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Le presidenziali ucraine a 5 anni da Maidan L'Ucraina continuerà una politica anti-russa?

Sono passati 5 anni dalle proteste di ‘Euromaidan’, ma le relazioni con la Russia sono peggiorate notevolmente. Il presidente Porošenko non è riuscito a pacificare le regioni orientali e il futuro del Paese potrebbe dipendere dalle prossime elezioni del 31 marzo 2019.

A fine 2013, il presidente filorusso Janukovyč sospese il processo di associazione europea, che avrebbe portato alla firma di un accordo di libero scambio. Quest’ultimo avrebbe stabilito l’accesso ucraino ad alcuni settori del mercato europeo, impedendo di fatto lo sviluppo dell’Unione Economica Eurasiatica, la cui formazione era in corso in quel periodo.

Migliaia di manifestanti europeisti scesero in Piazza Maidan, a Kiev, per protestare contro la politica presidenziale. La repressione da parte della polizia ucraina non fece 

altro che inasprire quella che divenne sempre più una dimostrazione contro il governo in toto.

Iniziarono a registrarsi i primi violenti scontri tra manifestanti e polizia, causando, a fine gennaio, i primi morti. Dopo 125 morti e sotto la pressione dei Ministri degli Esteri di Francia, Germania e Polonia, il 21 febbraio le parti arrivarono a un accordo che prevedesse elezioni anticipate e la formazione di un governo ad interim. Il giorno successivo, Janukovyč scappò e il parlamento ucraino fu costretto a instaurare un governo provvisorio.

La mossa fu considerata da Mosca come un colpo di Stato e soldati russi, già presenti a Sebastopoli, si impossessarono dei palazzi governativi della Crimea. In seguito al referendum del 16 marzo 2014, mai riconosciuto dalla comunità internazionale, la Russia annesse la Crimea. Intanto, movimenti separatisti sostenuti dalla Russia si svilupparono anche nel Donbass, provocando un lungo conflitto, ancora in atto, tra le forze filorusse e Kiev.

Le elezioni di maggio 2014 proclamarono Petro Porošenko presidente dell’Ucraina. Il businessman filoeuropeo si impose sull’arena politica con l’obiettivo di portare la pace nell’Est Ucraina e migliorare le relazioni russo-ucraine: l’obiettivo era la firma di un nuovo trattato.

Se l’Ucraina è riuscita ad avvicinarsi all’UE con l’entrata in vigore dell’accordo di libero scambio nel gennaio 2016, una pacificazione con il vicino russo non è mai stata raggiunta: l’ultimo episodio di tensione è avvenuto lo scorso novembre, quando tre navi ucraine nello Stretto di Kerch sono state catturate dai russi in seguito a uno scontro navale.

Nelle elezioni di fine marzo, sono tre i candidati che si giocano le vere possibilità di vittoria: il presidente uscente Petro Porošenko. la paladina della rivoluzione arancione filo-occidentale del 2004 Julija Tymošenko e lo showman Volodymyr Zelenskyj. Nonostante la sua inesperienza politica, quest’ultimo sembrerebbe essere in testa (27%), secondo gli ultimi sondaggi. Il bimensile New Eastern Europe riferisce che la sua capacità di convogliare i malumori del popolo nei confronti dei partiti tradizionali e di proporsi come volto nuovo sulla scena politica sarebbe la chiave di lettura della sua campagna elettorale. Inoltre, dietro la sua candidatura, sembrerebbe esserci l’oligarca Igor Kolomoisky, i cui orientamenti politici non sono ancora ben chiari.

Mentre Tymošenko sembrava porsi come favorita a dicembre 2018, l’elettorato di Porošenko fa affidamento sulla capacità del Presidente in carica di mantenere le promesse: una di queste era il raggiungimento dell’autocefalia della Chiesa ucraina, che è stato ottenuta nell’ottobre 2018, e un rafforzamento del legame con la NATO.

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