per i sospetti terroristi. L’Inghilterra avrebbe anche rinunciato al ruolo di leader morale del mondo, evitando di condannare con la giusta forza il ‘travel ban’ elaborato dall’amministrazione Trump.

Nel tentativo di rimanere vicina all’Unione Europea, prosegue Mills, la sinistra commette un errore simile. La permanenza nell’unione doganale, tanto propugnata dal Partito Laburista, rappresenterebbe per il Regno Unito una sorprendente perdita di sovranità”. Il Regno Unito, infatti, in simili circostanze, vedrebbe limitata la propria capacità di siglare nuovi accordi di libero commercio con altri Stati, ritrovandosi, di fatto, costretta ad accettare le condizioni imposte dall’UE, provvista di una maggiore forza contrattuale.

La conclusione elaborata da Mills è che “nel lasciare l’Unione Europea, il Regno Unito dovrebbe stabilire relazioni commerciali il più strette possibili con l’Europa”, senza che ciò comporti un’intensificazione dei rapporti con gli Stati Uniti. Mills avrebbe, infatti, ravvisato dei rischi connessi al rafforzamento dei legami tra UK e USA. Il Regno Unito, secondo l’autore, dovrebbe sfruttare l’opportunità Brexit per ripensare il proprio ruolo nel mondo e “per plasmare una politica estera che risulti davvero indipendente, sia dagli Stati Uniti che dall’Unione Europea”. Il Regno Unito può riuscirci, chiosa Mills: l’importanza di Londra nel mondo è diminuita molto meno di quanto comunemente si affermi.

Il ragionamento, tuttavia, può considerarsi valido solo se si ritiene ancora esistente un’effettiva ‘special relationship’ tra lo UK e gli USA. L’idea che tale relazione non sia poi così forte o speciale come in passato, però, sembra essere condivisa da diversi intellettuali e studiosi.

Il 13 luglio 2018, ad esempio, CNBC ha riportato alcune dichiarazioni di Jacob Parakilas, del Royal Institute of International Affairs, secondo il quale gli Stati Uniti hanno altre relazioni che in qualche modo assomigliano a quella che hanno con il Regno Unito. Lo stesso non si può affermare per la Corona. Sulla base di tali considerazioni la ‘special relationship’ esisterebbe solo nella mente e nella politica degli inglesi. Tale divergenza potrebbe essere dovuta alle dimensioni delle rispettive economie, che rendono Londra molto più dipendente da Washington di quanto la Casa Bianca possa esserlo da Buckingham Palace.

Un’opinione simile è stata espressa da Sergio Romano, il 7 ottobre 2018, sul Corriere della Sera. Dopo la Seconda guerra mondiale, sostiene lo storico, il Regno Unito avrebbe sperato di rappresentare per gli Stati Uniti ciò che Atene fu per Roma, “un tesoro di esperienza e saggezza a cui attingere per meglio affrontare i problemi della società e del mondo”. Le cose andarono in modo diverso: “Nelle questioni di maggiore importanza, tuttavia, la Gran Bretagna, per molti americani, era ormai una vecchia zia, ammirabile e rispettata”, e nulla di più. Per questo, conclude Romano, “è molto improbabile che il rapporto speciale con gli Stati Uniti possa sostituire il legame con l’Unione Europea”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *